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Michel Platini

Del 08/08/2012 di Enrico Bonifazi


Michel Platini Voluto fortemente alla Juve da Gianni Agnelli che non esitò a "liquidare" Brady per fargli spazio, Michel Platini era un calciatore completo, dal piede ispiratissimo che ripagò la fiducia dell'avvocato aiutando i bianconeri ad arricchire la loro bacheca e conquistando con la sua classe e le giocate spettacolari, le platee di tutto il mondo.

Siamo nell'estate del 1982. Un fiume tricolore scorre lungo le vie e inonda le piazze italiane: Zoff ha da poco sollevato la Coppa del Mondo. E' la rivalsa del calcio italiano che risorge dallo scandalo del toto-nero. La serie A, dopo avere aperto le frontiere ai players stranieri pochi anni addietro, torna improvvisamente ad essere una meta allettante per campioni di ogni nazionalità. L'avvocato Gianni Agnelli, esteta e lungimirante, decide di “sacrificare” Sir Liam Brady per fare posto al capitano della nazionale francese tale Michel Platini. Il costo dell'operazione è talmente poco elevato (meno di 300 milioni di lire) da fare sorgere dubbi sulla reale utilità di un giocatore che ha sempre militato (seppure con risultati invidiabili) nel campionato transalpino. In realtà, Michel non ha nulla da dimostrare al nostro calcio. Capitano dei “galletti” già da anni e con la media-gol da attaccante, vanta nel suo palmares un titolo di Francia (col Saint Etienne) e una coppa nazionale (col Nancy). Nessuno, insomma, si aspetta di avere di fronte il fenomeno che dimostrerà di essere alla Juventus ma il valore dell'atleta è indubbio. Il suo approccio con la serie A è piuttosto complicato. I ritmi sono alti e Platini pare in ritardo di condizione e appesantito. Il campionato per i bianconeri inizia in maniera pessima con due sconfitte nelle prime tre giornate contro le neopromosse Sampdoria e Verona e qualcuno inizia già a rimpiangere Brady. Col passare del tempo però i meccanismi si lubrificano e cresce l'affinità tattica tra Platini e l'altro nuovo acquisto: il polacco Zbigniew Boniek. Zibì ha la sgroppata facile e per un giocatore dal piede “zuccherato” come quello di Michel, è facile servirlo sulla corsa con aperture, passaggi filtranti e lanci anche di quaranta metri. In questo modo, l'apparente staticità del francese viene messa al servizio della squadra ed emerge tutta la classe del giocatore. Il suo marchio di fabbrica è il calcio piazzato. Le sue punizioni con traiettorie a scavalcare la barriera diventano leggendarie. Nei campetti di periferia o nei titoli sui giornali, tutti parlano di “punizione alla Platini” come fosse quasi brevettata dal francese. Ogni fallo subito dai bianconeri nei pressi dell'area avversaria, si trasforma simultaneamente in occasione da gol. Michel, promosso rigorista della vecchia signora, si dimostra pressochè infallibile anche dagli undici metri. Tutto questo va ad arricchire il suo naturale senso del gol permettendogli di vincere il titolo di capocannoniere (con 16 reti) nella stagione di esordio in serie A. Per la Juve l'epilogo è amarissimo, sia in campionato (vinto dalla Roma di Liedholm) che in Coppa dei Campioni dove una rete di Magath, condanna la squadra di Trapattoni ad una inattesa sconfitta contro il modestissimo Amburgo nella finalissima di Atene. I bianconeri, reduci da due tricolori consecutivi, devono dunque accontentarsi della Coppa Italia, conquistata in rimonta contro il Verona con Michel Platini (doppietta per lui) grande protagonista della serata. La sua consacrazione è comunque completa. France Football gli assegna il Pallone d'Oro che viene legittimato per tutta la stagione 1983-84. La Juventus domina campionato e Coppa delle Coppe e Michel con 20 reti è nuovamente il calciatore della serie A ad avere segnato di più. Durante l'anno, si dimostra un vero leader mettendo in luce un repertorio di prodezze vastissimo. Sono in tanti a chiamarlo Le Roi (il Re) per i suoi modi da vero aristocratico del terreno di gioco. Il suo calcio detta legge anche durante l'estate 1984 in cui si gioca l'europeo in Francia. La nazionale dei galletti, da sempre bella e perdente, trionfa trascinata da un Platini stellare, capace di mettere a segno 9 gol nelle 5 partite del torneo. Numeri incredibili considerando il ruolo di centrocampista puro che ricopre il transalpino. Quasi tutte le sue segnature risultano decisive. La rete in semifinale contro il Portogallo all'ultimo minuto del secondo tempo supplementare è da incorniciare. Il Pallone d'Oro 1984 gli viene giustamente assegnato per la seconda volta consecutiva anche perchè la “sua” Juve (che molla decisamente il campionato '84-'85), raggiunge la terza finale europea consecutiva e si appresta a sfidare i detentori del titolo, gli inglesi del Liverpool, nell'atto finale della Coppa dei Campioni. Le due squadre si sono già affrontate pochi mesi prima, in un Comunale di Torino innevato, nella sfida per la Supercoppa che Boniek, ispirato da un grande Michel, ha deciso marcando una doppietta con