Due squadre in ottima forma che inseguono obiettivi diversi. Il ricordo di quella sfida del 5 aprile 2009, con il colpo di testa di Senderos, il tacco di Ronaldinho e il tragico risveglio del giorno dopo quando i titoli dei notiziari diffondevano il dramma del terremoto a L'Aquila.Domenica sera, 5 aprile 2009. Mancano pochi minuti all'inizio di Milan – Lecce, una partita che può rivelarsi fondamentale per la caccia alla qualificazione in Champions League. La classifica non sorride a noi rossoneri, con l'Inter in testa quasi passeggiando e la Juve che continua a perdere terreno, pur mantenendo un secondo posto che inizia ad intravedersi dal nostro mirino. Il Lecce è praticamente un materasso sbattuto su cui tutti, o quasi, si sono sdraiati, hanno rotolato e fatto capriole. La partita la seguo da casa, in televisione, dopo averla inserita nella lista di quelle “a cui, dal vivo, si può rinunciare”. Figlie nel mondo dei sogni (domani c'è scuola), moglie davanti al portatile ed io imperatore del divano, mi preparo ad una serata che non dovrebbe nascondere troppe insidie, anche se la tendenza a non fidarmi ciecamente dei ragazzi, causata da qualche passo falso di troppo, ha instaurato in me una certa prudenza. Anche De Canio prende il match con le molle e imbottisce il centrocampo di incontristi con il solo Tribocchi là, davanti a spaventare un Dida sempre più fragile. Ancelotti invece esagera, schierando Kakà, Seedorf, Inzaghi e Pato, un forcone a quattro punte che fa pregustare fuochi d'artificio offensivi. In realtà, il primo tempo del Milan è caratterizzato dal solito fraseggio a passo di Valzer, con la diga giallorossa che non deve nemmeno sudarsi lo 0 a 0. Inizio ad agitarmi, Pato e Inzaghi si danno un gran da fare ma prenderebbero un proiettile nella schiena piuttosto che passarsi la palla. La gara prosegue, le occasioni sono poco convincenti: un tiro strozzato, un destro rimpallato, un colpo di testa con tanto di prefisso telefonico e un bel rasoterra del Papero schiaffeggiato da Benussi in angolo. Insomma, il Milan preme confusamente ed è chiaramente a corto di idee. Gli attaccanti sembrano insetti che avanzano ignari verso la meta per trovarsi, lungo il percorso, appiccicati nei fili di una ragnatela. Il divano sotto di me è una valvola di sfogo. Inizio a stringere i pugni e digrignare i denti, pronunciando frasi vietate ai minorenni. Ancelotti prova ad estrarre il coniglio dal cilindro inserendo Ronaldinho al posto di Clarence Seedorf. Il beneficio è evidente ma il tempo stringe. Resto lì, allungato sul poggiapiedi, a maltrattare i cuscini di tela e a scomodare gli “altolocati” dalle loro nuvolette. Entra anche Shevchenko, sostituendo uno spento Ricky Kakà, ma non è che l'ombra di quello che “non è brasiliano però...”. Quando mancano dieci minuti al termine della partita e le speranze in me, di vederla sbloccata, rasentano lo zero, il lampadario inizia a dondolare, nell'acquario di fronte a me si forma un piccolo tsunami che rischia di far sciabordare l'acqua e si sente un concertino di vetri tintinnanti provenire dalla bacheca dove riponiamo i calici. Sta tirando una scossa di terremoto. Mia moglie Patti si alza dal letto e mi raggiunge in salotto spaventata. Quando appare sulla porta mi trova impassibile, sul divano con i piedi stesi sul pouf, perfettamente immobile. La scossa è durata pochi secondi, ma io, farcito di adrenalina, non ho accusato il colpo. “Ma non l'hai sentito il terremoto?” mi chiede incredula nel vedermi così freddo. “Non riusciamo a segnare al Lecce...” rispondo con una specie di ruggito, per far capire che in quel momento ho altri pensieri per la testa. Lei resta lì con me per qualche minuto, tanto per scrollarsi di dosso la sensazione di paura. La partita intanto continua ed è incredibilmente il Lecce, con un colpo di testa