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Roque Junior

Del 24/12/2011 di


Roque Junior Essendo troppo elevato il costo del cartellino del gioiello di Thuram, il Milan pensò bene di cercare in Brasile il giocatore clone, un diamante nero da piazzare al centro della difesa, forte fisicamente e dotato di una buona tecnica di base. Lo ha cercato, ma non lo ha trovato. Ha trovato Roque.

A volte, nella vita come nel calcio, capita di guardarsi indietro e di ricordare con malinconia gli anni passati, soprattutto gli anni in cui tutto andava peggio. Perché con il cuore risollevato, possiamo anche ricordare quei momenti un po’ così, analizzarli sotto una luce diversa e più rilassata, e addirittura arrivare a godere di quegli attimi così diversi e così lontani dal presente. Come se si trattasse di una foto sbiadita dal tempo, noi la prendiamo tra le mani e cerchiamo di riconoscere le persone lì ritratte: ed ecco che, per magia, possiamo arrivare a scorgere le sembianze di un giocatore magro, alto e dinoccolato, con un cespuglio in testa, lo sguardo vacuo e privo di qualsiasi forma d’intelligenza, il sorriso sempre e comunque stampato in quell’espressione da simpaticone, capace di conquistare l’affetto di tutti. Stiamo parlando di uno dei difensori più scarsi che abbiano mai vestito la maglia rossonera, eppure al tempo stesso di una delle meteore più amate dai tifosi milanisti: il brasiliano (ma solo nell’aspetto) Roque Junior.

 


Perché di brasiliano il buon Roque non aveva proprio nulla, almeno tecnicamente parlando. Esordisce nel calcio che conta (ma anche no) alla tenera età di 18 anni in una delle squadre più squallide di San Paolo, il Sao José, prima di trasferirsi l’anno successivo al Palmeiras, dove giocherà fino al 1999, anno in cui sarà sfortunatamente notato dal Milan. Da poco nel giro della nazionale, di questo difensorone 23enne se ne diceva un gran bene: è il futuro della nazionale brasiliana, un’occasione da cogliere al volo. Acquistato per la modica cifra di 20 miliardi di lire, dopo averlo strappato alla feroce concorrenza del Parma, Galliani esulterà manco avesse preso il nuovo Baresi: “E' un centrale che può fare anche l' esterno destro” spiegò fiero Adriano, “Roque Junior era la nostra prima scelta per la difesa, una valida alternativa a Costacurta”. Dal Brasile giungevano intanto i commenti del suo scopritore, l’allora allenatore del Palmeiras Felipe Scolari, colui che lo aveva portato in prima squadra dopo averlo strappato alle giovanili del Sao José: “Il Milan ha preso un grande campione che gli sistemerà la difesa, è un giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere”. Immediatamente dopo mister Felipe aggiungeva però: “Roque può essere utilizzato sia in una difesa a tre che in una difesa a quattro. In una difesa a tre può essere tranquillamente schierato sia a destra che a sinistra. Io non l’ho mai messo al centro, non gli riesce bene”. Che fosse un chiaro avvertimento per il povero Zaccheroni?

 


L’affare sembrava perfetto, perché il buon Roque sembrava in procinto di acquisire il passaporto portoghese, di conseguenza non avrebbe occupato un prezioso slot per gli extracomunitari. Nell’annunciare questo fantasmagorico colpo di mercato, Galliani non confermava né smentiva l’interesse per l’extracomunitario “risparmiato” dal passaporto di Roque: il fortissimo attaccante Hakan Sukur, fresco vincitore della Coppa UEFA col Galatasaray, il cui cartellino si aggirava sui 15-16 miliardi. Alla fine Hakan arriverà a Milano, fortunatamente però (almeno lui) non al Milan. Ma i rossoneri potevano gustarsi comunque un grande colpo, perché Roque, oltre a descriversi come un ottimo giocatore, dimostrava di avere anche l’umiltà giusta: “Sono veloce, rapido e credo di avere una buona tecnica. Ma voglio soprattutto migliorare”. E Galliani intanto ringraziava chi aveva reso possibile questo colpo, uscendo di scena: “Ringrazio Stefano Tanzi per la collaborazione”: più avanti sarebbe stato Tanzi a ringraziare Galliani per avergli sottratto dalle mani questa patatona bollente. A proposito di passaporti e patate bollenti, quello di Roque Junior non arriverà mai, e questo sarà un bene: i rossoneri furono infatti indagati in merito ai passaporti falsi sfornati in quantità industriale per i calciatori brasiliani, ed erano stati da poco pizzicati per quello di Dida (falso al 100%). Fortunatamente, però, sia Dida che Roque (che comunque non l’aveva ottenuto) erano stati utilizzati da extracomunitari, fatto che salvò il Milan da pesanti sanzioni sportive. A dir la verità la Guardia di Finanza non si fidò e continuò a monitorare Roque Junior: nessuno di loro riusciva infatti a spiegarsi come potesse dichiararsi brasiliano un giocatore così negato con la palla fra i piedi. Se lo chiesero anche i tifosi milanisti, costretti ad assistere ad una delle prime sciagurate prestazioni del difensore il 18 Agosto, durante il Trofeo Berlusconi: Roque Junior scese in campo solo nominalmente, facendosi notare solo per un fallaccio ai danni di Nedved, che fu il primo a mandarlo ufficialmente a quel paese in mondovisione. Un’abitudine che presto prenderanno anche gli stessi compagni di squadra del presunto brasiliano.

