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Gabriel Omar Batistuta

Del 10/03/2012 di Enrico Bonifazi


Gabriel Omar Batistuta Dall'amore per il basket e la pallavolo alla scelta forzata di praticare calcio. Il riassunto della straordinaria carriera di Gabriel Omar Batistuta, un grande centravanti, capace di segnare una doppietta e una tripletta a San Siro contro il Milan, concedendosi il lusso del "sombrero" a Franco Baresi.

Sono le ore 16.07 del 26 settembre 1998. Il Milan è sotto di due reti, a San Siro, contro la Fiorentina. L'arbitro Braschi ha appena concesso una punizione a due, in area, ai viola. Sul pallone c'è l'argentino Gabriel Omar Batistuta che, approfittando di una domenica nera di Costacurta e Lehmann, ha già messo in “carniere” due reti. C'è uno strano silenzio sullo sfondo, mentre “Batigol” prende la rincorsa. La linea di porta sarà a tre, quattro metri da lui ed è presidiata da un autentico muro rossonero. Manuel Rui Costa accarezza leggermente la palla verso il destro di Gabriel che, come un grosso maglio demolitore, la colpisce con una potenza distruttiva. La folgore di cuoio, eludendo l'intervento in tackle di George Weah, passa a pochi millimetri dall'orecchio sinistro di Bruno N'Gotty, dando la sensazione di poterglielo polverizzare, infilandosi sotto la traversa con tale violenza da far temere il distacco dei pali da terra e lasciando pietrificato Lehmann. La tripletta è servita. Batistuta, con la fascia da capitano al braccio improvvisa il gesto del fucile mitragliatore (il suo rito di esultanza in quella stagione) e ne ha davvero motivo... se non era un colpo di mitra quello! In realtà, Gabriel aveva già “farcito” la porta rossonera anni addietro, precisamente il 4 giugno del 1995 allo stadio Franchi di Firenze, dove, per la verità, si giocava il più inutile dei Fiorentina- Milan con i viola parcheggiati stabilmente al centro della classifica e i rossoneri già certi di un piazzamento nella Coppa Uefa. La rete fu indolore perchè il Milan riuscì ad imporsi per due a uno. Dopo anni di sfide gagliarde e ricche di scintille contro la storica difesa rossonera degli anni 90, Batistuta aveva però, in quell'occasione, rotto il ghiaccio con la rete (che ancora gli mancava in questa sfida), diventando, col passare degli anni, una “spada di Damocle”, qualcosa che incombe. I tifosi di tutte le squadre, in quegli anni, sospiravano di sollievo se per una qualche ragione, Batigol era assente quando si affrontava la Fiorentina. E pensare che quel ragazzo, alto, asciutto e dai lunghi capelli biondo scuro, dopo essersi trovato porte sbattute in faccia da squadre di basket e pallavolo, ha iniziato solo a quindici anni a praticare calcio. Il fisico a quel tempo non lo aiuta, dal momento che il suo primo soprannome è “Gordo” (grasso). Le sue doti saltano subito all'occhio di chi se ne intende ma occorre scolpire un corpo da atleta. Gabriel passa dal “Grupo Alegria”(squadra parrocchiale) al Platense, da qui al Newell's per arrivare alle due grandi: prima il River e poi il Boca. Una carriera segnata da un diagramma ascendente che non sembra appartenere ad uno “scarto” di altre discipline sportive. Quando arriva in Italia, alla Fiorentina di Lazaroni, la sua vita personale (si è da poco sposato con Irina) è al settimo cielo mentre come calciatore gode di grandissima considerazione. Inizia piano piano però. La realtà italiana non è come quella argentina. Firenze è assai diversa da Buenos Aires. Lentamente, stagione dopo stagione, tutti imparano a conoscere Batigol. Segna da qualsiasi posizione e in qualunque maniera. Testa, destro, sinistro, l'arsenale punta il mirino ogni volta che la porta avversaria si trova nel suo raggio d'azione. Nonostante il suo rendimento alla “viola”, la squadra, complici alcuni problemi societari e molte tensioni all'interno dello spogliatoio, scivola in serie B al termine della stagione 1992-93. Gabriel contribuisce alla rapida risalita a suon di gol, guadagnandosi la convocazione per giocare da titolare i Campionati del Mondo di U.S.A.1994, malgrado abbia militato nella serie cadetta. Batistuta e Maradona si ritrovano insieme in campo e sono protagonisti di uno splendido 4 a 0 inflitto alla Grecia nel girone iniziale del torneo. Dopo quel match, Diego viene squalificato perchè trovato positivo durante un controllo antidoping e i biancazzurri perdono fiducia senza il loro capitano. L'Argentina viene eliminata dalla Romania agli ottavi di