Un'epoca e' finita. Le cessioni di Ibra e Thiago Silva, ancor più di quelle di Sheva e Kakà, seppelliscono il Milan di Berlusconi, sempre piu' assente e distante, interessato solamente a rimanere aggrappato alla poltrona "poltiica" per interessi personali. Ora si riparte da capo: con tanti interrogativi, ma anche con tanta speranza. Con le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva finisce l'epoca degli elicotteri e dello sfarzo. Finisce l'epoca del Milan di Berlusconi. Un presidente non piu' innamorato di un giocattolo che ha esaurito il suo scopo di trampolino politico; un giocattolo troppo costoso, perchè anche quando spendi tanto, rischi di rimanere a mani vuote, per l'imprevedibilità del calcio. E' un momento che, in sincerità, in cuore nostro attendevamo da tempo. Se questo Milan derelitto, spogliato dei suoi gioielli, dovesse finire il prossimo campionato al quinto posto, non avremo più pensieri. Non passeremo più l'estate a piangere per le cessioni eccellenti, o per gli acquisti mancati. Abbiamo finalmente capito qual è il nostro destino. Dopo aver salutato il cadavere di utopia, l'utopia di un nuovo ciclo vincente in campo nazionale e internazionale, siamo pronti a ripartire. Lo spirito con cui ripartiamo è radicalmente cambiato: niente piu' top player, niente più obiettivi di grandeur.
Come sono al momento le prospettive della squadra rossonera ? Funebri. Abbiamo in rosa Flamini e Mexes, due esemplari del declino della scuola francese; abbiamo due potenziali fuoriclasse inespressi, Pato e Boateng; giocatori tecnicamente validi, ma incostanti (Cassano), inesperti (El Shaarawy) e sopravvalutati (Robinho). In difesa il problema dei terzini è oramai irrisolto da secoli e tra i centrali il migliore è il 36enne Yepes, il più affidabile Bonera: la quarta e la quinta scelta della stagione appena archiviata. A centrocampo abbiamo sbolognato Pirlo: non serviva più il regista davanti alla difesa e volevamo, giustamente, il mediano frangiflutti. Ora riproporremo nel ruolo un Pirlo più giovane e più scarso: Montolivo. Stendiamo invece un velo pietoso su Traorè, un giocatore che a sensazione non giocherebbe nel Bologna, e sul modestissimo Costant, meteora clivense. E in attacco, chi fa i goal ? Nessuno.
Sintetizzando, abbiamo una rosa inadeguata: una rosa non costruita in funzione di un progetto, ma, come accade da anni, costruita sull'intuizione, sul rattoppo, sul low cost. Ora però le cose possono cambiare. Non abbiamo più l'obbligo di tenere i senatori appesantiti dall'età. Non abbiamo più l'obbligo di fare campagne acquisti da prima pagina. Possiamo finalmente dare un senso alla stagione con un progetto. L'idea di vedere Destro e Astori in rossonero mi stuzzica. Mi rammarica il mancato investimento di poco piu' di 20 milioni nel gioiellino Verratti e nel bravissimo Vertoghen (il miglior difensore europeo in prospettiva). E' finita un'epoca, è però giunto il momento di ripartire: senza grandi obiettivi, ma con il sogno, la speranza, la voglia di costruirci un futuro migliore. Dal settore giovanile alla prima squadra, giocatori, allenatori e dirigenti devono rimboccarsi le maniche. Senza la falsa credenza di costruirci un futuro con Darmian, Paloschi e Di Gennaro: i fuoriclasse nascono ogni 20 anni. Con la speranza però di trovare finalmente giocatori del vivaio pronti a dare un contributo. Applaudiremo una squadra ottava in campionato, sputando l'ultimo pezzo di polmone in campo, come abbiamo fischiato la squadra che perdeva il primato perdendo 2-1 a San Siro contro la Fiorentina. Seguiamo la strada tracciata dall'Italia all'Europeo. Una nazionale modesta, ma arrivata seconda. Sbriciolata dalla Spagna perchè nettamente inferiore, vittoriosa però sulla Germania: mentre i tedeschi si sono logorati nella paura della sconfitta, in quanto obbligati a vincere, noi abbiamo affrontato la semifinale con forza e spirito, sollevati dalla certezza di uscire tra gli applausi anche in caso di sconfitta. L'Italia ripartiva dal fondo, un fondo costituita da un'eliminazione indecorosa con Slovacchia, Paraguay e Nuova Zelanda. Un fondo che il Milan sta toccando ora: non dal punto di vista dei risultati, ma dal punto di vista della forza sul mercato, dal punto di vista della credibilità al mondo intero. Ripartiamo, con la dignità di chi accetta di perdere tutto. Siamo i numeri 1 per il marketing, continuiamo su questa strada. Studiamo una soluzione per il problema stadio, uscendo dal medioevo in cui siamo imprigionati. E' il momento per Adriano Galliani di dimostrare di essere veramente un top dirigente. E' la resa dei conti anche per Massimiliano Allegri. I giocatori sono questi e il tecnico livornese dovrà ottenere da loro la massima resa. Anche un ottavo posto, ma conquistato con il sudore, senza alibi, senza scuse. E con il silenzio. Perchè le battute sulla Juventus hanno stancato in primis noi tifosi rossoneri. Mourinho si può permettere di prendere per il culo l'avversario: perchè è un vincente, perchè vincenti lo siamo tutti con Cristiano Ronaldo e compagnia cantante.
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si ci ricorderemo................... al massimo nella prossima primavera
Scritto: Martedì 18 Settembre 2012