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Carlo Petrini aveva ragione (ma non ne dubitavamo)

Del 03/03/2017 di Riccardo Giannini


Carlo Petrini aveva ragione (ma non ne dubitavamo) Nebbia totale sulla cessione del Milan. L'assemblea dei soci del 3 marzo non fa chiarezza. Galliani parla semplicemente di un accordo in discussione tra Fininvest e Sino-Europe Sports per arrivare alla cessione della società in tempi brevi. I tifosi si disperano. Ma il problema è il solito: Silvio Berlusconi.



"Potere mediatico e furbizie, fanatismo e complicità politiche, miliardi neri e grigi". Così sul retro di copertina il compianto Carlo Petrini introduceva uno dei suoi libri più controversi e più incalzanti, ma allo stesso tempo coperto dal velo di Maya della stampa liberticida: "Le corna del diavolo". Quasi 300 pagine che mettono a nudo i lati oscuri della gestione di Silvio Berlusconi, dal suo arrivo ai primi anni del 2000. Certo, se Carlo avesse avuto possibilità, avrebbe raccontato in un altro libro le magagne dell'ultimo Milan berlusconiano, quello con il potere accentrato nelle mani di Adriano Galliani e la finta diarchia con Barbara, la figlia del capo.

 

Nelle settimane precedenti lo storico passaggio di proprietà del Milan nelle mani di Silvio Berlusconi, Gianni Rivera disse: "Sono rimasto sorpreso dall'atteggiamento dei legali di Berlusconi, che stanno cercando in tutti i modi di far affondare il Milan e di recuperarlo per poche lire". Aggiunse: "E' come se Berlusconi spingesse il Milan in un fosso per poi comprarlo ammaccato per due lire".  

 

Berlusconi non è mai stato ovviamente un benefattore, ma un affarista. Ha costruito il Milan degli invincibili come trampolino di lancio per la politica. Ha comprato la benevolenza di milioni di tifosi a suon di coppe e trionfi. Non è un caso che il culmine del trentennio berlusconiano sia rappresentato dai primi anni di gestione. E che gli anni di gloria ancelottiani hanno alle base determinati provvedimenti favorevoli del governo, presieduto dallo stesso Silvio Berlusconi: vi dice qualcosa lo "spalmadebiti"?.

 

Bene, arrivati nel 2017 attendiamo l'epilogo della cessione. 

 

Il problema principale ha però un solo nome: Silvio Berlusconi. 

 

Una decina di mesi fa non voleva vendere, ora invece vuole vendere, ma a un prezzo fuori mercato: 520 milioni di euro più debiti. Un prezzo alto che scoraggia investitori solidi alla Suning.

 

La vicenda, al 3 marzo 2017, è facilmente riassumibile: tre gli snodi. L'interpretazione ottimistica (quella in cui credo sostanzialemente) verte su reali difficoltà degli investitori per lo stop alle autorizzazioni all'esporto di capitali dalla Cina, fatto che ha costretto gli stessi ad attivarsi con capitali off-shore. La seconda interpretazione è che Berlusconi ci stia vendendo veramente al primo che passa, a uno speculatore, solamente perché questo gli metterà in mano i tanti soldi chiesti, soldi ottenuti in cambio di pagherò dalle banche. E tanti saluti all'amore per il Milan. La terza interpretazione - a cui io personalmente non credo - è quella di un rientro di capitali esteri dello stesso Berlusconi. Ma quest'ultima versione è la più gettonata tra tifosi e non tifosi. E a gran voce vengono invocate la Procura e la Finanza

 

A questo punto mi chiedo, ma quando Berlusconi veniva raggiunto da avvisi di garanzia, quando sui giornali e nelle televisioni venivano raccontati i tanti procedimenti di cui è stato protagonista come imputato...assolto, condannato, prescritto...Tutti queste persone che oggi parlano della cessione, cosa pensavano? Dov'erano?

 

Il baratro in cui sta precipitando inesorabilmente il Milan lo ha scavato Silvio Berlusconi. Non è questione di età del Presidente. Non é un angelo trasformatosi in un diavolo. Silvio Berlusconi è uno strepitoso affarista, uno per cui il proprio tornaconto è contato sempre di più di tutto. Anche di milioni di tifosi, ovviamente, me compreso. Noi abbiamo venduto l'anima al diavolo in tutti i sensi, in cambio di coppe e di grandi vittorie. 

 

Oggi è inutile chiedere chiarezza a Fininvest o lamentarsi del teatrino. Da dieci anni a questa parte Fininvest e Berlusconi montano teatrini e dichiarazioni. La chiarezza non è solo sulla cessione. Chiarezza dovrebbe essere fatta sui conti: sulle commissioni gonfiate, sui giocatori non da Milan acquistati, sui due milioni di ingaggio a Traorè; sul fatturato bruciato, sul rosso da 75 milioni nonostante un mercato a costo zero, monte ingaggi ribassato e una squadra da decimo-dodicesimo posto, oggi settima per i miracoli di un portiere e di un allenatore. La storia del Milan non sta andando a rotoli ora, il declino è già iniziato, anche quando alzavamo gli ultimi trofei. Nell'estate del 2006 fu venduto Shevchenko, ma invece di Ibra fu preso un mediocre attaccante brasiliano, Ricardo Oliveira. Non fu preso Buffon, ma fu rinnovato a cifre stratosferiche il contratto a un declinante Dida. Quell'estate arrivò Favalli gratis dall'Inter invece di Zambrotta, mentre come terzino destro fu riportato alla base il centrocampista Brocchi. 

 

Per risollevare il Milan, non servirebbe neppure il magnate. Basterebbe cacciare Galliani. Mettere un Fassone qualunque. Magari chiedere un prezzo più basso per la cessione del Milan, attirando veri investitori. Non servono comunicati, servirebbero fatti. Ai tifosi basterebbero per pazientare altri mesi nella terra di nessuno. 

 

Ma tutto questo non accadrà mai.

 

Rimaniamo in attesa del finale di questa vicenda del closing, o del suo prolungamento. Ma oggi, venerdì 3 marzo, alzo gli occhi al cielo e penso a Carlo Petrini. E vorrei dire che Silvio Berlusconi resta ancora quella faccia che era. Con buona pace di chi ora pensa "Ma perché Silvio Berlusconi, dopo aver regalato tante gioie ai tifosi, sta distruggendo la storia del Milan?".

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