di Tiribocchi, a sfiorare il vantaggio. Patti, dopo avere domato lo spavento, mi augura la buona notte e si avvia verso la camera da letto. Ormai, i granelli di sabbia nella clessidra, sono davvero pochissimi. L'arbitro concede un abbondante recupero e Pirlo si appresta a scodellare in mezzo all'area, un calcio di punizione che considero l'ultima occasione per vincere la partita. Andrea prende la sua solita rincorsa di chi non ha fretta e spadella il pallone sul dischetto del rigore. Proprio lì, si trova uno degli esseri più inutili della storia del club rossonero: Philippe Senderos. Lo svizzero, stacca benissimo e impatta perfettamente la sfera dirigendola verso l'angolino basso alla destra di Benussi. Ronaldinho si trova sulla traiettoria e grazie ad una specie di “gioco di sponda”, devia il tiro con la zucca, cambiandone involontariamente la direzione. L'estremo difensore del Lecce rimane spiazzato dalla “bocciata” di Dinho e non riesce a recuperare il riflesso del proprio tuffo. La palla gonfia la rete e io mi produco in una serie di salti e urla liberatorie da fare alzare nuovamente la Patti, incerta se considerare pure tutto questo una specie di sisma. Ora mancano davvero pochi secondi ma Ronaldinho, scrollatosi di dosso l'odor di naftalina, si produce in un sensazionale colpo di tacco che smarca sulla fascia sinistra il fantasma di Sheva. Andriy galoppa come uno splendido deja vù di se stesso e con un cross perfetto, smarca Inzaghi sul secondo palo. Pippo mette dentro il 2 a 0 che chiude il match definitivamente e mi proietta nuovamente nella vita reale. Solo ora faccio mente locale, rendendomi conto, a posteriori, che la mia adrenalina sta per essere sostituiata da una gran fifa. Vado a letto turbato da questa strana serata di calcio e calamità. Al risveglio apprendo del dramma. La “shakeratina” del quinto grado che ha spaventato la Romagna, non era nulla in confronto alla scossa che ha raso al suolo alcuni paesi in provincia di L'Aquila. Il terremoto ha tirato alle tre di notte, facendo crollare tutto in una vasta zona dell'Abruzzo. Ricordo bene quella sera e il senso di tristezza provato nel venire a conoscenza del disastro, il mattino seguente. Chiuso un capitolo sanguinante, legato in maniera grottesca ad una vittoria sofferta (in senso sportivo) del Milan, si passa al presente. I lupi di Serse Cosmi tenteranno di sgambettare i ragazzi domenica prossima. Da questo ripartirà il duello per il titolo. La storia ci insegna che la Juventus non mollerà ma non lo faremo nemmeno noi, soffrendo ogni maledetta domenica … “Forza lotta... vincerai... non ti lasceremo mai.”
Precedenti recenti:
1985-86 Milan – Lecce 1-0 Virdis
1988-89 Milan – Lecce 2-0 aut.Righetti (L), Van Basten (M) rig.
1989-90 Milan – Lecce 2-0 Van Basten rig. Massaro
1990-91 Milan – Lecce 1-0 Rijkaard
1993-94 Milan – Lecce 0-0 1997-98 Milan – Lecce 1-2 Govedarica (L), Casale (L) rig., aut.Cyprien (L)
1999-00 Milan – Lecce 2-2 Lucarelli (L), Lucarelli (L), Maldini (M), Bierhoff (M)
2000-01 Milan – Lecce 4-1 Leonardo (M), Conticchio (L), Shevchenko (M), Shevchenko (M) rig., Josè Mari (M)
2001-02 Milan – Lecce 3-0 Kaladze, Ambrosini, Shevchenko
2003-04 Milan – Lecce 3-0 Shevchenko, Shevchenko, Tomasson
2004-05 Milan – Lecce 5-2 Crespo (M), Crespo (M), Shevchenko (M), Crespo (M), Bojinov (L), Cassetti (L), Tomasson (M)
2005-06 Milan – Lecce 2-1 Pirlo (M), Konan (L), Inzaghi (M)
2008-09 Milan – Lecce 2-0 Ronaldinho, Inzaghi
2010-11 Milan – Lecce 4-0 Pato, Thiago Silva, Pato, Inzaghi
Ex: Oddo (L), Strasser (M), Amelia (M), Mesbah (M)
-foto tratta da maglia rossonera.it-
Enrico Bonifazi
Gunnar Nordahl
Pietro Vierchowod
Sebastiano Rossi
Marcel Desailly
Daniele Massaro
Zvonomir Boban
Ruud Gullit
Franco Baresi
Giuseppe Bergomi
Nicola Berti
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