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Il predestinato

Del 07/02/2017 di Claudio D'Aleo


Il predestinato Manuel Locatelli, costretto a "bruciare" le tappe. Un giocatore dalle basi vere, chiamato a guidare il nuovo Milan nonostante l'inesperienza dei suoi 18 anni.

Le responsabilità di solito fanno crescere. Anche in fretta. E’ quello che ci auguriamo accada a Manuel Locatelli, talentuoso centrocampista centrale della Primavera “catapultato” d’un tratto dalle giovanili del Milan alla prima squadra rossonera. Un “triplo” salto “mortale” o quasi. Roba che se non hai le spalle “larghe” crolli di brutto. Locatelli è un tipo “tosto”. La personalità non gli fa difetto. Per rendersene conto basta riportare il “nastro” indietro nel tempo e rivedere le “perle” balistiche con le quali il “nostro” ha steso in rapida successione prima il Sassuolo poi la Juventus. Due reti d’”Autore”. Oseremmo dire da “Antologia”. Eravamo agli “esordi”. Da qui a passare per “predestinato” il passo è stato breve. Almeno tanto quanto il percorso inverso. Oggi sei “Pelè” domani, magari, un “pirla”. Un “erroraccio” contro l’Udinese, una “rifinitura” a un “avversario” che ci è costata una rete “pesante” al passivo, e tutto è improvvisamente cambiato. Dalle stelle alle stalle in un “attimo”. Succede. E’ il calcio.

 

Locateli è uno di quei giovani che “calzano” a “pennello” per il nuovo progetto che si sono dati al Milan. Quello cioè di creare in casa i Campioni del domani. Quello di costruire mattone dopo mattone, idea dopo idea, anno dopo anno un Milan giovane e italiano capace di divertire, vincere e durare nel tempo. Un giusto “mix” tra giovani e meno giovani pronti questi ultimi a far da “chioccia” ai “ragazzotti” che si “cimentano” con loro. Siamo appena agli inizi di un lungo percorso. Le caratteristiche di Locatelli sono quelle che servirebbero a far quadrare i “conti” a qualunque centrocampo di una qualunque squadra italiana. Buona visione di gioco, buona circolazione della palla, buone geometrie. Capace di giostrare sia davanti alla difesa che in mezzo al campo. Buono nelle due fasi. Quella della costruzione del gioco e quella della “distruzione” del gioco altrui. Non male la “tecnica” e buono anche il “fisico”: 1,86 per 75 chili di peso. In  mezzo al campo non puoi mettere “mingherlini”. Verrebbero “spazzati” via alla prima “tempesta”. Giocatori con le caratteristiche del “Loca” ce ne sono pochi non solo in Italia, ma ovunque. E non tutti a 19 anni vengono ritenuti in grado di gestire un centrocampo “difficile” come certamente è quello del Milan.

 

Locatelli ha sin qui guidato la “macchina” Milan con discreta disinvoltura. I suoi “censori” dicono che sia dotato di un gioco troppo elementare, quasi “scolastico”. Un  gioco che si concretizzerebbe troppo spesso nell’appoggiare la palla al compagno di squadra più vicino e poco altro. Noi diciamo che Manuel “sprigiona” un calcio semplice ma essenziale e che ancora ha tanto da “studiare”. Chiunque riuscisse a far diventare semplici le cose difficili verrebbe additato, “urbi et orbi”, come un Campione. Nel caso in ispecie notiamo troppe perplessità. Va considerato che il Milan viene da tre sconfitte consecutive. Non si può certo chiedere a un diciannovenne di salvare “capra e cavoli” quasi fosse un veterano. Serve pazienza. Il ragazzo non ha paura di “mettere” la gamba. Tutt’altro. Certi suoi recuperi sono stati a dir poco provvidenziali. Ha un senso della “posizione” poco comune. Abbiamo visto Locatelli giocare davanti alla difesa quasi in posizione di difensore centrale. Al contempo l’abbiamo visto contrastare chiunque “passasse” dalla “sua” metà campo. Abbiamo ammirato i suoi lanci “lunghi”. Abbiamo riflettuto sui suoi tanti “errori”. Abbiamo constatato la “verve” che ci mette quando si “immola” per “sradicare” il pallone dai piedi dell’avversario di turno. Locatelli sa giocare anche sulla “trequarti”. E’ un “Jolly” di centrocampo a cui manca solo l’esperienza per diventare un giocatore importante. Il ragazzo ha talento da vendere. E’ uno che non molla mai. Possiede margini di miglioramento notevoli. Deve soltanto “disciplinarsi” di più. Deve avere pazienza e non smettere mai d’imparare. Bisogna lasciargli il tempo di “capire“ il Milan.

 

Al Milan bisogna lasciare il tempo di “metabolizzare” lui. La “cura” Montella non potrà che fargli bene. Con un Rivera a fianco “crescerebbe”più rapidamente. Il grandissimo Gianni, che ha giocato davanti a baluardi “impressionanti” come Lodetti, Biasiolo e Benetti, gli darebbe di sicuro un magnifico “aiuto”. Altre volte, in quello stesso delicatissimo ruolo, abbiamo visto la Primavera sfornare “meteore” destinate a durare poco. Vedi Bryan Cristante. Ci aveva “illusi”. E’ durato il tempo di qualche partita. Un giocatore “dotato”, bravo. Difficile però “accostarlo” ad un Campione. Qui il “prospetto” è diverso. Siamo di fronte ad un “prodotto” ricco di classe cristallina. Un giocatore “vero” dalle basi “vere”. Uno che sta studiando da “regista” e che si vede e si immagina proprio in quel ruolo: “metodista” davanti alla difesa. Di Pirlo ne nascono uno ogni dieci anni. Ma se il “nostro” riuscirà ad unire classe innata ad applicazione, voglia di imparare a sacrificio il futuro non potrà che aprirgli le porte.

Claudio D’Aleo

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