Dopo il pareggio con il Barca, il presidente Silvio Berlusconi si è lamentato del gioco rossonero, invocando un maggior possesso palla e maggior qualità. Dopo il pareggio con il Catania, mister Allegri si è lanciato a gamba tesa contro arbitri e Juve. La strategia del nervosimo pagherà ?In casa Milan saltano i nervi nel momento clou della stagione. Il "rischio del nulla", come ribattezzato dal nostro opinionista Alessio Scalzini, sempre pungente e obiettivo, è una prospettiva che agita i sogni dei vertici dirigenziali. E' il rischio di chi si ritrova in primavera a lottare per i due massimi obiettivi: Champions League e scudetto. E' il rischio con cui le grandi squadre convivono. Non è difficile ipotizzare, ad esempio, una doppietta del Real che lasci a bocca asciutta il Barca dei record. La prospettiva degli "Zeru titoli" rende il Milan alquanto nervoso, con mister Allegri che reagisce al furto di Catania entrando a gamba tesa sugli arbitri e sui rivali della Juventus. Retoricamente, potremmo chiamare in causa la legge della compensazione, ma sappiamo bene che torti e favori non si eguagliano mai. Il nervosismo però non paga: produce un alibi, ci trasforma in piagnoni agli occhi degli avversari. Siamo forse diventati i nuovi interisti ? Perdenti e lamentosi ?
Il Milan è chiamato a reagire sul campo, perchè alla fine conta la classifica e i lamenti si perdono nel vento, senza portare punti. I dossier sono carta straccia, per ogni nostra argomentazione alla tesi del complotto "Anti Milan", troveremo una confutazione dal sostenitore della tesi opposta. Ricordo che gli juventini hanno sfornato una nuova teoria, secondo cui quando viene fischiato un rigore al Milan perchè il difensore avversario si sostituisce al portiere e respinge di mano in piena area,i rossoneri hanno rubato, perchè alla Juve i rigori così non li fischiano. Senza dimenticare la tesi che accorpa un goal di mezzo metro non visto ad un fuorigioco inesistente di un capello. Allora perchè mai adottare la strategia del lamento ? Semplice, è la strategia tipica del buon politico adattata al calcio: vince chi urla di più e chi riesce a coprire la urla dell'avversario.
Ad essere sinceri, il nervosismo di Allegri nasconde un ulteriore aspetto. Il grande capo Silvio Berlusconi, dopo il buon pareggio contro i marziani guidati da Guardiola, ha sbuffato e non poco. Berlusconi è ancora convinto che Seedorf, Ambrosini e Gattuso siano i migliori centrocampisti del mondo e che Pato valga quanto Messi: è falso asserire che Berlusconi pretenda la nona sinfonia di Beethoven dall'orchestrina di provincia; Berlusconi purtroppo ha confuso l'orchestrina di provincia per la Filarmonica di Londra, il ragazzotto che in settimana lavora in fabbrica e il sabato mette i dischi nella discoteca di provincia con David Guetta, lo scalcinato cantautore agreste per il nuovo Fabrizio De Andrè. Il nervosismo nasconde alla fine una grande verità: il Milan ha due soli fuoriclasse, Thiago Silva e Ibra, e un fuoriclasse in pectore, El Shaarawy; ha buoni giocatori e finalmente una panchina lunga, ma questo non basta per competere con le grandi di Spagna e primeggiare in Champions. Se Pato e Boateng si ricordassero delle loro potenzialità, sopportando meglio i piccoli doloretti, probabilmente il nervosismo sarebbe solo dell'avversario, costretto a fronteggiare un Milan dai valori tecnici e fisici sopra la media. Dovessimo concludere la stagione con "Zeru Tituli", sarebbe un dramma ? No. La visione degli juventini trionfanti ci costringerebbe certamente ad uso massiccio di biochetasi, ma il secondo posto in campionato ci permetterebbe di porre le basi per la nuova stagione, senza preliminari di Champions e senza partite asiatiche a rovinare la preparazione. A patto che Berlusconi rinforzi adeguatamente (senza necessariamente fare follie) la rosa, a patto che i preparatori atletici e lo staff sanitario si destino dal loro torpore. Mi incazzo non per gli errori arbitrali, ma per i troppi infortuni. Con l'organico quasi al completo, avremmo spazzato via Napoli e Lazio e i quattro punti persi contro Juve e Catania sarebbero solo uno sbiadito ricordo.
Riccardo Giannini
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