 


Si, perché questo difensore tuttofare si rivelerà presto, anzi prestissimo, un pacco a tutto tondo: basta scorrere le pagelle di qualsiasi partita disputata dal brasiliano (ben 48 in 3 anni) per leggerne di tutti i colori, passando dall’esordio in campionato al Dall’Ara contro il Bologna (sconfitto 2-1), alla tragica prestazione in Champions contro il PSG, fino ad arrivare al derby dell’8 Gennaio 2001. In merito a quest’ultima disgraziata prestazione, il Corriere della Sera riporta la seguente pagella: “ROQUE JUNIOR: E' una sorta di corsia autostradale che gli attaccanti interisti utilizzano sfruttando il Telepass, cioè in assoluta libertà. Patetico”. Galliani, stuzzicato poche settimane dopo dai cronisti, alla domanda “Lei è davvero convinto che Roque Junior sia un grande giocatore?” risponderà: “Io sono convinto che sia un giocatore da Milan”. Una risposta che non faceva una piega, considerata l’imbarazzante scarsezza di quel Milan targato 2000-2002. E non bastava spostarlo dal centro della difesa, dove combinava porcherie a raffica, perché anche sulla destra non si faceva notare certo per la sua brillantezza, o quella presunta velocità che il buon Roque sosteneva, a torto, di avere. Ma Galliani non demordeva, facendo notare a quel malaugurato cronista che Roque era talmente forte che il Milan e la nazionale brasiliana se lo stavano contendendo a suon di “vaffa”: “Proprio in questi giorni stiamo litigando con la Federcalcio brasiliana che vuole a tutti i costi Roque Junior per le amichevoli del 3 e del 7 marzo con Messico e Usa». Per inciso, l’allenatore del Brasile era Scolari, l’unico insieme a Galliani che considerava Roque Junior un giocatore di calcio e non un attaccapanni. Però Scolari aveva in squadra gente come Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho al top della forma, e non fu un caso se quel Brasile riuscì a vincere a mani basse il Mondiale del 2002 in Corea e Giappone, pur schierando l’attaccapanni brasiliani titolare fisso in difesa. D’altronde quel Brasile divenne famoso per le sue “3 ERRE”, e non quattro: un motivo ci sarà.

 


Ma, paradossalmente, Roque Junior in nazionale sembrava quasi un giocatore discreto, tanto che la vittoria di quel mondiale gli consegnò una vetrina tale che, cosa davvero assurda, gli procurò l’interesse niente popò di meno che del Real Madrid. Il Milan quell’estate era fortemente deciso a rimpiazzare Roque con qualcuno che sapesse davvero giocare ad un calcio che non fosse quello immobile e sonnacchioso del subbuteo, e ad un certo punto l’affare sembrò quasi fatto: Roque Junior sbolognato al Real in cambio di poco più di 12 miliardi, e l’arrivo dal Parma del fenomeno Cannavaro. Non se ne fece più niente, ma al posto di Cannavaro giunse invece Nesta, proprio durante le ultime ore di mercato. Ed il povero Roque? Sbattuto miseramente in panchina, finalmente dimenticato da tutti. Ma prima di lasciare il Milan per andare in prestito qui e là, Roque riuscirà ad avere finalmente il suo momento di gloria: subentrato a Costacurta al 66esimo dell’attesissima, nonché bloccatissima, finale di Champions vinta ai rigori contro la Juventus, riuscirà nell’impresa di stirarsi un muscolo senza aver praticamente mosso un dito. Questo non gli impedirà di andare a caccia di gambe e caviglie avversarie persino durante i due tempi supplementari, zoppicando paurosamente ma dando l’anima, e contribuendo anche lui alla vittoria di quella Champions fondamentale per la storia recente del Milan. Ed i tifosi per questo non possono che ringraziare Caffè Nero Bollente, come soleva chiamarlo con affetto il grande Pellegatti: fu per quei 20 minuti di follia zoppicante che Roque entrò nel cuore dei milanisti.

 


Certo, Roque non poteva immaginare che quei brevi minuti avrebbero rappresentato l’apice della sua carriera, ma questa fu la realtà: a fine anno finirà infatti in prestito al Leeds, dove collezionerà 5 tristi presenze in 6 mesi, per poi tornare in Italia a Gennaio, non al Milan ma al Siena. Non brillò nemmeno lì, finendo presto a scaldare la panchina. A fine anno fu ceduto definitivamente al Bayer Leverkusen, dove giocò fino al 2007, prima di emigrare in campionati a lui più consoni: prima al Duisburg, nella serie B tedesca, poi all’Al Rayyan, in Qatar, ed infine di nuovo al Palmeiras, dove concluderà la sua carriera di calciatore nel 2008, salvo poi ripensarci e decidere di indossare di nuovo le scarpine. Nel 2010 infatti, dopo due anni di inattività, il buon Roque deciderà di tornare a calcare i verdi prati di calcio nell’Ituano, club che milita nella terza divisione del campionato brasiliano. Roque gioca tutt’ora lì, ma noi tutti siamo sicuri: il suo cuore è rimasto a Milano.

 


Gabriele Li Mandri

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