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Pietro Vierchowod

Del 29/12/2011 di Enrico Bonifazi


Pietro Vierchowod Mastino e perno della difesa sampdoriana ai tempi di Vialli e Mancini col quale ha vinto lo storico scudetto dell'annata 90-91. Memorabili i suoi duelli con Marco Van Basten. Sul finire di carriera Vierchowod vestirÓ anche la maglia rossonera nella sfortunata stagione 96-97.

Siamo alla metà degli anni ottanta. Con la vecchia cartella sulle spalle sto percorrendo la scalinata principale della mia scuola elementare. La campanella ci ha appena suonato il “rompete le righe” e noi, studentelli alleggeriti anche per oggi dal peso dell'impegno scolastico, ci avviciniamo scomposti e scalmanati verso il cancello di uscita. Sul piazzale, ci sono delle persone, uomini e donne, che distribuiscono fascicoletti omaggio ai bambini. Ne prendo uno anche io e stringendolo tra le mani lo riconosco: è un album per la raccolta delle figurine dei calciatori. Decine di pagine vuote da riempire con quei rettangolini che rappresentano un po' l'unità “monetaria” di noi maschietti. Squadre, nomi di calciatori e tabelle di statistiche personali che per il semplice fatto di averle imparate a memoria hanno il potere di farci sentire esperti di calcio. Ma la cosa più importante sono i pacchetti di figurine, quelle contengono l'oro, il nostro potere di acquisto. Proprio da una di quelle bustine, scivola fuori Pietro Vierchowod. Un cognome bizzarro che mi ricorda per una vaga assonanza la foresta di Darkwood del mio eroe (a quei tempi) Zagor, protagonista indiscusso di tutte le mie ore di lettura. Con grande sorpresa scopro che è Italiano, figlio di un soldato russo e addirittura campione del Mondo con l'Italia nel Mundial di Espana '82 (anche se a causa di un infortunio non scese mai in campo). Nella figurina però queste cose non si vedono. Si vedono la fronte spaziosa e i lineamenti da duro. I capelli corti e ricci e la maglia della Roma. E' la Roma del Barone Nils Liedholm e dello scudetto 1983, in cui Pietro Vierchowod ha un ruolo fontamentale. La Sampdoria però sta costruendo un progetto importante e il presidente Mantovani (proprietario del cartellino) lo riporta a Genova regalandogli 12 stagioni indimenticabili e amicizie indelebili con Vialli e Mancini, pilastri blucerchiati. E' proprio in questo periodo che nasce uno dei duelli più spettacolari della storia del calcio moderno, quello tra Pietro Vierchowod e Marco Van Basten. Tra il 1988 e il 1992 i due sono protagonisti di ben otto sfide da film western. Lotte spigolose anche se leali iniziate l'11 ottobre 1987 allo stadio di Marassi. Finisce 1 a 1 con le reti di Gullit e Vialli. Van Basten resta a secco ma in Italia non ha ancora timbrato ogni difesa e così nessuno ci fa troppo caso. Nella stagione successiva due pareggi a Genova e Milano accendono la miccia. Attorno ai due, ogni spettatore inizia ad immaginare un ring invisibile. I colpi infiammano la folla. Ora Marco è  tornato il bomber dell'Ajax e ogni anticipo di Vierchowod infiamma lo stadio di Genova così come le giocate del Cigno di Utrecht provocano i boati del Meazza. L'olandese però non segna nemmeno stavolta. Di Vierchowod si dice che non lo lascerebbe libero nemmeno al gabinetto. Sale la leggenda di questo duello. Nella Supercoppa Italiana 1988 per tutto il primo tempo si assiste a gomiti alzati, tackle al limite della denuncia, abbracci poco passionali e scintille metalliche per tutto il prato. Van Basten si rende protagonista di colpi spettacolari, tra cui uno splendido destro a giro dopo essersi liberato con un gioco di prestigio. Segnano Vialli per i blucerchiati e Rijkaard con uno stacco perentorio. Nel secondo tempo, Pradella sostituisce Vierchowod ed è di nuovo (solo) Milan – Sampdoria. Mannari e proprio l'olandesone Marco dal dischetto firmano il 3 a 1. Il duello si riapre il 10 dicembre 1989 al Ferraris. Segna proprio Vierchowod una rete che viene pareggiata da Carlo Ancelotti. I giornali ironizzano sul gol del roccioso italo-russo capace non solo di annullare il capocannoniere del campionato ma anche di andarsi a prendere soddisfazioni in attacco.
