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We are young...forse

Del 25/05/2012 di Riccardo Giannini


We are young...forse Via Gattuso, Nesta, Inzaghi, Zambrotta, Roma e forse Seedorf, il Milan si riscopre giovane. "We are young", come nella celebre canzone dei Fun. Eppure qualcosa non torna...

Leggendo la probabile formazione del Milan 2012-2013, spicca subito un dato: negli undici di base abbiamo un solo ultratrentenne, il portiere Christian Abbiati. Dei trentenni, il solo Ibra è intoccabile: Mexes e Antonini sono insidiati da Acerbi (ormai fatto il suo acquisto) e da Emanuelson. L'abbiamo invocato per anni: il ringiovanimento in casa rossonera è arrivato, seppure a piccoli passi. Ma quanto credono i rossoneri nella politica dei giovani ?

Non cadremo in facili tentazioni. L'esempio dell'Arsenal dei giovani che incanta, ma non vince nulla, è un pensiero fisso in mente. Lungi da noi l'idea di voler vedere in campo una squadra di Under 23. Abbiamo però il sospetto che in casa Milan si punti sui giovani solo per tagliare i costi, non perchè si creda veramente in un progetto. El Shaarawy, 20enne di grande talento, in altri club europei di prima fascia sarebbe titolare: al Milan ha giocato solo perchè, con Ibra, era l'unico sano. Con l'organico al completo, El Shaarawy si è infatti subito accomodato in tribuna. Rinunciamo al vice Ibra (Maxi Lopez o chi per lui) per tenere in rosa tre seconde punte e la terza scelta sembra proprio essere l'italo egiziano. Non varrebbe la pena sacrificare Robinho, che sembra aver già dato tutto, e investire i soldi della sua cessione in qualche vero rinforzo, giovanissimo o giovane che sia ? Tornando al nocciolo della questione, qualcuno potrebbe obiettare facilmente: su El Shaarawy è stato investito del denaro. Giusto. Tanto più che per acquisirne il cartellino, abbiamo sacrificato Alexander Merkel, classe 1992, il nostro miglior centrocampista del settore giovanile. La lingua batte sempre dove duole il dente: non abbiamo un euro in tasca e tocca arrangiarsi. Il progetto giovani è solo un piccolo palliativo: l'unica progettualità in casa rossonera è quella del "Carpe Diem", di vivere giorno per giorno, sfruttando il saldo, l'occasione, a volte l'intuizione.

Precisiamo: il giochino dei paragoni è fastidioso, non solo perchè si rischia sempre di passare come degli "infiltrati". Però siamo a maggio, con tre mesi di mercato davanti, e l'Inter, fuori dalla Champions League e sommersa dai debiti, ha speso 20 milioni di euro cash per riscattare Guarin e ingaggiare Palacio. Il Milan non ha soldi in tasca, ha solo la copertina del libretto degli assegni: si arrangia, andando all'elemosina, implorando prestiti con un diritto di riscatto che non verrà mai esercitato, raccogliendo gli spiccioli nel salvadanaio per comprare il giocattolino. In questa ottica rientra il piano giovani: non si parla infatti di top player in divenire, perchè quelli costano (pensiamo ad un Gotze del Dortmund), bensì di giovani scommesse, come il portiere Gabriel. Giocatori che possono diventare campioni, giocatori che possono arricchire la raccolta delle meteore. Fare di necessità virtù, il vero motto in casa Milan. Puntano sui giovani  gli stessi che qualche tempo fa regalavano rinnovi a pioggia a giocatori ( vi ricordate il signor Dida?), che alla parola rinnovamento e ringiovanimento rispondevano: "Siamo il club più titolato del mondo". Ora invece ci viene ricordato che "De Sciglio è costato 500 euro". Praticamente gli stessi soldi che ha in tasca Adriano Galliani per fare mercato. De Sciglio, giusto. Un giovane bravo, generoso, con tanto fiato da spendere in campo.  Un giovane che applaudiamo quando corre sulla fascia. Un giovane che rincuoriamo quando sbaglia. Un giovane che qualche anno fa non avremmo mai visto in maglia rossonera: perchè, prima del progetto giovani, veniva rinnovato a cifre milionarie il contratto dell'ultratrentenne Oddo.

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