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Michael Reiziger

Del 24/12/2011 di Gabriele Li Mandri


Michael Reiziger Il Milan fu costretto a prenderlo, gratis, per richiesta del procuratore di Kluivert. Le premesse non erano le migliori e infatti il rendimento dell'olandese fu disastroso. Nonostante il gesto magnanimo di Sacchi, che mand˛ Panucci in esilio a Madrid, liberandogli la fascia destra.

Spesso capita che le squadre di calcio si leghino ad una particolare bandiera nazionale, memori dei successi ottenuti grazie ad autentici fenomeni provenienti da questo o quel paese. Spesso poi capita che tali squadre tentino di bissare quelle epoche felici ripescando negli stessi lidi ed acquistando presunti fenomeni della medesima nazionalità di chi ha fatto vincere tutto quello che c’era da vincere. Nel 99.9% dei casi, queste ondate successive si rivelano collezioni estate/inverno di bidoni così clamorosi da passare alla storia per il solo fatto di essere stati immediatamente accostati ai grandi del passato, pur non necessariamente trattandosi di giocatori scarsissimi. Michael Reiziger era entrambi: etichettato come nuova promessa del calcio olandese, era (ahinoi) anche un giocatore di una scarsezza grottesca. Grottesca quasi quanto le sue enormi labbra alla Alba Parietti.

 


Nato calcisticamente fra le fenomenali e danarose giovanili dell’Ajax, dopo aver brevemente esordito con la maglia dei Lancieri fu mandato a farsi le ossa in formazioni olandesi di secondo piano (Volendam e Groningen), imponendosi come un talento buono anche per la nazionale. Nel 1994, fresco di convocazione nella nazionale Orange (con cui collezionerà ben 72 presenze), fu richiamato alla base dall’Ajax di Van Gaal, che lo schierò immediatamente titolare fisso. Terzinaccio destro totalmente incapace nella fase difensiva (ma anche in quella offensiva non si dimostrava un fulmine di guerra), Reiziger dava comunque l’impressione di essere tutto sommato un giocatore accettabile, che potesse figurare dignitosamente anche in campionati più competitivi di quello olandese. Ed in fondo Reiziger, insieme agli altri futuri rossoneri Davids, Kluivert e Seedorf, aveva contribuito alla sconfitta del Milan in finale di Champions appena un anno prima. Ma si trattava solamente di un’impressione. Fu proprio il Milan a “strapparlo” all’Ajax (ed alla concorrenza della Juve), durante quell’annata terrificante che fu il 1996-97, insieme al compagno di squadra nonché connazionale Edgar Davids (entrambi originari del Suriname): i due divennero immediatamente famosi più per il fatto che furono fra i primi a svincolarsi a parametro zero grazie alla fresca sentenza Bosman, che per il loro talento calcistico, anche se poi Davids troverà una strada lastricata di successi alla Juventus. La sentenza Bosman permetteva ai giocatori in scadenza di accasarsi altrove, con la possibilità di promettersi ad altri club con sei mesi d’anticipo rispetto al termine dell’attuale contratto, senza che l’acquirente dovesse pagare un nichelino bucato al club d’appartenenza del cartellino: questo scatenò una specie di caccia al talento a costo zero, ed il Milan fu il primo grande club che sfruttò la Bosman-mania per tentare di portare a casa qualche fenomeno, fallendo miseramente. L’estate del 1996 fu di marca olandese non solo grazie a Reiziger e Davids, ma anche grazie a Patrick Kluivert, il terzo bidone Orange di marca Ajax promessosi al Milan a costo zero (ma il trasferimento sarebbe avvenuto solo l’anno successivo, in quanto il suo contratto sarebbe scaduto nel 1997). 10 anni esatti dopo il blitz che portò a Milano Gullit e Van Basten, il Milan sperava di aver rimpolpato le sue fila con altri campioni olandesi, ma si sbagliava di brutto: sarebbero stati due anni tragici.

 


Reiziger e Davids furono quindi ingaggiati per un pugno di mosche: il Milan non pagò una lira, ed i due calciatori non si dimostrarono esattamente grati al club che li aveva lanciati sul panorama del calcio mondiale. Appena approdati in rossonero, fecero discutere le loro accuse di “razzismo economico” che mossero all’Ajax, accusato di sottopagare i giocatori di colore. I due dichiararono ad una radio olandese: “siamo profondamente amareggiati per il trattamento differenziato riservatoci dall' Ajax. Sotto il profilo dell'ingaggio mai ci hanno rispettato né valorizzato quanto i giocatori bianchi. E siamo stati costretti a sopportare questa discriminazione”. Dopodiché continuarono a gettare fango sui Lancieri entrando nel dettaglio: “L'attaccante Marc Overmars o i gemelli Frank e Ronald de Boer erano pagati molto di più. Forse che le nostre prestazioni sportive erano inferiori alle loro?”. Domanda retorica. Il tesoriere dell’Ajax difese il club accusando i due atleti di “aver perso completamente la testa” e facendogli notare che “forse Reiziger e Davids non si ricordano di Rijkaard, il giocatore che in quasi cent'anni di vita del club ha ottenuto lo stipendio più alto. Eppure, se la memoria non m'inganna, mi sembra proprio che Frank fosse nero come il carbone”. E come dargli torto? Rijkaard non sembrava esattamente il tipico olandese biondo e con gli occhi azzurri. Ma almeno lui era guardabile.

