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Emanuelson: da brutto anatroccolo a principe di Milano

Del 18/03/2012 di Daniele Manuelli


Emanuelson: da brutto anatroccolo a principe di Milano Spesso operazioni di mercato che sembrano di poco rilevo si mostrano fondamentali per la stagione di una squadra. Emanuelson da meteora si è trasformato in campione.

Il suo avvento in maglia rossonera datato gennaio 2011 aveva lasciato qualche perplessità a tutti gli addetti ai lavori. Sul campo nei primi mesi italiani le sue prestazioni sono state oggetto di trasmissioni note al pubblico come “quarto grado” o “chi l’ha visto?” fino a scoprirsi grande in un pomeriggio freddo e piovoso di febbraio dove al “ Dino Manuzzi” di Cesena si capì che nel giocatore olandese qualcosa di buono forse cera e doveva esserci.  Il coast to coast contro il Parma ha ricordato una discesa paragonabile a quelle inarrestabili del brasiliano Serginho. Il lancio di Nocerino, lo stop e la volata verso la porta avversaria portandosi a spasso Morrone, Zaccardo,  Paletta e per ultimo il portiere Mirante l’hanno fatto entrare di diritto nella storia dei goal più belli siglati dalla squadra rossonera. La sua vera identità pare essersi finalmente scoperta. Si parlava di un giocatore duttile in grado di ricoprire il ruolo di terzino e tutte le posizioni di centrocampo ma nel Milan sembra essersi espresso al meglio nelle vesti di trequartista e di terzino sinistro, ruolo che lo stesso Allegri pensa in futuro di potergli assegnare dopo la brillante e convincente prestazione di Novara.
All’Ajax né hanno sempre parlato bene ma vedendo gli ultimi amarcord quelli che riportavano alla mente gente del calibro di Reiziger e Bogarde le perplessità erano quantomeno scontate. In effetti, le sue prime apparizioni italiane davano l’idea di una semplice meteora precipitata a Milano per sei mesi per poter essere poi regalata (in estate si parlava di un prestito alla Fiorentina) o venduta, al miglior offerente qualora ci fosse stato qualcuno coraggioso. Non nascondiamo dunque la cruda verità, quella di un giocatore che sembrava spaesato, fuori dagli schemi di Allegri che proprio per insistenza dello stesso tecnico toscano è rimasto per divenire in questo momento della stagione uno degli elementi fondamentali di questo Milan.
Se non fosse per la sua capacità sotto porta pari allo zero, probabilmente staremo parlando di un giocatore fenomenale che per il momento si accontenta di esser bravo. L’olandese prima di siglare il  raddoppio al Parma si è divorato due goal fatti: il primo, su una punizione di Ibra respinta da Mirante davanti alla porta spalancata ha sparato alto ricordando Kluiveirt (tanto per rimanere in tema di olandesi) in un Milan-Sampdoria di coppa Italia del 97-98. Il secondo trovandosi a tu per tu con Mirante ha calciato abbondantemente a lato. Sarebbe stato troppo per un calciatore che ha avuto il merito di procurarsi anche il rigore che ha sbloccato il match. E’ proprio il caso di dirlo: una volta Emanuelson nel gioco del Milan sarebbe stato la X, ovvero l’elemento da cancellare, ora seppur con due piedi da stiro, spesso e volentieri si trova davanti al portiere creandosi o procurandosi la sua palla goal (vedesi anche partita interna contro il Lecce).
Dopo il goal di Parma sono iniziati i paragoni scomodi: Serginho, Cafù e via dicendo. Non esageriamo! Calma e sangue freddo dice un vecchio proverbio ed Emanuelson lo sa.  La sua allegria, il suo italiano striminzito, la sua simpatia anche davanti alle telecamere lo rendono un personaggio insolito a cui voler bene. Il pubblico rossonero l’ha capito e ieri al momento della sua sostituzione non ha potuto far altro che applaudire il suo nuovo beniamino scopertosi finalmente da brutto anatroccolo a principe di Milano.
Daniele Manuelli

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