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Nel Calcio esiste anche il fattore Culovic chi lo spiega a Wenger?

Del 07/03/2012 di Daniele Manuelli


Nel Calcio esiste anche il fattore Culovic chi lo spiega a Wenger? A volte nel calcio accadono strane cose, sitazioni impensabili per il quale non esistono spiegazioni o se ci sono le trovi in parti umane che noi ben conosciamo ma di cui preferiamo non parlare. Alcune parole vengono accostate anche al linguaggio calcistico, non rimane che comprenderle.

Chi è dell’81 come me ha avuto modo di vivere il dramma della serie B. Arrivando all’epoca Berlusconi il diavolo ha regalato a noi tifosi rossoneri notti stupende ma anche notti da incubo o meglio partite da dimenticare. Il perché non esiste capitano quelle serate come contro l’Arsenal che prendi goal dopo sei minuti per un’ingenuità di Abate, uno dei migliori terzini del nostro campionato per intenderci. Al minuto 25’ ti accorgi che Thiago Silva (miglior difensore al mondo in questo momento mica uno qualunque) commette un pasticciaccio regalando a Rosiscky la palla del 2-o . Se a questo aggiungi anche la mezza papera commessa da Abbiati (ad ammetterlo è lui stesso) in occasione sempre del secondo goal capisci che qualcosa di incredibilmente stupefacente sta accadendo. Nella stessa sera tre dei migliori uomini di Allegri sono in vena di regali, allora il paragone con La Coruna dove Dida, Nesta, Cafù e Maldini fecero beneficenza scatta. Sul finale del primo tempo ecco che la frittata è quasi fatta quando Mesbah (tre anni fa giocava in B in Avellino-Rimini, una delle prime partite che ebbi il piacere di commentare radiofonicamente parlando)asfalta il giocatore con la maglia rossa. Dal dischetto Van Persie fa tre. Ti siedi, ragioni, spiegazioni non te né dai ma quando vedi che El Shaarawy sbaglia un goal fatto a tre secondi dalla fine della prima frazione di gioco capisci che è la serata della ruota della sfortuna. Finisce il primo tempo, sistemi la poltrona davanti alla tv nel modo in cui era posizionata contro il Palermo, poggi il telefonino sul pavimento della camera, ti sfoghi in dialetto con l’amica Danila, accendi il computer posizionandolo su dnamilan e ti siedi. Della serie: la scaramanzia non esiste!  Il cuore batte a mille, tremi, l’agitazione sale, i capelli continuano a cascare e pensi a quello che non vorresti mai realizzare:
Istanbul 2005: Milan-Liverpool da 3-0 a 3-3 addio champions
La Coruna 2004: Milan- Deportivo da 4-1 a 0-4 addio champions
Istanbul 2000: Galatasaray-Milan 1-2 fino all’89’, 3-2 al 92’. In tre minuti fuori dalla champions ultimo posto nel girone e addio anche ad un eventuale terzo posto che avrebbe significato ripiego in coppa Uefa.
Bordeaux 1996: Milan- Bordeaux da 2-0 a 0-3 addio coppa uefa
Verona 1990: Verona-Milan 0-1 dopo i primi 45’ minuti di gioco, 2-1 dopo i 90’ minuti di gioco. Scudetto al Napoli
Mi fermo qui per non inferire ulteriormente sulla mia persona e sugli amici rossoneri.
Il Milan spesso nella propria storia ha anticipato la festa del passaggio del turno. E’ accaduto negli spogliatoi ad Istanbul è accaduto a Bordeax quando addirittura nel 96’ Capello schierò la squadra b, è accaduto nuovamente a Istanbul  con il Galatasaray e con il Verona addirittura in due occasioni buttando al vento due scudetti nel  73’ e nel 90’. Che spiegazioni dare a queste interpretazioni di partita? Molti sostengono che non esistono perché è il fato a deciderlo. Io credo che sia questione di atteggiamento, di approccio al match e di concentrazione. Questa mia tesi si avvale come esempio concreto del secondo tempo disputato contro l’Arsenal. La squadra nella ripresa ha iniziato a rispettare l’avversario giocando da Milan, spaventandolo e creando gioco e azioni. Le occasioni limpide come quella di Ibra e Nocerino ci sono state ma chi lo spiega a Wenger? Chi alla stampa inglese? Il tecnico francese mi ricorda Narciso. Ha caricato a dovere pubblico e avversario e sapeva benissimo che il Milan soffriva le squadre che giocano a ritmi alti (vedi Juve, Barca e l’Arsenal del ritorno)ma non sapeva che il Milan si sarebbe fatto male da solo. Continuava ad aggrapparsi alla rosa ridotto all’osso dimenticando che i rossoneri erano in campo senza mezza squadra. Solo per fare un nome, mancava un certo Boateng che all’andata fu devastante. Proprio così avete capito bene, i rossoneri nei 180’ minuti hanno giocato solo 135' (90’ a SanSiro e 45’ a Londra) dimostrando di essere più forte dell’Arsenal e di poter far male all’avversario quando e come voleva. L’Arsenal nei 180’ minuti né ha giocati solo 45’, né avesse giocati 180’ probabilmente staremo qui a parlare di un Milan che ha faticato a passare il turno ottenendo uno striminzito 2-0. Alla fine la superiorità dei rossoneri non si è vista in numero di goal ma dalla classe ed esperienza dei propri uomini. La stampa inglese narra di aver subito un torto, di aver visto una propria squadra essere eliminata da un club che ha fatto della sua maggior dote (specie nel ritorno) il “culovic”. Probabilmente questi giornalisti, questi signori dimenticano che lo scorso anno il Tottenham con un tiro in porta nei 180’ minuti portò a casa la qualificazione dopo aver sofferto in casa sua un grande Milan. Questo “Culovic” ha cambiato diverse maglie favorendo diverse squadre, è diventato un’icona del nostro calcio, ora rimane da spiegarlo agli inglesi ma soprattutto a Wenger. Aiutandomi con il dizionario  dialetto italiano - francese ci provo io:
“Monsieur Wenger è question di cul da non confondere con culè”.
Daniele Manuelli

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