Agli italiani piace schierarsi, specie su Facebook: ma anche nella diatriba tra Deliorossisti e Ljajcisti, dimenticano la vera vittima: il calcio. Dopo la morte di Morosini, avevamo plaudito alla decisione della Figc di sospendere i campionati, in forma di rispetto per l'atleta spirato sul rettangolo verde. Ci additarono come dei perbenisti e dei moralisti del cazzo: sia mai. Una settimana dopo, chiusi nel diario di facebook i messaggi di cordoglio, abbiamo assistito al teatrino genovese; una ventina di giorni dopo abbiamo ammirato un allenatore esperto mentre si dilettava in un round di Mortal Kombat con un suo giovane e maleducato calciatore. Come consuetudine, gli italiani si sono divertiti, schierandosi immediatamente in due fazioni. Deliorossisti e Ljajcisti, veri ultras della morale o del politically incorrect, troppo affannati nelle loro filippiche per accorgersi di quanto sia stato deprecabile l'episodio, l'ennesimo di un calcio affogato nel suo marciume, e di quale figura di merda abbiano fatto il giocatore e l'esperto allenatore.
C'è chi nel dualismo tra le due fazioni ha trovato anche il varco per infilarci le sue idee politiche: un gruppo neo fascista ha diffuso su Facebook l'infondata voce secondo cui Ljajic avrebbe insultato un presunto figlio disabile del suo allenatore. Delio Rossi povera vittima del crudele Ljajic; il quale, prima che essere presuntuoso e prepotente, si macchia di una colpa peggiore, quella di essere slavo. Se dobbiamo compatire un 50enne che ha perso i nervi per lo stress, perchè non fare altrettanto con un ragazzo che in mezz'ora si prende le peggiori contumelie dai suoi stessi tifosi ?
Nel dibattito, Delio Rossi si è concesso ai taccuini in conferenza stampa: qui è stato abile a sfruttare un altro vizietto tipicamente italico, quello di trasformare il colpevole in povera vittima. E giù bordate ai perbenisti e moralisti, l'appiglio a cui aggrapparsi in situazioni come queste. Fiumi di parole continuano a scorrere e coprono la voce di chi grida quanto sia sporco e marcio il nostro calcio. Quanti giocatori cafoni imperversano dalla Serie A alla Terza Categoria ? Quanti atti di bullismo vediamo ogni domenica sui nostri campi da gioco ? Si punisca il giovane Adelm, magari mandandolo a fare un po' di volontariato. E il sig. Rossi, scontata la sacrosanta squalifica, si liberi della sua "vera anzianità": via il catenaccio e il ridicolo 5-3-2 della sua Fiorentina (utile giusto per battere il Milan senza fiato), prenda una qualsiasi squadra, faccia giocare i giovani, li faccia crescere e ci faccia divertire con un bel 4-3-3. Prenda come esempio un allenatore giovane di 65 anni. Allena in Serie B e sta inseguendo un sogno con la squadra che veste una maglietta biancoceleste. Si proprio lui: ma noi perbenisti e moralisti del cazzo abbiamo un'insana passione per i perdenti, i frustrati, gli invidiosi. Pazienza: tra qualche giorno gli italiani si stuferanno e si divideranno su qualche altro argomento. E tutti sconteremo la penitenza per quanto successo: ripeteremo a memoria il codice etico di mister Prandelli, utile come il passatempo del tipo che raccoglieva sassi rotondi in una scatola quadrata.
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