« Tutti gli articoli della categoria Meteore Rossonere

Samir Beloufa

Del 24/12/2011 di


Samir Beloufa Nell'affanosa ricerca di un clone di Thuram, il Milan battè naturalmente la pista francese e si aggiudicò le prestazioni del talentuoso (?) Samir Beloufa del Cannes. Si ritroverà al Monza, con molti altri "geni incompresi" del calcio.

Spesso capita di sentir dire in giro, da presunti esperti interplanetari di calcio mondiale, che un certo giovinotto che gioca in un certo club sconosciuto può essere, anzi sarà con assoluta certezza, l’erede di questo o quel campione. È giovane, di sicuro avvenire. È già fortissimo ora, figurati cosa diventerà a 23-24 anni. Tecnicamente ha tutto, se avrà testa diventerà un fenomeno. Si è diffusa, da una quindicina d’anni a questa parte, una folle caccia al giovane rampante: è una strategia perfetta per i club che vogliono risparmiare sul cartellino, che sperano di mandare in pensione qualche vecchietto troppo pretenzioso, che vogliono insomma costruire un nuovo ciclo. Peccato non basti la carta d’identità acerba a garantire il futuro luminoso di un calciatore, anche se questo dato non sembra ancora entrare nella testa di molti alti dirigenti, operatori di mercato e tifosi.



Uno di questi bluff clamorosi, uno dei tanti, riguarda un ragazzetto di origini algerine ma, come molti dei suoi compatrioti nordafricani, di nazionalità francese: Samir Beloufa. Nato nel 1979 a Melun (un’insignificante provincia parigina), Samir comincia la sua esperienza calcistica facendo la spola fra diverse società giovanili di prestigio mondiale, fra le quali il Melun, il Moissy e il Le Mée, prima di entrare a far parte del giro di una squadra quantomeno conosciuta a livello locale, il Cannes, passaggio a dir la verità abbastanza scontato visto il passato da spacciatore del ragazzo. Da lì il nome del giovane Samir comincia ad entrare di diritto nei taccuini di molti operatori di mercato, stonati all’inverosimile dall’ottimo hashish che il procuratore del giovane virgulto faceva girare a livello promozionale nelle sedi più squallide e deprimenti del calciomercato di serie Z. Fuma qui, fuma là, si apprende che il contratto del giovane franco-algerino va in scadenza nell’estate 1997: prelevarlo costerà allora solo il prezzo della carta da bollo, rigorosamente di marca Rizla. È un affare annunciato. Il Napoli è il primo club ad interessarsi e, abilmente, la fa subito franca: il ragazzo sbarca alle pendici del Vesuvio nell’aprile 1997, accompagnato dal procuratore Moreno Roggi, un vecchio volpone. L’accordo c’è, anche se non c’è ancora il nero su bianco, ma l’affare a detta di tutti è concluso, tanto che Samir comincia anche ad allenarsi col Napoli sin dal primo giorno di ritiro, il caldissimo 12 luglio 1997. In condizioni proibitive, sotto un sole cocente, il neo-allenatore partenopeo Bortolo Mutti rilascia un’intervista, mentre i suoi ragazzi, in lontananza, sudano come bestie durante l’allenamento. Fra questi c’è anche un nuovo giocatore, col volto da innocente ragazzino, che spaesato fissa un pallone, mentre cerca di capire cosa farne di quell’oscuro oggetto tondeggiante: è proprio lui, è Samir!



Indicato in patria come l’erede di Thuram, o forse semplicemente come il lustrascarpe di Zebina (con cui, tra l’altro, aveva anche giocato), Samir Beloufa è apparentemente un difensore, alto e forte di testa, dicono anche bravo ad impostare l’azione, perché dotato di un piede elegante. Addirittura i primi giorni di ritiro napoletano si allena coi centrocampisti, o forse semplicemente cercava qualche cliente da quelle parti, non è dato saperlo. Sta di fatto che, all’improvviso, tutto sfuma: il procuratore non si accorda più col Napoli, probabilmente perché la mercanzia ha fatto gola a qualche società più ambiziosa. Spunta infatti, dal nulla, il Milan: Capello e Galliani lo prelevano da un coffee-shop abusivo ed in quattro e quattrotto lo vestono di rossonero. Don Fabio è fortemente convinto che Beloufa possa divenire l’erede di Baresi: ma come, direte voi, un altro?! In quel periodo, effettivamente, il buon Fabio vedeva ovunque emuli di Francuccio: oddio ne avesse azzeccato uno.



