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A Natale puoi!Montella osa.

Del 27/12/2016 di Irene Benedetti


A Natale puoi!Montella osa. Vincenzo Montella dalla critica a prendersi il Milan con un pugno di mosche.

Dopo la partita con la Roma, i tifosi attraverso i social network si erano completamente dedicati alla critica rivolgendo al tecnico rossonero la colpa sulla sconfitta subita all’Olimpico: reo a loro avviso di on aver eseguito i cambi nel momento opportuno del match. Cambi tardivi, nel mezzo la partita con l’Atalanta, nettamente dominata ma senza trovare il successo che avrebbe permesso al Milan di andare in letargo solitario al terzo posto, invece la partenza per Doha è arrivata con il quinto posto in cassetto e con un turno in meno rispetto alle concorrenti Napoli, Lazio e Roma. A Doha, il Milan trovava di fronte la signora del campionato, la signora degli ultimi cinque titoli consecutivi, e ormai prossima al sesto. Un record a portata di mano. Le zebre bianconere pronte a sbranare il diavolo milanista in virtù di una rosa nettamente più forte e di uno score che vedeva i bianconeri, prima di due mesi prima, tra campionato e coppa venire da nove risultati utili consecutivi. Eppure il calcio è strano, è fatto di certezze che non esistono ed ecco dunque che il Milan torna a fare la voce grossa, va in svantaggio nei primi 20’ minuti, subisce la reazione juventina che tuttavia viene dominata dall’estro di Suso e dal colpo di testa vincente di Buonaventura. Nella ripresa, un diavolo di Bacca, si divora il gol colpendo la traversa e mancando nei supplementari l’appuntamento decisivo. E quando ai rigori si torna ad affrontare la signora, in qualche modo è impossibile non ripercorrere la notte di Manchester 2003. In porta c’è sempre Buffon, ma dall’altra parte non più Dida ma bensì Donnarumma che neutralizza dagli undici metri la conclusione di Dybala, dando a Pasalic  - che non sarà Kakà,  ma in quanto a freddezza ha poco da invidiare – il pallone decisivo per regalare al Milan la settima supercoppa della storia. Eguagliata l’Inter a livelli di trofei nazionali, rispolverata una bacheca che non vedeva aprirsi da cinque stagioni, ora il Diavolo supportato dal proprio “aeroplanino” in panchina è libero di volare. Non sarà ancora il Milan dei cinesi, ma intanto che Berlusconi mette in cascina il ventinovesimo titolo nel suo trentennio di storia rossonera, Montella chiede rinforzi per azzardare, mettere dietro le inseguitrici, agganciare definitivamente il terzo posto e tornare nell’Europa che conta. Alla faccia delle critiche, a chi dagli Allievi della Roma è sbalzato alla panchina della prima squadra trascinandola a stagione in corso in Europa League, a chi a Catania  ha fatto dimenticare Simeone e  Mihajlovic portando gli etnei a un passo dalla gloria, a chi la Fiorentina per tre stagioni consecutive l’ha portata al quarto posto in classifica pur affrontando una marcia impari. Criticate Montella, fate bene ma chi in campo era un profeta come Seedorf ed Inzaghi, si sono dimostrati sulla panchina del Milan tanto “showman” che allenatori. La supercoppa, la settima è rossonera, ma baciatela pure perché se si rischia di bruciare anche questo signore, allora il Milan rimarrà altre stagioni senza vincere nulla. Calma e sangue freddo, con Vincenzo continuiamo a volare!

 

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