Pippo ammette di sentirsi ancora giocatore, Galliani gli offre la panchina degli Allievi e lui ci pensa
Nella sede della Gazzetta dello Sport, oggi Pippo Inzaghi presenta il
suo dvd, una raccolta di tutte le emozioni con la maglia del Milan.
Insieme a lui anche l’Amministratore Delegato rossonero, Adriano
Galliani.
Proprio Galliani sull’ormai ex numero 9 rossonero: “Pippo fa
più gol di tutto perchè si applica più degli altri. Si alimenta meglio,
studia più di tutti. Inzaghi conosce i movimenti di tutti i difensori
centrali in Italia e all’estero. Abbiamo avuto giocatori anche più bravi
di lui, ma non passavano le nottate a vedere il difensore centrale in
Lega Pro come si muove. Lui ha le contromosse, questo è il segreto di
Pippo. Prima di ogni partita sa contro chi gioca e come sorprenderlo. Sa di non essere un fenomeno (al contrario di Ronaldo) e si è messo a
studiare. Sono troppe le storie di un bomber come Inzaghi, lui c’è stato
in ogni trofeo che abbiamo vinto. Al nome del Milan: grazie Pippo!! I gol di Pippo sono tutti emozionanti. Ho visto tanti campioni ma lui è il professionista per eccellenza. La maglia numero 9 ancora non è stata assegnata, vediamo. Avevamo cercato di prenderlo prima che andasse all’Atalanta. E’ andato
vicinissimo al Milan. Magari a 20 anni vieni al Milan poi stai in
panchina e non nasce la storia di Inzaghi. Però faceva sempre gol, in
ogni partita e squadra. Pippo se vuole fare l’allenatore ha un
posto libero nel settore giovanile. La squadra è quella degli Allievi
Nazionali. Io spingo perchè lui accetti la panchina degli Allievi.”
Inzaghi invece si sente ancora un calciatore e ringrazia l’AD rossonero, i tifosi, e tutto il mondo Milan: “Ringrazio tutti, il Milan è stata la mia vita, spero lo sia ancora. E’ dura anche per me, ora è tutta una celebrazione però mi sento ancora giocatore che faccio fatica a metabolizzare. Il
mio futuro? Ora ho fatto questo corso di allenatore a Coverciano, e
capisci le difficoltà di un allenatore quando giochi, mi è servito
tantissimo. Gol più bello? Me li ricordo tutti. Atene è stata una
emozione indescrivibile, però quando decidi con una doppietta la finale
di Champions capisci cos’è. Per 10 notti dopo la vittoria pensavo fosse
un sogno, ogni notte mi svegliavo. La mia Champions però penso sia
quella del 2003 perchè feci 12 gol, ma non segnai in finale. Questo ti
fa capire che bisogna essere decisivo nei grandi appuntamenti. Penso che essere professionisti sia all’ordine del giorno, pare strano che un calciatore non faccia il massimo. La
cosa più bella è allenarsi bene e giocare al massimo, uno può sbagliare
una partita ma siamo umani. Per un atleta è importante non fare tardi
la sera. Ho vissuto 12 anni a Gallarate ed era a 10 minuti da Milanello.
Sono abbastanza scaramantico, se la partita mi è andata bene
ripeto le cose. Ad esempio per 10 anni utilizzavo un cuscino perchè una
volta lo usai e segnai. Il polsino al braccio destro, mettevo dentro la
fede con i nomi dei miei giocatori. Ancelotti è stato il mister della mia carriera. Il fatto di essere ricordato come un grande professionista mi gratifica molto, ringrazio molto Ancelotti, a lui devo molto. Ma ringrazio tutti gli allenatori. Da tutti ho preso qualcosa di buono. Con
i tifosi del Milan è nato qualcosa di speciale. Nell’ultima partita ho
pensato di ringraziare io i tifosi per tutto quello che mi hanno dato. Ho tanti tifosi che mi hanno accompagnato in questi anni. Quando
arrivai a Yokohama nel 2003 scrissi ai miei genitori di venire a vedere
quello che io facevo. Tre mila persone in allenamento non vedevano l’ora
che facessi gol. Una volta dalla Cina ricevetti una busta con dei
ricami da una bambina cinese. Un giocatore come me deve dire lui
basta, però forse per me non vale. Se avessi finito non segnando,
avendo dolore e non trovando squadra, sarebbe stata più facile e avrei
accettato gli Allievi. Però avrei la possibilità di giocare ancora, non è
una scelta semplice. Sono di fronte ad un bivio difficile, se scelgo
col cuore dovrei giocare. Però dall’altro canto ho la possibilità di
allenare i giovani al Milan e potrei insegnare tanto ai giovani. Speriamo che il pranzo di oggi porti consigli. Alla fine però deciderò
io anche quest’inverno avrei potuto giocare per sei mesi invece ho
scelto di aspettare la partita col Novara e fare gol. Non posso
lamentarmi per la carriera che ho avuto. Essere tornato dopo
l’infortunio al crociato è stato importante. Ora è difficile superare
Raul, mentre Baggio ha due gol più di me e lui non può farli. L’affetto dei compagni è stato qualcosa di incredibile. Ho deciso di giocare in Italia anche se ho avuto possibilità di andare all’estero. Se in 5 anni riesci a fare 3 finali di Champions vuol dire che fai parte di un gruppo straordinario, fatto di italiani e uomini importanti.
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