Capello lo aggrega temporaneamente coi grandi, giusto per capire di che giocatore si tratta, visto che, nonostante i proclami, fino a due giorni prima nemmeno lui l’aveva sentito mai nominare. Si tratta di un difensore lento come una tartaruga zoppa, completamente privo di fosforo, in grado di colpire sporadicamente di testa qualche innocua palla vagante. Capello capisce l’andazzo e lo tiene in prima squadra, giusto per non fare figure barbine coi media e la società, ma sapientemente non lo schiera quasi mai. Il povero Samir gioca un paio di inutili spezzoni di gara, anche in periodi di infortuni apocalittici che teoricamente avrebbero potuto aprirgli la strada alla titolarità. Conclude la disastrosa stagione 1997/1998 con 3 presenze all’attivo ed il decimo posto in campionato, che costerà al suo mentore Fabio l’esonero dalla panchina rossonera. Ad Alberto Zaccheroni, neo-allenatore del Milan, bastano pochissimi minuti d’allenamento il primo giorno di ritiro, nell’estate 1998, per capire che Beloufa non è nemmeno degno di portare a spasso il cane di Baresi. Alla fine dell’anno Zac, il Milan e Beloufa festeggeranno alla grande l’anno del centenario rossonero: Alberto porterà a casa lo scudetto numero 16, Beloufa vincerà da (non) protagonista l’ambitissimo Torneo di Viareggio con le giovanili. Sarà il suo primo ed ultimo trofeo vinto in maglia rossonera.



Ma il ragazzo è giovane, deve farsi le ossa, non è scarso. Galliani decide così di mandarlo in prestito al Milan B, il Monza, dove tra l’altro trova un altro ex-erede di Baresi: Dario Smoje. A fine anno saranno 12 le presenze ufficiali, di cui solo una da titolare, e circa 12.000 i tifosi imbufaliti che chiederanno alla società la sua testa. Oramai è chiaro che Samir altro non è che una pippa patentata. Da qui comincia il tour all’estero in prestito, tipico dei giocatori talmente scarsi da non trovare acquirenti, che solitamente si conclude con la naturale scadenza del contratto: Samir prima viene spedito al Losanna, poi all’Anversa, riuscendo nell’impresa di non imporsi nemmeno in queste due formazioni semiprofessionistiche. Incredibile a dirsi, al termine della stagione 2001/2002, Il Bastia fa una telefonatina al Milan, chiedendo informazioni sullo status di Beloufa: si narra che Gerard Gili, neo-allenatore degli azzurri di Francia, fosse rimasto stregato dalla potenza allucinogena dei prodotti caserecci del ragazzo. Il Milan non ci pensa mezza volta e lo impacchetta, destinazione Francia, in cambio di qualche rotolo di carta igienica e di una cassa di vino mediocre. Manco a dirlo, l’annata francese si dimostrerà pietosa, quasi peggio di quella dei vini spediti al Milan in cambio del suo cartellino: a fine anno verrà ceduto all’unica pretendente ancora interessata a Beloufa, la squadra belga del Mouscron. Qui Samir passerà due anni tutto sommato tranquilli, facendo onestamente il suo lavoro di pseudocalciatore e rinunciando allo spaccio di stupefacenti, tanto che il suo bel faccino da incensurato gli regalerà addirittura la convocazione in nazionale maggiore: quella algerina, non quella francese. Nel 2004 partecipa alla Coppa d’Africa con l’Algeria, che verrà però eliminata agli ottavi dal Marocco: anche gli algerini si rendono conto dell’immensa scarsezza del giocatore, liquidandolo dal giro della nazionale. Nel 2005 passa al Westerloo, sempre in Belgio, dove trascorre due anni giocando ogni morte di papa, per poi passare all’Helsingborg, in Svezia, dopo aver miseramente fallito un provino con lo Sheffield. Al termine della stagione Samir rimane senza squadra, fino al 2010, quando verrà ingaggiato dall’Olympic Charleroi, una squadra di quartiere formata da pensionati e vecchie donnacce di malaffare, dove ancora oggi si cimenta in cose che col calcio hanno poco a che fare. Forse la cosa che gli riesce meglio.

