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Paolo Maldini

Del 01/03/2012 di Enrico Bonifazi


Paolo Maldini Dalle sgroppate sulla fascia alla fascia da capitano. Storia di Paolo, una bandiera che non smetterà mai di sventolare. Figlio d'arte con il talento nel DNA. Splendide vittorie, brucianti sconfitte... e quella coppa alzata al cielo 40 anni dopo suo padre: "Sono cose belle che succedono solo al Milan".

Ci sono eventi che imprimono in maniera indelebile il proprio marchio sul mondo. Noi, spettatori esigenti, sempre in cerca di qualcosa capace di lasciarci a bocca aperta, ne subiamo gli effetti senza sapere dove ci porteranno. Proprio questo è accaduto alla mia vita di tifoso approssimativamente alle ore 15.30 del 20 gennaio 1985, quando come sostituto dell'infortunato Battistini, ha fatto il suo esordio nel Milan e ingresso nella storia, Paolo Maldini. Nils Liedholm, il barone, decide di rischiarlo quando è poco più di un germoglio, gettandolo nella mischia a soli 16 anni. Paolo, ricambia la fiducia, semplicemente riscrivendo la storia del club anno dopo anno. Per lui, figlio d'arte, l'inizio non è affatto facile. Allenamenti massacranti e grandi sacrifici per guadagnarsi il posto senza percorrere la corsia preferenziale tracciata dal suo cognome. Suo padre Cesare infatti, dopo essere stato uno tra i più gloriosi capitani della storia rossonera, svolge ancora qualche incarico nello staff tecnico della società e Paolo, per non sentirsi accollare la fama di “privilegiato”, è costretto a dare, domenica dopo domenica, grandi dimostrazioni di impegno, serietà e talento. Il pubblico lo apprezza immediatamente. Diventa una “bandiera” praticamente da subito. Molti tifosi ne fanno il proprio idolo e le ragazze (anche per il suo bel viso e i suoi occhi chiari), lo “eleggono” fidanzato ideale. Pur essendo un destro naturale, Paolo viene schierato in difesa, sulla sinistra. Il suo talento è tale con entrambi i piedi da far sì che molti appassionati scoprano soltanto leggendo i giornali che non si tratta di un giocatore mancino. Le prime stagioni al Milan, sono transitorie. Si punta ai giovani cercando di costruire per il futuro. Il progetto funziona. Dopo alcuni investimenti importanti del neopresidente Silvio Berlusconi, nel 1987 si apre un ciclo straordinariamente spettacolare e vincente per la squadra rossonera. Scudetto, due Coppe dei Campioni, due Intercontinentali e due Supercoppe Europee sono i trofei vinti in soli due anni. Maldini, punto di riferimento sulla fascia sinistra di quella che diventerà una delle più forti difese di tutti i tempi, si spinge spesso in avanti per rifornire le punte con cross perfetti o per sfruttare la sua abilità nel gioco aereo sui calci d'angolo. Sia in nazionale Under 21 che con il Milan, Paolo inizia a segnare con una certa continuità guadagnandosi il soprannome di “Terzino con le ali”. Dotato di un buon tiro da fuori area e di un potente colpo di testa, si toglie la soddisfazione di segnare anche alla Juventus e al fortissimo Napoli di Maradona e Careca. Anche la nazionale maggiore apre le porte al giovane talento rossonero. Maldini mette le radici in maglia azzurra, acquisendo con l'esperienza, una grande personalità. In tutto il mondo si parla di lui. Non è un duro. Sa uscire palla al piede in maniera elegante, come se stesse giocando a calcio mentre indossa uno smoking. Nel 1991, Fabio Capello sostituisce Sacchi alla guida di una squadra che, in molti danno per “bollita”. Mai previsione fu più sbagliata. I rossoneri conquistano quattro scudetti in cinque anni e una Coppa dei Campioni da incorniciare, contro il fortissimo Barcellona di Romario e Stoichkov, allenato da Cruyiff. L'impresa è resa “stellare” dalla contemporanea assenza (nella finale di Atena) di Baresi e Costacurta che costringe Fabio Capello a spostare Panucci e lo stesso Maldini, al centro della difesa. La partita termina 4 a 0 per un Milan, capace di annullare completamente gli avversari radendoli letteralmente al suolo. Nel 1997, con il ritiro di Baresi, Paolo “eredita” la fascia da capitano del Milan oltre a quella della nazionale. Inizia una specie di seconda carriera che lo vedrà ricoprire spesso anche il ruolo di centrale della difesa. Al campionato mondiale di Francia'98, la nazionale diventa un po' casa sua, con il padre Cesare allenatore degli azzurri. Per i due Maldini è un sogno che si realizza, anche se l'eliminazione ai calci di rigore da parte della Francia, rovina il lieto fine di quella che avrebbe potuto essere una splendida favola. Nel mondo fioccano i riconoscimenti per lui. La FIFA lo inserisce nella lista dei 100 più grandi calciatori della storia, diventa inoltre l'azzurro con più presenze in assoluto (ne conterà 126 a fine carriera ma verrà superato in seguito da Fabio cannavaro) e spesso circola il suo nome nelle liste del Pallone d'Oro di France Football, assegnato al migliore calciatore dell'anno solare. Nel 1999, sotto la guida di Alberto Zaccheroni, Maldini conquista il suo primo titolo da capitano del Milan, vincendo lo scudetto dopo una straordinaria ed esaltante rimonta sulla Lazio, partita proprio da uno splendido gol di Paolo, contro il Parma. Le delusioni in nazionale, purtroppo però, continuano ad Euro 2000. L'Italia viene sconfitta in finale dalla Francia dopo essere stata lungamente in vantaggio e dopo il “fiasco” seguente (nel 2002) contro la Corea del Sud, Maldini decide di dedicarsi al Milan e svestire, per sempre, la maglia azzurra. Il suo destino però è strettamente legato al successo e dietro l'angolo c'è il trionfo più grande. Il 28 Maggio del 2003, all'Old Trafford di Manchester, i rossoneri affrontano la Juventus nella finale della Champions League. Il match è sul filo e dopo uno zero a zero lungo 120 minuti, si decide tutto ai calci di rigore. Shevchenko, non ripete gli errori di Kaladze e Seedorf e mette dentro il penalty decisivo. 