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AAA cercasi presidente

Del 17/07/2012 di PierGiorgio Danuol


AAA cercasi presidente Il mercato rossonero ha bisogno innanzitutto di una guida societaria, di riavere un presidente che riprenda il Milan per mano, poi eventualmente si penserà a qualche giocatore, a rinforzare la rosa. Tutto quello costruito dal 1986 ad oggi rischia di essere cancellato…


C’era una volta il Milan, c’era una volta soprattutto lo stile Milan, quello che lo differenziava da tutte le altre società, che faceva del club di via Turati la società modello non solo in Italia ma anche al di fuori dei confini nazionali. Ebbene, a partire dal 2009 sembra che il club di Berlusconi si sia adeguato al resto del mondo, abbia smesso di essere da esempio, abbia assunto un atteggiamento non da Milan. Una delle caratteristiche principali del Milan era quella della comunicazione, club maestro nei rapporti con la stampa, tifosi, televisioni, tutto era alla luce del sole, mai una dichiarazione che potesse creare equivoci, mai comportamenti inspiegabili all’esterno. A partire dalla vicenda Kakà per arrivare all’ultima cessione di Thiago Silva è mancata soprattutto la comunicazione ma ancora più colpevole è stato il modo con cui la società si è comportata con i propri tifosi; le vicende dei due brasiliani sono simili anche se differente è il periodo di tempo che va dal primo rifiuto al Manchester City nel caso di Ricky a quello del PSG per quanto riguarda Thiago Silva. Ci vollero sei mesi per cedere Kakà al Real Madrid, ci sono volute solo due settimane per vendere Thiago al PSG con la differenza che in quest’ultimo caso c’è stata la “farsa” del prolungamento del contratto fino al 2017. Due fuoriclasse brasiliani, due giocatori apprezzati anche dagli avversari, due esempi di calciatori sia in campo che fuori, stessa sorte e stessa presa in giro al popolo rossonero. Sulla questione economica il tifoso rossonero non necessita di molte spiegazioni, i milioni di euro entrati nelle casse societarie non sono certo pochi, quello che lascia senza parole il pubblico milanista è la modalità e la mancanza di spiegazioni ufficiali. C’era una volta un Milan che non vendeva i propri beniamini, i propri fuoriclasse, un Milan pronto a criticare chi invece cedeva giocatori per fare cassa (Juventus ed Inter sono state le due società che hanno seguito questo metodo) senza guardare in faccia i tifosi, senza preoccuparsi se la squadra risulta indebolita, se il tifoso si sente tradito dal proprio campione. Tutto questo ormai è un ricordo lontano, anzi si rischia ormai di non potersi più affezionare ad un campione con il rischio che la stagione seguente non sia più in rosa e tutto con la spiegazione di dover ripianare i debiti di bilancio. Il cambio di atteggiamento del Milan, la mancata comunicazione, la mancanza di idee chiare sul futuro hanno un unico responsabile, il presidente non presidente Silvio Berlusconi. E’ stato proprio lui ventisei anni fa a dare un impronta diversa al club rossonero, è stato lui ora a disfare quanto costruito in tutti questi anni, a riportare il Milan ai livelli di tutti gli altri club. Dalla famosa telefonata a Kakà dei primi di giugno del 2009 ma mai avvenuta (forse Ricky la sta ancora attendendo) al silenzio di quest’ultimo mese, con Galliani a fare da parafulmine, con l’Amministratore Delegato rossonero a fare la parte di colui che sta disfando il Milan. Una sola apparizione, datata 15 giugno 2012 ore ventuno e quarantacinque circa, un annuncio stile Presidente della Repubblica, per rifiutare i quarantadue milioni di euro che il PSG offriva per Thiago e motivando la scelta come un gesto d’amore nei confronti del Milan, un altro sacrificio economico per ragioni di cuore. Dal quella sera più nulla, qualche presunta dichiarazione sfuggita in qualche comizio elettorale ma mai una presa di posizione, mai una spiegazioni sulle reali intenzioni della proprietà; eppure basterebbe poco per mettere fine a tutte le polemiche e spiegare definitivamente quali sono le intenzioni future, come costruire il prossimo Milan, quali sono le ambizioni per i prossimi anni, senza nascondersi dietro la solita frase di club più titolato la mondo o presidente più vittorioso nella storia del calcio. Il presidente onorario perda cinque minuti della sua giornata per dire chiaramente che non è più intenzionato a spendere, ad investire, non è più disposto a ripianare i debiti del club con i beni di famiglia, non è più il presidente che ha portato il Milan ad essere un modello di società; probabilmente, conoscendo la dialettica e l’ormai atteggiamento politico di questi ultimi anni, difficilmente sentiremo dire quello che ormai hanno capito tutti i tifosi rossoneri, si nasconderà sempre dietro un Milan competitivo, un Milan che può ambire ad ogni traguardo, un Milan che lotterà fino alla fine in ogni competizione. Con tutto il bene che dice di volere al Milan non può ridurre il club rossonero ad una società in continuo smantellamento, una società che mai come quest’anno ha perso non solo giocatori ma anche uomini su cui contare nell’arco della stagione. Lui che vuole un Milan stile Barcellona, un Milan padrone del gioco e del campo, un Milan all’attacco, beh a guardare i nomi che non ci sono più in rosa neppure il più ottimista dei tifosi può sperare ad oggi di poter minimamente imitare il club spagnolo. Si parla di esterni sinistri, di giocatori di centrocampo, di attaccanti, l’unico però vero acquisto di cui necessita il Milan è di un presidente a tempo pieno, un presidente che si dedichi alle vicende quotidiane della squadra, che sia parte integrante del progetto, che faccia sentire la propria presenza non solo nei momenti belli ma anche nei momenti in cui c’è bisogno di stringersi tutti insieme. Una volta da vero presidente ci riuscì, oggi da presidente onorario rischia di cancellare l’immagine che era riuscito a costruire dal febbraio 1986 agli inizi del 2009; sia chiaro che non basterà una dichiarazione davanti alle telecamere, una rimpatriata a Milanello, una presenza allo stadio per riconquistare la fiducia e la stima dei tifosi rossoneri che mai come in questo periodo ha raggiunto i livelli più bassi degli ultimi ventisei anni, senza fare troppi sondaggi basta ascoltare e leggere per accorgersene rapidamente.

Piergiorgio Danuol

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