Un periodo caratterizzato da infortuni non agevola il compito di Allegri. Il mercato non ha portato grosse novità specie a centrocampo reparto in questo momento con gli uomini contati.Quest’anno più che mai febbraio risulterà essere il mese decisivo della stagione, ma volendo esseri onesti il Milan non arriva nel migliore dei modi all’appuntamento con questo crocevia annuale. I tanti infortuni, un mercato di riparazione poco funzionale e non all’altezza delle vibranti aspettative dei tifosi, vari episodi arbitrali sfavorevoli e l’ennesima Zlatanata, solo per citare alcuni dei nostri attuali problemi, ci stanno progressivamente mettendo con le spalle al muro nel periodo in cui saremo chiamati ad interrompere la recente maledizione degli ottavi di Champion’s League e dovremo assolutamente conquistare i tre punti tra le mura amiche giorno 25 febbraio nella resa dei conti in campionato contro la capolista Juventus, diretta rivale rossonera per la conquista del tricolore.
Volendo tralasciare fattori legati ad entità intangibili operanti sotto le spoglie di una sconcertante sfortuna manifestatasi nei nostri riguardi sotto forma di numerosissimi infortuni concentrati nel settore mediano del campo e, volendo ignorare come da linea societaria le sviste arbitrali che in fin dei conti hanno seriamente pregiudicato i recenti risultati contro Lazio e Napoli, concentriamo i nostri ragionamenti e le nostre supposizioni su qualcosa di più tangibile come l’assetto tecnico -tattico della squadra e le scelte di mercato, riconducili direttamente ed indirettamente alle volontà del nostro allenatore Massimiliano Allegri.
Cominciamo la disamina analizzando brevemente le attuali scelte di mercato. Sicuramente noi tifosi non possiamo pretendere che ogni anno arrivino in rosa campioni del calibro di Ibrahimovic, ma quantomeno gradiremmo onestà totale nei nostri confronti da parte dei dirigenti. Inutile sottolineare ancora come tutti noi ci siamo sentiti come presi in giro per come si è conclusa la vicenda Tevez e, se davvero l’acquisto dell’Apache era subordinato alla cessione di Pato, perché Berlusconi ha atteso l’ultimo momento utile per bloccare la trattativa che avrebbe portato il Papero a Parigi e l’argentino al Milan? Ritornando al punto principale della questione ci chiediamo quale ruolo abbia avuto Allegri negli acquisti del mercato invernale. A tal proposito dinanzi a noi si aprono due scenari diversi: o ammettiamo che sia stato Allegri ad aver voluto gli innesti dei vari Mesbah e Muntari (citando gli acquisti più criticati al momento), perché è impensabile che gli acquisti di una grande squadra non siano subordinati al beneplacito dell’allenatore, oppure in tema di mercato Allegri non riesce a prendere una posizione netta nei riguardi della società decidendo autonomamente quali siano i giocatori più funzionali da prendere, portafoglio societario permettendo. In entrambi i casi sicuramente c’è qualcosa che non torna.
Oltre al mercato, il tecnico rossonero si trova attualmente al centro di numerose critiche per la non capacità dimostrata nelle ultime partite di non saper leggere in corsa l’andamento delle gare e di conseguenza mostrandosi non capace di cambi azzeccati nell’arco dei 90 minuti. Sono numerosissime infatti le partite nelle quali Allegri ha atteso qualche minuto di troppo per effettuare cambi significativi. Altra questione spinosa riguarda l’impiego di giocatori lontani dal proprio ruolo naturale, due esempi su tutti Emanuelson ed Ibrahimovic. Molti di noi non riescono a capacitarsi del perché il buon Urby, da lodare sempre per impegno e duttilità, venga schierato come interno di centrocampo quando è chiaro come il sole che è solamente nel ruolo di terzino che può essere considerato come un giocatore degno della maglia del Milan. Si dice che siamo Ibra dipendenti, a mio modesto parere attualmente è vero! Non perché è il campione che fa la differenza, ma perché lo svedese è costretto a far tutto: tornare a dare una mano in difesa, impostare il gioco, fare assist e segnare. Non si può pretendere che sia sempre lui a risolvere le partite, anche perché un ariete come Zlatan dovrebbe star sempre in area di rigore.
Ecco che arriviamo ora ad una domanda alquanto scomoda: Allegri è da Milan? Vero è che l’anno scorso appena arrivato ci ha condotti verso il 18esimo scudetto, ma è vero anche che cominciano ad esser tante le critiche nei suoi riguardi e tutte di natura diversa. Quello che ci sentiamo di affermare qui è che al momento sulla piazza è il miglior allenatore possibile per la nostra squadra e di questo deve essersene accorta anche la dirigenza facendogli firmare il rinnovo contrattuale per altri 2 anni.
In fondo però di che ci lamentiamo: abbiamo cucito sulle nostre maglie lo scudetto ed attualmente siamo pienamente in corsa su tutti i fronti. Secondo voi c’è da stare Allegri?
Donato Boccadifuoco
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