40 anni dopo la prima Coppa vinta dal Milan a Wembley e sollevata da papà Cesare, Paolo in un turbine di coriandoli rossoneri che riempiono il cielo dello stadio, può alzare il suo primo trofeo da capitano. “Sono cose belle che succedono solo al Milan” dirà al rientro all'areoporto di Malpensa. Il campionato successivo viene vinto dai rossoneri malgrado la “macchia” della debacle europea a La Corouna. Maldini nel Milan di Ancelotti, diventa un centrale a tutti gli effetti. Esempio di correttezza, colto e raffinato, con la passione per la moda, si distingue in campo per le sue giocate di qualità. Diventa il calciatore con più presenze nella storia della serie A . I rossoneri raggiungono nel 2005 l'ennesima finale di Champions League contro il Liverpool. Paolo con un gran gol di destro, segna dopo pochi secondi. I rossoneri dominano. Crespo infila una doppietta e viene annullata una rete valida a Shevchenko. Sul 3 a 0 la luce si spegne. Nello stadio Ataturk di istanbul, i reds risorgono miracolosamente e riescono a pareggiare una partita che sembrava oramai persa, trascinandola ai calci di rigore. Il morale a pezzi dei diavoli rossoneri si ripercuote nei tiri dal dischetto. E' la beffa del secolo. Dalle stelle alle stalle e la coppa si sbriciola sotto gli occhi increduli di tutto il popolo milanista. All'areoporto scoppia una contestazione. Qualche tifoso si lascia andare ad accuse sopra le righe. Tra i giocatori resta una grande voglia di riprovarci. Dopo l'uragano calciopoli, un Milan discontinuo e incerottato, raggiunge la sua undicesima finale di Champions unicamente grazie alla grande voglia di rivalsa, lasciando tutti esterrefatti. Il destino mette nuovamente di fronte Milan e Liverpool. Stavolta i rossoneri si riprendono il “maltolto” grazie ad una doppietta di Inzaghi che diventa protagonista della più dolce delle vendette sportive. “Alzala Paolo...Alzala!” urla Carlo Pellegatti nei video di quella indimenticabile serata. Maldini diventa il calciatore che ha disputato più finali della massima competizione europea (otto in totale vincendone cinque). Le vittorie in Supercoppa e nel Mondiale per Club dell'anno successivo, incorniciano una carriera irripetibile, rilegando uno dei più bei romanzi mai scritti. Maldini lascia san Siro il 24 Maggio del 2009, al termine di Milan-Roma. Tutti si alzano per salutarlo, perfino il settore ospiti è in piedi. Una fetta di storia lascia il nostro stadio e la nostra maglia. Da un settore della curva partono cori che inneggiano Franco Baresi e lo striscione polemico “sentiti ringraziamenti da quelli che hai definito mercenari e pezzenti”. Il riferimento è alle frasi da lui pronunciate contro il tifo organizzato. Maldini continua il giro di campo scuotendo la testa e applaudendo il resto dello stadio. E' una provocazione ingiusta che il capitano di mille battaglie, il “Cuore di Drago” non merita. Per fortuna è soltanto una nuvoletta in un cielo vasto e stellato. Giù il cappello per Paolo Maldini. Sull'episodio, Guardiola (allenatore del Barca), dichiara dopo avere conquistato la Champions League di quell'anno: “So che Maldini ha avuto dei problemi durante il giro d'onore e vorrei fargli sapere che se cambiasse idea e decidesse di giocare un altro anno, potrebbe farlo qui da noi. La Coppa la dedico a lui.” Splendide parole spese bene. Contro la Fiorentina al Franchi, Paolo gioca la sua ultima partita. Il calcio diventa orfano di un campione. I suoi numeri sono impressionanti: 647 partite in A, 174 presenze nelle competizione europee, 2216 minuti giocati nelle fasi finali dei mondiali, 5 Coppe di Campioni/Champions League, 7 scudetti e molti altri trofei. Il Milan decide di ritirare il numero 3 dalle maglie ma potranno in futuro indossarlo Christian e Daniel, i figli, entrambi militanti nelle giovanili rossonere. Così si conclude la storia calcistica di Paolo Maldini, un terzino “con le ali” che sapeva volare davvero, un bambinetto che “traviato” dalle compagnie scolastiche, tifava per la Juve, ma che ha saputo trovare la strada giusta verso la gloria, da solo, con le sue forze, superando anche suo padre. Come correva sulla fascia... come lottava con la fascia... “Alzala Paolo, alzala!”...indimenticabile.

 

Enrico Bonifazi

 

ethan scrive:
Uno dei piu grandi giocatori del mondo, Forza Milan!
Scritto: Martedì 29 Luglio 2014
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