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Maxi illusione

Del 22/03/2012 di Donato Boccadifuoco


Maxi illusione Il Milan esce a testa altissima dalla Coppa Italia: dopo la bella rimonta compiuta nei tempi regolamentari allo Juventus Stadium (da oggi non più inespugnato), gli uomini di Allegri pagano stanchezza mentale e fisica e si afflosciano dinanzi al capolavoro balistico di Mirko Vucinic che vale l’esclusione dei rossoneri dalla competizione. Come definire il secondo goal della nostra punta argentina se non come una Maxi illusione …

 

Lo sosteneva l’illustre Giacomo Leopardi nel suo celebre Zibaldone: l’illusione è momentanea portatrice di felicità, un sentimento che però la maggior parte delle volte si scontra con una realtà dal sapore amaro. Amarezza è proprio la parola più adatta a rappresentare lo stato d’animo di ogni tifoso milanista al triplice fischio dell’arbitro Orsato.

 

Dopo gli ultimi mesi trascorsi e la rivalità nuovamente riaccesasi con i rivali di sempre, sarebbe stato bello eliminare la Vecchia Signora dalla competizione nazionale e dimostrarle una volta di più che obiettivamente al momento la squadra più forte d’Italia è il Milan, ma purtroppo per i nostri colori non è stato possibile. Recuperare l’1 a 2 casalingo dell’andata non era impresa da poco, eppure c’eravamo riusciti nonostante lo svantaggio iniziale e l’assenza del totem Ibrahimovic nel secondo tempo. Dal minuto 81 della partita, ovvero da quando Maxi Lopez con una giocata che ha del sontuoso ha pareggiato lo score dell’andata, fino alla fine delle ostilità abbiamo tutti vissuto la grande illusione di raggiungere la finale di Roma

 

Certo, come sempre di questi tempi possiamo vantare numerosi alibi a nostra discolpa, ma nel calcio contano i risultati. I vari come, quando e perché non verranno certamente tramandati ai posteri poiché ciò che conta è il 2 a 2 finale. Quest’anno abbiamo giocato 4 volte contro la Juventus totalizzando 2 pareggi e 2 sconfitte, ma fortunatamente la classifica della massima serie ci vedere comandare con un vantaggio, esiguo ma importantissimo, di 4 punti e non facciamo fatica ad ipotizzare che la distanza possa aumentare con il passare delle giornate o quantomeno rimanere tale. 

 

Vero è che la Coppa Italia non è mai stata obiettivo primario del Milan Berlusconiano, ma è vero anche che quando si incappa in una eliminazione del genere c’è il rischio che le scorie nervose lascino residui nella testa e nelle gambe dei giocatori per le prossime partite. Vi pongo la seguente domanda: Avreste preferito perdere 1 a 0 nei 90 minuti regolamentari o siete “soddisfatti” di come è arrivata la sconfitta? Per rispondere a questa domanda vi prego di tenere presente questi 2 fattori: il primo è l’orgoglio, messo chiaramente in salvo dalla reazione della squadra intera nella seconda frazione di gioco; il secondo è la tenuta atletica che purtroppo continua a perseguitarci e ci ha costretti a giocare praticamente in 9 i tempi supplementari. Alla fin fine se guardiamo il risultato quella di ieri è stata una sconfitta su tutti i fronti, perché oltre all’eliminazione paghiamo per le prossime partite uno sforzo fisico notevole, ma lasciatemi dire che le ferite si rimarginano in tempi brevi mentre il fatto di aver lottato fino alla fine con tutte le nostre forze non influirà minimamente in maniera negativa sul morale della truppa che ha già nel mirino la sfida stellare col Barcellona della prossima settimana, ma che ancor prima dovrà cimentarsi nel difficile impegno di campionato casalingo contro la Roma nel prossimo pomeriggio di sabato.

 

A proposito delle due sfide imminenti faccio notare come il calendario non potesse riservarci partita migliore di quella contro i giallorossi prima della gara di Champions contro la compagine di Josep Guardiola. Il perché è presto detto: proclami utopistici a parte la Roma del tecnico Luis Enrique si ispira realmente alla squadra blaugrana. Sarà pur vero che nella capitale mancano gli interpreti eccezionali della Catalogna ma il modello tecnico-tattico è pressoché simile in quanto basato su continui fraseggi orizzontali dei fantasisti trasformatisi improvvisamente in verticalizzazioni letali atte a cogliere impreparate le difese avversarie. Battere la Roma o quantomeno disputare un’ottima gara significherebbe esser pronti a sfidare la squadra di colui il quale ormai è diventato a tutti gli effetti il signore del calcio e potrebbe consentirci di dimostrare l’efficacia del nostro gioco contro il modello calcistico di stampo prettamente iberico.

 

 

A partire da oggi che siano pure gli altri ad illudersi.

 

Donato Boccadifuoco

 

 

 

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