tanto di pallone fosforescente. Ora il clima è diverso. Il campo neutro di Bruxelles (si gioca allo stadio Heysel) cambia completamente la situazione. La struttura è vecchia e poco sicura. Bastano alcuni tafferugli tra i tifosi bianconeri e hooligans dei reds che si scatena l'inferno sugli spalti. Nel fuggi fuggi generale crolla un muro sotto il quale restano uccise 39 persone tra uomini, donne e bambini. La partita viene posticipata di quasi due ore e quando le squadre scendono in campo il clima è macabro e surreale. La Juventus vince il match insanguinato grazie ad un rigore di Platini che ancora oggi di fronte alle immagini, viene rimproverato per l'eccessiva esultanza, considerata la situazione. Il gol permette ai bianconeri di assicurarsi (per la prima volta nella storia) il massimo trofeo continentale e a Michel vale il titolo di capocannoniere della competizione. Il giro di campo dei giocatori bianconeri festanti, dopo la vittoria, viene “condannato” dalla stampa europea. La finale “maledetta” costerà alle squadre inglesi una lunga esclusione dalle competizioni Uefa. Nonostante tutto si ricomincia nel 1985-'86 con una Juve molto rinnovata. Partono Boniek, Paolo Rossi e Marco Tardelli rimpiazzati da Michel Laudrup, Aldo Serena e Lionello Manfredonia. Per Michel, solidissimo pilastro della squadra, arriva il terzo Pallone d'Oro consecutivo. Anche l'Intercontinentale (vinta ai calci di rigore contro l'Argentinos Jrs.) entra nella bacheca della Juve mentre in campionato, dove i giochi sembrano già conclusi a Dicembre in favore dell'undici di Trapattoni, una rimonta impressionante della Roma allenata da Sven Goran Eriksson, regalerà alla Serie A un finale palpitante con l'ennesimo testa a testa tra bianconeri e giallorossi. La penultima giornata risulterà determinante con la Juve che sconfigge il Milan grazie ad una rete di Laudrup mentre la Roma viene clamorosamente sconfitta davanti al proprio pubblico dal Lecce, ultimo in classifica e già retrocesso. E' tricolore. Ennesimo titolo per una squadra che nessuno sospetta possa essere alla fine di un ciclo. Invece le cose cambiano drasticamente nel 1986-87. Il Napoli, che schiera da un paio d'anni un certo fenomeno chiamato Maradona, allestisce una squadra da scudetto. L'argentino, galvanizzato dalla conquista della Coppa del Mondo in Messico, disputa una stagione pazzesca in Italia, trascinando alla vittoria la squadra partenopea. Il dualismo mediatico fomentato dai giornalisti tra Diego e Michel diventa rivalità. L'annata della Juve è assai deludente e anche Platini non riesce a brillare come nei campionati precedenti. In Coppa dei Campioni, i sogni di gloria vengono smorzati dal Real Madrid e Michel, annuncia il suo ritiro a fine stagione, sbattendo la porta in faccia a chi ipotizza per lui un futuro da libero dai piedi buoni. Forse troppo narcisista per accettare qualche critica di troppo, lui, abituato agli elogi. Il suo fisico non è più in grado di sostenere tanta classe e la sua ottima visione del calcio, Le Roi Michel, la potrà condividere da allenatore sulla panchina della nazionale francese, nel quadriennio '88/'92. Sotto la sua guida, la Francia ottiene un numero impressionante di vittorie consecutive ma s'inceppa sul più bello. La partita spareggio contro la Bulgaria valevole per la qualificazione agli europei di Svezia, viene persa per 1 a 2 (ai galletti sarebbe bastato un pareggio) all'ultimo minuto a causa di un fantastico gol di Kostadinov. La nazionale viene eliminata e per Platini il futuro che resta è nelle alte sfere della UEFA. Negli ultimi anni è riuscito a fare in modo che anche le nazioni minori abbiano la possibilità di schierare squadre nella nuova Champions League e si batte da anni contro la tecnologia in aiuto degli arbitri e per rendere effettiva la regola che prevede il fair play finanziario, ossia la possibilità per ogni società partecipante alla Coppa, di spendere nel mercato e per il totale degli ingaggi, cifre uguali o inferiori alle entrate. Sarà solo un sogno? Intanto è il presente di un ex-calciatore, capace di farsi ricordare ancora da molti come il più grande campione ad avere indossato la maglia della Juve. Io lo ricordo ancora, con quell'ironia affilata nelle interviste, sorridente quando finiva ospite in un varietà del sabato sera e pronto a stupire in campo. Ricordo la sua classe, maledetta ai miei occhi di tifoso rossonero, pronto a gioire delle sconfitte della odiata vecchia signora, anche se in realtà, la poca velleità del Milan in quegli anni delegava ad altri il compito di duellare coi bianconeri. Termina così il racconto di un fuoriclasse che ha appeso le scarpe al chiodo troppo presto ma lo ha fatto per scelta, per non bruciare nella mediocrità del fine carriera, della panchina, dei 5 minuti per perdere tempo. Platini ha scelto di andarsene da numero uno, lasciando “orfani” delle sue giocate moltissimi appassionati di calcio per i quali il suo addio fu quasi una punizione, inflitta da uno che di punizioni se ne intendeva!

