Andrea Pirlo attuale centrocampista della Juventus in nazionale non l'ha mandata a dire al suo vecchio club:" mi avevano dato per finito invece sono ancora qua".Andrea Pirlo da Brescia classe 1979, che fosse un predestinato l’aveva capito per primo Cesare Maldini quando con la sua Under 21 vinse l’europeo nel 2000 in Slovacchia. In A fece il suo esordio nel Brescia a sedici anni ma per consacrarsi dovette aspettare il mentore Carletto Mazzone che con una mossa azzardata lo schierò davanti alla difesa da autentico regista. Il Milan si accorse di lui dopo che l’Inter lo scaricò senza mezzi termini. Ancelotti in un preliminare di Champions decise di schierarlo nella stessa posizione scelta da Mazzone e da lì iniziarono le fortune dei rossoneri. Lanci precisi,verticalizzazioni maestose,cambi di gioco meravigliosi,calci piazzati precisi e imparabili. Questo era il Pirlo dei primi anni al Milan, un giocatore che faceva gola a chiunque tanto da far esclamare all’allora tecnico del Brasile Scolari: ”nel Brasile inserirei un solo giocatore italiano, ovvero Pirlo”. Qualche anno più tardi arrivarono le stesse dichirazioni anche dal Barcellona e dai tecnici Riijkaard e Guardiola. Fantastico, prezioso, leader indiscusso e assoluto top player del calcio italiano e del centrocampo del diavolo. Tutto meraviglioso fino all’estate bollente del 2006. Il Milan saluta Scheva, Rui Costa e Stam e si trova coinvolto nel calcio scommesse. La stagione è dura, Pirlo dopo un mondiale vinto gioca al di sotto delle proprie potenzialità. Si riscopre grande nelle notti che contano, nelle notti di Champions League dove il Milan domina il Manchester e si prende prima ad Atene con il Liverpool e poi in Giappone nel mondiale per club la meritata rivincita con Liverpool e Boca Juniors.
Qui si ha il tramonto definitivo della versione Pirlo milanista. La stagione dell’arrivo di Ronaldinho e quella successiva in cui in panchina siede Leonardo il giocatore non appare brillante come al suo solito, in zona realizzativa è deludente e spesso è poco preciso sia nelle verticalizzazioni che sui calci piazzati. Con l’avvento di Allegri alla sua classe e fantasia (anche previa di continue noie muscolari) vengono preferiti i muscoli di Van Bommel e come spesso accade nel calcio ciò che conta sono i risultati: il Milan con Pirlo a mezzo servizio (un solo lampo nella serata di Parma) conquista il 18° titolo della propria storia e in estate si priva del giocatore regalandolo alla Juventus. Le motivazioni sono legate al pessimo rapporto con l’allenatore Allegri e all’accordo economico non trovato con la squadra rossonera. Marotta e la Juve assicurano al bresciano il compenso richiesto e una squadra che girasse attorno a lui. Purtroppo per il Milan la scelta si rileverà amara quanto quella fatta anni prima per Davids. Ancora una volta viene ceduto ad una diretta rivale un centrocampista dato per finito che invece a Torino si scopre il faro, la luce della manovra bianconera. Le sue dichiarazioni fatte nel ritiro della nazionale fanno male:” Al Milan mi diedero per bollito e ora sono ancora qua”. Vasco Rossi in una sua canzone diceva testuali parole: “Sembrava la fine del mondo ma sono ancora qua e non c’è niente che non va e non c’è niente da cambiare, eh già”. “Eh già” viene da dire, se il Milan avesse ascoltato le parole del cantautore (per giunta interista) a quest’ora starebbe probabilmente festeggiando il suo diciannovesimo titolo.
Daniele Manuelli
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