Non ci sono parole adatte per descrivere la morte di Morosini, giovane sportivo amato da tutti i compagni e dirigenti.
Il mondo del calcio si è fermato sabato a Pescara. Le drammatiche immagini che in questi due giorni abbiamo visto e rivisto, ci hanno sconvolto. La storia di questo ragazzo è talmente triste, che nemmeno il più bravo dei registi l’avrebbe potuta pensare. Morosini infatti aveva perso quasi tutta la sua famiglia in maniera tragica. La madre morta per un grave male quando lui aveva appena quindici anni. Dopo soli due anni anche il padre lo lascia, stroncato da un infarto. Il fratello si toglie la vita e la sorella malata che ha bisogno di assistenza. Di certo la vita non gli ha sorriso. Però quello che ha commosso tutti è la forza di volontà di questo ragazzo. Infatti nonostante un’adolescenza che probabilmente avrebbe distrutto chiunque, lui è riuscito a sfondare in un mondo, come quello del calcio, non di certo facile. Tutto questo senza trascurare la sorella. Di certo in queste ultime due ore le parole dette su questa vicenda sono state tante, anche troppe. Molti hanno puntato il dito sui controlli medici, altri sulle troppe partite giocate, altri parlano di doping. Premetto che quando sto scrivendo quest’articolo ancora non è stata eseguita ancora l’autopsia sul corpo del povero Piermario, quindi tutto quello che dico, potrebbe essere smentito dagli ultimi esami. L’Italia, ancora all’età della pietra se parliamo di stadi infrastrutture, vivai e tutte le altre cose di cui parliamo continuamente, se c’è una cosa su cui non ha niente da imparare, anzi sono le altre nazioni che dovrebbero prendere esempio da noi, sono proprio i controlli medici. Infatti sono famosi i casi di Kanu e Fadiga che qui da noi non hanno ottenuto l’idoneità medica, mentre sono andati a giocare senza problemi in Premier. Quindi soprattutto i giocatori professionisti sono tutelati al massimo, con controlli approfonditi e costanti. Tra l’altro a bordocampo sono sempre presenti medici, infermieri, ambulanza, defibrillatori e soccorritori quindi di certo non si può dire che a livello di prevenzione ci sia qualcosa lasciato al caso. Magari se un neo lo vogliamo trovare, è da cercare nelle categorie dilettantistiche. Qui parlo da “calciatore” dilettante. In queste categorie di certo i controlli non sono altrettanto approfonditi e non sempre, anzi quasi mai, ci sono ambulanze, medici o defibrillatori a bordo campo. Eppure è proprio in queste categorie e in questi campi che giocano tanti ragazzi giovani e giovanissimi che dovrebbero essere maggiormente tutelati. Poi non credo che il problema sia il numero di partite giocate, poiché è uguale per tutte le squadre e per tutte le nazioni. Non penso neanche che il problema sia il doping, visto che fortunatamente nel calcio questo cancro è meno presente rispetto ad altri sport. Poi viste le parole di tutte le persone che lo conoscevano non sembra possa essere il suo caso. Sinceramente quello che mi ha fatto proprio venire il vomito, tanto che mi fa venir voglia di non seguire più la serie A, è stata la polemica dei presidenti sulla prossima giornata da giocare. Infatti non capisco che senso abbia fermare la serie A per rispetto del giocatore, ma poi poche ore dopo il tragico evento ci si litiga sulla prossima giornata di campionato da giocare. Di certo se c’è una cosa che regna sovrana nel calcio è l’ipocrisia. Se oggi tutte le trasmissioni, giornali e siti sportivi hanno dedicato pagine, servizi e parole a Morosini fra una settimana o fra un mese lo avranno dimenticato completamente, troppo distratti da cose importanti come un fuorigioco non visto o dal calciomercato. La tragica storia di Piermario ci ha insegnato che la vita non sembra è benevola con noi, anzi nel suo caso proprio bastarda (scusate la parolaccia ma non trovavo altri aggettivi), ma nonostante tutto bisogna continuare a correre per inseguire i nostri sogni. In chiusura non mi resta che dire: CIAO MORO.
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