 

Enrico Bonifazi


vale scrive:
Platini è stato uno dei più grandi,forse solo pelè e maradona avevano qualcosa in più.negli anni in italia è comunque stato più forte e più decisivo di maradona,basta vedere gol assist punizioni regia.tutto.diego è esploso solo dopo il mondiale,quando platini aveva deciso di ritirarsi.
Scritto: Domenica 17 Marzo 2013
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Gunnar Nordahl
Del 29 Dicembre 2011
Miglior marcatore della storia del Milan. Vanta 268 presenze e 221 goal. Veniva soprannominato :"il pompiere". Per cinque anni consecutivi fu capocannoniere della serie A con un'incredivile media di 0,77 reti a partita.
Sebastiano Rossi
Del 29 Dicembre 2011
Nella storia italiana è il portiere che vanta il record d'imbattibilità stabilito nel campionato 93/94: 929' minuti senza subire goal. Con il Milan dal 90' al 02' vanta 240 presenze. Con i rossoneri ottiene 5 campionati, 2 supercoppe europee, 1 champions league, 3 supercoppe italiane e 1 coppa intercontinentale.
Marcel Desailly
Del 29 Dicembre 2011
Con il Milan dal 93' al 98'. Conquista 5 trofei. Nell'estate del 98' viene ceduto al Chelsea. Nello stesso periodo conquista il mondiale in Francia con la formazione padrona di casa.
Daniele Massaro
Del 29 Dicembre 2011
L'attaccante di scorta che ogni allenatore vorrebbe avere. Ogni volta che entrava dalla panchina andava a segno. Con i rossoneri raggiunge l'apice contribuendo con i suoi undici goal alla vittoria finale del campionato 93-94 regalando al Milan il 14° scudetto della sua storia. Inoltre arrichisce la sua stagione perfetta realizzando due goal nella finale di Champions ad Atene contro il Barcellona. In nove stagioni realizza 70 goal in 306 presenze. E' attualmente al 26° posto nella classifica delle presenze nel Milan.
Zvonomir Boban
Del 29 Dicembre 2011
Arrivò in Italia nell'estate del 91'. Fu prestato al Bari per poi tornare ad indossare la maglia del Milan che vestirà fino alla stagione 2001. Vanta 251 presenze e 30 goal. La sua miglior stagione è targata 98-99, anno del 16° scudetto rossonero.
Ruud Gullit
Del 29 Dicembre 2011
Al Milan dall'estate dell'87, anno in cui vince il pallone d'oro. Indossa la maglia rossonera per ben 171 volte realizzando 56 goal. Con Sacchi arrivano numerosi trofei in Italia, in Europa e nel mondo. In Italia vestirà anche la maglia della Sampdoria col quale vincerà una coppa Italia. Con la nazionale olandese conquisterà gli Europei dell'88'.
Franco Baresi
Del 29 Dicembre 2011
Veste Milan per 20 stagioni, sceso con i colori rossoneri perfino in serie B. Capitano storico e leader indiscusso, in suo onore fu ritirata la maglia numero sei dalla stagione 97-98. Al secondo posto nelle presenze all-time del Milan con 719 gettoni, arricchite da 33 reti. Il migliore difensore di tutti i tempi: "Leggenda".
Pietro Vierchowod
Del 29 Dicembre 2011
Mastino e perno della difesa sampdoriana ai tempi di Vialli e Mancini col quale ha vinto lo storico scudetto dell'annata 90-91. Memorabili i suoi duelli con Marco Van Basten. Sul finire di carriera Vierchowod vestirà anche la maglia rossonera nella sfortunata stagione 96-97.
Giuseppe Bergomi
Del 29 Dicembre 2011
Capitano storico e bandiera dell'Inter. Avversario leale in campo e protagonista di numerosi derby tra gli anni 80-90. Al Milan segnò due rreti entrambe in coppa Italia che sancirono il passaggio dei nerazzurri.
Nicola Berti
Del 29 Dicembre 2011
Il goal che decise il derby d'andata del 90-91 con uno splendido volo di testa e quello dell'annata 94-95 (complice anche la schiena di Rossi) rimangono nella storia del calcio di fine anni 80' inizio anni 90'. Di mezzo un goal nella stagione 92-93 pareggiato da Gullit che spianò la strada ai rossoneri verso la conquista del tredicesimo scudetto.

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