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Amarcord Cesena-Milan

Del 27/09/2014 di Enrico Bonifazi


Amarcord Cesena-Milan Dopo due anni e mezzo si torna al Manuzzi, reduci dal chiaro-scuro di Empoli. L'ultima sfida coi romagnoli si concluse con una netta vittoria dei rossoneri per 3 a 1.

La prima volta che andai allo stadio di Cesena, fu per un amichevole estiva del 1983. Al Milan era approdato da poco un certo Luther Blissett ed era istantaneamente (e aggiungerei ingenuamente) divenuto il mio idolo. “Facile” il sillogismo per lo studentello delle elementari che ero, in un periodo in cui la Juve schierava Platini, la Roma Falcao e l'Udinese Zico: straniero uguale fuoriclasse. L'esperienza però, rovina sempre le favolette e nonostante noi milanisti, si portò “a casa” il simbolico risultato seppur grazie a due autoreti, con il “mio eroe” giamaicano in grande evidenza, non impiegai molto a spostarlo dalla colonnina dei fenomeni a quella delle spalle rubate all'agricoltura; in seguito gli inglesi lo chiameranno Luther Miss-it (traduzione Luther Sbaglialo) rafforzando il mio ritorno alla realtà del campo. Al Manuzzi, torno sempre volentieri, non solo perché rimane ad un “tiro di schioppo” da casa mia ma perché ha le caratteristiche perfette dello stadio calcistico: visuale perfetta, copertura e secondo anello elastico al punto che quando parte il coro “chi non salta bianconero è”, tra tutti quegli scossoni, sembra di essere in rampa di lancio. Prima della dedica a Manuzzi, lo stadio si chiamava “La Fiorita” per via della zona in cui sorge ed era completamente diverso da ora, sia sugli spalti che per il manto erboso (ora sintetico). In quel prato, le sgroppate di Schachner, le ricordo bene al termine delle lunghe serate concluse con la Domenica Sportiva (che non mi perdevo mai) e non potrò mai dimenticare quel pomeriggio del maggio 1982, trascorso accanto all'autista di una corriera che ascoltava radio uno, nel parcheggio del ristorante dove mio padre portò amici e parenti a pranzo per festeggiare la mia prima comunione. Un “Tutto il calcio minuto per minuto” “insanguinato” che mi condusse per mano dall'Inferno (era imminente la retrocessione del Milan in serie B) al paradiso e ritorno. Crudele destino quello di noi appassionati che tutto etichettiamo in funzione del calcio. Mia sorella si è sposata il giorno di Atalanta-Milan 1-4, io la sera di Milan-Juventus 2-2 e presi la patente mentre si giocava il recupero Genoa-Milan 1-1 (e così via). Da allora le parole Cesena e comunione hanno una variante semantica tutta mia: retrocessione. Se qualcuno poi vuole farsi del male andando a riguardare gli eventi di quel pomeriggio è libero di farlo. Io amo soltanto “rivangare” la strepitosa rimonta rossonera (da 0-2 a 3-2) che portò il Milan ad espugnare La Fiorita e preferisco rimuovere il match parallelo tra Napoli e Genoa che ci condannò in maniera “biscottata” e amarissima. Da allora sono tornato sei volte al “casolare” Manuzzi, come lo chiama il mio amico Luca “Rogerone” per assistere (tra le altre) alle due vittorie “sacchiane” a cavallo degli anni novanta, con il Milan campione d'Europa fresco fresco in entrambi i casi e l'entusiasmo del popolo rossonero alle stelle, anzi oltre, fuori dalla galassia e comunque a “secoli-luce” dalla spenta e triste rassegnazione attuale. Ero lì, nella curva Ferrovia a pochi metri da un Marco Van Basten intento a festeggiare un gol pesante come un'incudine, separato solo da un pannello in plexiglass. Il Marco olandese l'aveva messa dentro con un guizzo da vero rapace dell'area, quando al termine della partita mancava appena un giro di lancetta. Era stato bravissimo ad approfittare di una respinta (più sfortunata che goffa) di Fontana su un proiettile calciato dal Tulipano Nero Gullit, e a bruciare per scatto e intuizione il suo marcatore. Una partita bruttina quella, che aveva visto il Milan sbandare diverse volte; niente a che vedere con lo scoppiettante 3 a 0 dell'anno precedente rifilato ai romagnoli sotto la guida di Marcello Lippi (sempre un piacere asfaltarlo) alla prima di campionato ma una vittoria sofferta, di quelle indelebili proprio perché maturano nei minuti finali. Passano 12 anni: stessa porta (sotto la curva Ferrovia) e il caso ci fa assistere allo stesso identico gol del vantaggio. Proprio come Van Basten, un calciatore che non ha in comune con lui nemmeno la somiglianza del più piccolo pelo che ha in corpo, Sulley Muntari, sfrutta una corta respinta di Antonioli e in scivolata scaraventa il pallone in gol. Una curiosità: Antonioli, quel citato pomeriggio del 1990 era la riserva di Fontana ed io disquisivo spesso con il mio amico Marco Righini, tifosissimo bianconero, sul fatto di preferire lui anziché il titolare e futuro interista. Così, a distanza di oltre dieci anni, quel gol fotocopia, mi ha fatto ricordare la discussione e, in fondo col senno di poi, considerare che tra i due non ci fosse una gran differenza. Qualcuno scherza sulla rete di Muntari: “Due bomber molto simili lui e Van Basten, io li riconosco solo dal colore della pelle...”. Questo è il bello del calcio. Dopo il gol del numero 4 rossonero, Emanuelson mise il sigillo con un bolide splendido e preciso, nonché uno dei suoi rarissimi centri con la maglia del Milan, ma ci si ricorda del primo, quello che sblocca e che per la bizzarra somiglianza ci ha fatto rammentare Van Basten in una Cesena che in me risvegliava sempre e solo i dispiaceri di quel pomeriggio di un 1982 mai così lontano.

 

Precedenti recenti :

1981-82 Cesena – Milan 2-3 Garlini (C) , Piraccini (C) , Jordan (M) , Romano (M) , Antonelli (M)

1987-88 Cesena – Milan 0-0

1988-89 Cesena - Milan 1-0 Holmqvist

1989-90 Cesena – Milan 0-3 Stroppa , Borgonovo , Massaro

1990-91 Cesena – Milan 0-1 Van Basten

2010-11 Cesena – Milan 2-0 Bogdani , Giaccherini

2012-13 Cesena – Milan 1-3 Muntari (M), Emanuelson (M), Robinho (M), Pudil (C)

 

Enrico Bonifazi

(Fotografie di Zimbio.com)


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