 


Reiziger invece era davvero brutto, di una bruttezza che raramente si vedeva in giro per i campi di calcio. Labbra esageratamente grosse, quando sorrideva il viso gli si contorceva in una smorfia a metà fra il dolore fisico e la paresi facciale, come se avesse subito una rettoscopia sotto un condizionatore settato ad una temperatura vicina allo zero. Le sue labbrone rosa facevano da contrasto ai denti bianchissimi e perfetti, risaltando tragicamente il suo profilo da Furia cavallo del West. Orecchie ed occhi asimmetrici, stortissimi, pareva appena uscito per miracolo da una rissa nel peggior bar di Caracas. Il naso era un’enorme patata. Senza considerare che il buon Michael ebbe la geniale idea di tornare a Milanello dopo la convocazione in nazionale con un nuovo stupefacente look: degli orripilanti capelli biondo platino! Si narra che persino Davids, che non era esattamente un fotomodello, avesse reagito con disgusto alla vista di quello scempio ambulante: non male incassare una reazione del genere da uno che veniva soprannominato Pitbull, non solo per il suo modo di giocare. E dire che Berlusconi, poco tempo prima, aveva dichiarato di volere solo atleti belli e con un certo physique du role ma si sa, davanti alla possibilità di risparmiare un po’ di milioni, o forse di guadagnarne, nemmeno certe signore si pongono dei problemi. Quindi al diavolo la bellezza (ma non al nostro diavolo).

 

Nonostante Michael non avesse esattamente un viso da copertina, era invece molto informato sul passato del Milan: alla domanda di un giornalista, che gli chiese chi era Rivera, Reiziger rispose come se stesse leggendo una pagina di Wikipedia, sottolineando che “quando ci si trasferisce in un nuovo Paese è importante conoscerne la storia”. Sulla stessa domanda era invece caduto Gullit anni prima, stralunato ed incuriosito da quel quesito per lui senza senso (“ma chi diavolo è Rivera?”, avrà pensato il campionissimo olandese). A conti fatti, poco ci importa se un atleta conosce Rivera, se poi gioca da schifo. Ed effettivamente Reiziger faceva proprio schifo, così schifo che non riuscì a strappare il posto nemmeno ad un Christian Panucci in evidente difficoltà psicofisica, nonostante le sue dichiarazioni facessero pensare ad un giocatore sicuro dei propri mezzi e pronto a battagliare.

 


Ed invece si rivelò autoritario quanto un cartone animato in un film horror (e l’horror, per inciso, avrebbe contrassegnato quel biennio da tregenda), collezionando solamente 10 presenze, ognuna delle quali macchiata da errori difensivi così assurdi da far strabuzzare gli occhi prima a Tabarez, un signore della droga sudamericano che si spacciava per allenatore (o che forse spacciava e basta), e addirittura inorridire il buon Sacchi-bis, che tornava a gennaio per sostituire proprio Tabarez. Come non ricordare la mostruosa batosta presa a San Siro dalla Juventus? Quell’1-6 che vide la difesa rossonera ballare il tango, con Reiziger totalmente inconsapevole del significato di difendere in un campo di calcio. Fortunatamente la sua esperienza in quel di Milano durò solo un anno, nonostante Reiziger avesse firmato un contratto di ben 5 anni: Louis Van Gaal, suo scopritore e probabilmente suo amante (non si spiegherebbe altrimenti la fissazione per questo pippone suo connazionale) lo volle a tutti i costi al Barcellona, ed il Milan si affrettò a rescindergli il contratto.

 

La meteora Reiziger era così andata via, trasferita in un Barcellona sulla via della ricostruzione, dove collezionerà addirittura ben 173 presenze in 6 anni e dove vinse al primo colpo scudetto e coppa di Spagna, per poi bissare il titolo della Liga l’anno successivo. Nel 2002 Reiziger, così sicuro del suo talento ma così timoroso della concorrenza di Puyol dichiarò: “Andrò al Manchester United. Dopo Ajax, Milan, Barcellona ora vado al Manchester, il più grande. Non so quando, ma spero che il Barça mi aiuti. Sono molto felice al Barça e soprattutto a Barcellona, ma essendoci un giocatore come Puyol.. per cui in questo caso professionalmente me ne vado. Il Manchester United è l’ideale per crescere. È l'unico motivo per il quale si può lasciare il Barça”. In Inghilterra approderà due anni dopo, nel 2004, ma non a Manchester: si trasferirà al Middlesbrough per un anno, prima di essere sbolognato al PSV (dove comunque continuerà a vincere un paio di titoli nazionali, a riprova dell’enorme culo di questo giocatore, perdente solo a Milano). Nel 2007 darà l’addio al calcio: noi milanisti, di certo, non lo rimpiangeremo.

 


Gabriele Li Mandri

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