finale dopo essere stata pronosticata tra le grandi favorite del torneo. Il campionato di serie A 1994-95, è quello della sua consacrazione definitiva. Batistuta schiaffa dentro ben 26 reti in 32 partite, conquistando il trono di capocannoniere. Il rendimento dei viola inizia ad impennarsi. Grazie a lui arriva la Coppa Italia (Batigol segna 6 gol tra semifinali e finali) e il relativo diritto a disputare, a San Siro, la finale della Supercoppa Italiana 1996 contro il Milan campione d'Italia. Nel frattempo, i capelli di Batistuta si sono accorciati e rassettati per ordine di Daniel Passarella, il nuovo tecnico della nazionale argentina che pretende regole quasi militari sull'aspetto dei propri giocatori e con il quale Gabriel, vivrà un rapporto conflittuale che lo farà rinunciare alla maglia della celeste per quasi un anno intero. I capelli sono più corti dunque, ma il destro non è cambiato. Contro il Milan sperimentale di Tabarez, il “Pipistrello” insacca l'uno a zero nel primo tempo, dopo avere beffato capitan Baresi con un “sombrero” in area. Il pareggio di Savicevic (quasi immediato) sposta l'inerzia del match dalla parte rossonera ma purtroppo per i nostri colori, Batigol si è specializzato anche nei calci piazzati e un suo proiettile da fuori area supera Sebastiano Rossi, tingendo di viola la Supercoppa. Dopo il gol, Gabriel dedica il suo amore per la moglie Irina, piazzandosi davanti ad una telecamera di Tele+2, una scena che in molti ricordano ancora. Ora, il nostro racconto torna al principio... a quelle ore 16.07 del 26 settembre 1998, con la Fiorentina di Trapattoni in testa alla classifica e il primo, vero, sogno tricolore per Batistuta con la maglia viola. La squadra, dopo avere vinto quel match contro il Milan, spicca il volo al comando del campionato, rimanendoci fino alla penultima giornata del girone di andata. Alla terza di ritorno, a metà del secondo tempo, le speranze di scudetto per la Fiorentina si frantumano. Durante uno scatto (proprio contro il Milan), Batigol si ferma di colpo con uno spasmo alla coscia. E' uno strappo che gli costerà l'intera stagione. Senza di lui, la squadra si piazza al terzo posto (tricolore al Milan) ma nelle sue parole si intuisce un grande rammarico: “Da quando sono in Italia ho sempre visto vincere il campionato a Milan e Juventus...”. Il terzo posto vale però la Champions League. Tutta l'Europa resta affascinata da Batigol che non si lascia intimorire da Barcellona, Arsenal e Manchester UTD, togliendosi la soddisfazione di segnare gol pesantissimi in ognuno dei gironi eliminatori. In campionato non viene ripetuta la bella galoppata dell'anno precedente anche se a livello personale, Bati, chiude la stagione con 23 gol in serie A (uno dei quali segnato al Milan), un bottino di tutto rispetto. E' la fine di un'epoca. Batistuta, saluta Firenze per tentare di vincere lo scudetto (a cui tiene molto) con la Roma. Il popolo viola perde una grossa fetta di cuore. Nella capitale, Batistuta realizza il sogno tricolore. I giallorossi guidati da quel marpione di Fabio Capello, trionfano in campionato dove risultano decisivi proprio i gol di Batistuta oltre a quelli di Totti e Montella. A 33 anni, Gabriel, diventato il miglior marcatore della storia della nazionale argentina, inizia a sentire l'appagamento di una bellissima carriera e il suo rendimento in campo cala un tantino. La Roma lo gira all'Inter ma in pochi si ricordano di quella sua parentesi. Il suo addio al calcio arriva in Arabia all'Al-Arabi, dopo l'ennesimo infortunio alla caviglia. Padre di 4 figli, idolo in patria e ancora rimpianto sulle rive dell'Arno, collabora con la nazionale argentina dopo avere tentato la strada alternativa, lanciando una linea di prodotti di abbigliamento con il suo marchio (la GB). E' bello ricordare certi avversari che ci hanno fatto soffrire e godere delle loro prodezze allo stesso tempo. Non dimenticherò mai quella punizione a due in area del 1998. Impressionante. Mi sembra ancora di sentire il botto della palla, quasi come un colpo di cannone nel silenzio dello stadio pieno. Ricordo il “mitra” puntato verso gli spalti da quel bomber con gli occhi spiritati e la mia rabbia. Momenti da conservare, vittorie e sconfitte indelebili e memorabili duelli. Grande Batigol, avversario leale, che mi ha lasciato cicatrici... campione di cui il calcio intero (quello giocato) ha nostalgia.

 

Enrico Bonifazi

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