 


Gabriele Li Mandri

Commenta l'articolo
(L'indirizzo e-mail non verrà visualizzato)

Dichiaro di accettare e aver preso atto dell'informativa resa sul trattamento dei miei dati personali



Tutti gli articoli di
Winston Bogarde
Del 24 Dicembre 2011
Arrivato dall'Ajax a costo zero, fece in tempo a farsi espellere in un'amichevole in Brasile e a regalare a Bierhoff (attaccante dell'Udinese) il pallone della vittoria. Nonostante tutto, riuscì poi a strappare due super contratti a Barcellona e Chelsea.
Catilina, Willy e Pierre-Emerick Aubameyang
Del 24 Dicembre 2011
La famiglia Aubameyang: tre ragazzi giunti a Milanello con i migliori propositi, con investiture e prospettive importanti. Uno dopo l'altro, fallirono. L'amara realtà del campo vanifico' il sogno del buon papa' Pierre.
Andreas Andersson
Del 24 Dicembre 2011
Fabio Capello lo volle a tutti i costi nel suo Milan 1997-98. La stella svedese al Milan si fece ricordare solo per un goal regalato dall'ex rossonero Pagotto e per un numero elevato di prestazioni inconsistenti. Non era una pippa, forse arrivò al Milan nel momento sbagliato.
Luther Blisset
Del 24 Dicembre 2011
Il bidone per eccellenza. Si è guadagnato un posto nell'olimpo del calcio a suon di goal sbagliati e un soprannome, "Missit", che era tutto un programma.
Dario Smoje
Del 24 Dicembre 2011
Gigante forse piu' adatto al basket che per il calcio, arrivò a Milanello con la benedizione di Fabio Capello. Fu soffiato alla Juventus, che ancora ringrazia il Milan per lo scippo.
Vikash Dhorasoo
Del 24 Dicembre 2011
Nel Le Havre e nel Lione era il padrone del centrocampo, a Milano arrivò naturalmente a parametro zero. Ennesimo giocatore chiamato a ricoprire il ruolo di Pirlo, fu etichettato come vice Seedorf: questo bastava per prepararne il definitivo trasferimento lontano da Milano.
Digao
Del 24 Dicembre 2011
Nell'Italia del baronaggio e del clientelismo, non poteva mancare l'esempio calcistico. Digao, fratello del campione Kakà, fece benino a Rimini: per il resto fu disperazione di tutti i mister che hanno avuto la sfortuna di allenarlo.
Christophe Dugarry
Del 24 Dicembre 2011
Nel 1996 il Bordeaux, squadra rivelazione, inflisse una pesante sconfitta al Milan. I Rossoneri ignorarono il fantasista Zidane per ingaggiare quella che sembrava la punta di diamante: l'attaccante Dugarry. Zidane scrisse pagine di storia indelebili con la maglia della Juventus, Dugarry invece...
Ibrahim Ba
Del 24 Dicembre 2011
Nell'estate del 1996 il Milan, alla ricerca dell'erede di Donadoni, sognò i costosissimi Luis Enrique e Figo. Alla fine ripiegò su un giovane di belle speranze, in grande evidenza nel Bordeaux: Ibrahim Ba. Capello platinato e soprannome "Ibou" sulla maglietta, finì come il suo predecessore Dugarry nell'hall of fame dei bidoni rossoneri.
Javi Moreno
Del 24 Dicembre 2011
Una delle meteore storiche del calcio: conosce la gloria nel 2001 con una semisconosciuta squadra spagnola e si guadagna un posto in paradiso, al Milan. Riuscì a far peggio di José Mari, questo dice tutto.
Cerca

Milan NEWS

Lavori a San Siro
San Siro come lo Stadium: tifosi e giocatori vicini.
[... continua]
De Jong: “Resto al Milan!”.
Probabile la conferma del centrocampista del Milan nonostante le sirene inglesi.
[... continua]
Tre partite per uno sforzo economico
A dicembre le risposte dal campo, a gennaio quelle dal mercato.
[... continua]
DnaChannel »