Intanto le caviglie del Cigno iniziano a scricchiolare. Si apre una corsia di volo che porta il bomber rossonero sempre più spesso dal dottor Martens in Olanda. I tifosi milanisti iniziano ad accostare i problemi di Marco alle entratacce dello “Zar”. Considerazione ingenerosa che nasce nella volontà, di fronte ad un ingiustizia, di volere a tutti costi trovare un colpevole. In realtà, nei tre duelli seguenti, Marco risponde per le rime. Lo schianto dei parastinchi è paragonabile al rumore delle cornate tra due arieti di montagna. L'accoglienza di San Siro però è cambiata. Ci sono sempre cori contro il difensore bergamasco che vanno ad unirsi ai normali sfottò. Ogni fallo subito da Van Basten è sottolineato da urla e fischi, come a voler ricordare all'arbitro di usare i cartellini più spesso, perchè è un suo dovere salvaguardare questo patrimonio del calcio, per sottolineare che lì, a San Siro, la caccia al Cigno è vietata. In realtà Van Basten dai piedi di fata, sa essere molto falegname all'occorrenza, ma le falciate del “Ludovico Van” agli occhi insanguinati dei tifosi del Milan, appaiono legittime difese. Ovviamente la situazione al Marassi è ribaltata con Van Basten al centro del mirino puntato dagli spalti. La Sampdoria vince lo scudetto nel 1991 dopo avere battuto anche il Milan con i gol di Vialli (rigore) e Mancini. Van Basten in sette partite non ha ancora segnato contro Vierchowod. Poi , l'anno successivo arriva Capello al Milan. I rossoneri dominano la classifica e arriva il 5 aprile 1992 con un Milan – Sampdoria che pare un passaggio di consegne tra scudettati e scudettabili. In realtà, il match non ha il minimo interesse per la classifica poiché è certo che i rossoneri prima o poi chiuderanno i conti con la matematica certezza del dodicesimo titolo per cui è nuovamente Vierchowod contro Van Basten. Il Milan conduce per 2 a 0 al 17' della ripresa quando Albertini scaglia un potente destro verso la porta di Pagliuca che con un grande riflesso devia con l'avambraccio la palla contro la traversa. La sfera rimbalza verso il centro dell'area dove un Cigno travestito di rossonero assume per un millesimo di secondo le sembianze di un rapace e piomba in picchiata sottoporta per spingerla con rabbia e determinazione in fondo alla rete! Lo stadio esplode per il primo trionfo di Marco contro il suo più acerrimo rivale. C'è più festa dopo questa segnatura che per il gol del vantaggio. Nessuno dirà mai più che Van Basten non ha mai segnato un gol a Vierchowod. Sappiamo tutti come è andata a finire. Marco ha smesso di giocare nel 1993. Le sue caviglie non avrebbero potuto sopportare altri duelli né contro Pietro, né contro nessun'altro avversario. Vierchowod incontra Van Basten un giorno a Montecarlo. Lui ha quasi quarant'anni e gioca in serie A mentre a ventinove anni, l'olandese ha dovuto appendere le scarpe al chiodo. Era in piscina con sua figlia e con lo sguardo triste e imbarazzato si è sorpreso di scoprire che lo “Zar” era ancora un calciatore di serie A. La splendida, poetica e a volte anche amara parentesi del duello contro Van Basten, non è l'unica intersezione tra lo “Zar” e il Milan. Ci sono stati ancora duelli, quando è passato alla Juventus per vincere la sua prima Coppa dei Campioni, le sfide con Weah e Shevchenko. L'ultimo ricordo di Vierchowod e il Milan però è un piacevole flash back. E' il 2 marzo 1997 quando i rossoneri affrontano la Roma. Al 65' abbraccio il mio vicino di posto, i diavoli sono passati in vantaggio. Gol di ...Vierchowod!!! Mai digerito da chi continua a ritenerlo responsabile dei guai alle caviglie dell'olandese, veste la maglia del Milan. Sono i casi della vita e dello sport. Quel giorno, sul bordo di quella piscina, lo Zar, ha provato tristezza per Marco. Come una persona che prende a pugni l'automobile in panne e poi si pente per il danno fatto. Ma in realtà nessuno può accusare Vierchowod di nulla. Duelli leali con i gomiti un po' alti (da parte di entrambi), una rivalità che ha reso unica ogni sfida anche se purtroppo uno dei due ne è uscito malconcio. Lo “Zar”, con quell'aria militaresca di chi è figlio di un soldato, e quel carattere autoritario che lo ha fatto litigare con Galeone al Piacenza e (rifiutando la panchina) rinunciare alla convocazione di Sacchi per U.S.A. 1994 (se avesse saputo che Baresi si sarebbe infortunato alla prima partita …), il suo cuore lo conserva a Genova, dove i suoi anni migliori sono ancora leggendari nei ricordi dei tifosi blucerchiati. Dopo avere affrontato Maradona, Zico, Platini, Rumenigge e Van Basten, ora commenta le partite in qualche programma televisivo. Da tifoso l'ho odiato, perchè odiavo chiunque si mettesse tra il mio Milan e la vittoria poi il destino ha voluto farmi esultare per un suo gol. Credo che entrambi siano attestati di stima. L'odio di un avversario in fondo nasce anche dal timore.   Quella figurina del calciatore dal cognome bizzarro, chissà se esiste ancora. In fondo era soltanto un piccolo pezzetto di carta. Quello che resta sono le emozioni. E' questo che riempie i nostri ricordi e non si scolla più. I nemici sportivi imprimono il loro marchio nel bene e soprattutto (anche se sportivamente) nel male e Pietro Vierchowod, per chi ha tifato Milan verso la fine degli anni ottanta, fa parte della collezione nel bene e soprattutto (anche se con l'onore delle armi) nel male .

 

Enrico Bonifazi

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