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Barcellona – Milan 3 -1

Del 04/04/2012 di


Barcellona – Milan  3 -1 Si chiude amaramente la parentesi europea del Diavolo rossonero, che soccombe nettamente per 3 a 1 sotto i colpi di Messi e Iniesta. Illusorio quanto effimero il pareggio di Nocerino, che ha regalato, ahinoi, solo per pochi minuti la speranza di raggiungere un traguardo tanto importante

Doveva essere la partita della grande rivincita contro tutto e tutti: chi ci dava spacciati, chi di altra fede calcistica sperava in una ecatombe, il destino beffardo che ci assegnava l’ingrato compito di misurarci contro la squadra che in questi anni ha spiegato calcio a mezza Europa. Purtroppo invece si conclude così, in una notte di quasi estate il sogno milanista. Troppo forti gli avversari, troppo superiori per una squadra che, in tutta onestà non ha saputo dimostrare di poter contendere il titolo ai campioni blaugrana. Il mio è un commento amaro; di un tifoso verace che credeva nell’impresa, perché comunque si sarebbe rivelata tale: le premesse erano tangibili nonostante le difficoltà: la prova d’orgoglio fornita dai nostri ragazzi all’andata, aveva lasciato intravedere qualche spiraglio di ottimismo e positività. Ma il calcio è fatto di realtà concrete e ieri ne abbiamo avuto un assaggio. Brusco risveglio dopo giorni di attesa e di speranze; una ferita ancora sanguinante, accettabile vista la caratura dell’avversario, ma che indubbiamente fatica a cicatrizzarsi affidandosi a frasi fatte come: usciti a testa alta. Io stavolta vado controcorrente e sinceramente credo che sebbene non sia necessario rendere iperbolica questa sconfitta, penso altresì che della partita di ieri ci sia poco da salvare. L’infausto compito di analizzare tatticamente una partita simile, mi consente di esprimere alcune riflessioni: del Barca ormai si sa già tutto: in un mio precedente pezzo evidenziavo come fosse difficile affrontare una squadra che non segue particolari schemi o tattiche calcistiche; una squadra che cavalca l’onda, legge la partita in corso d’opera sfruttando al meglio la benché minima occasione loro concessa. La partita di ieri è emblematica al riguardo: Fabregas finto centravanti per attirare fuori posizione un dei nostri centrali, cambi di gioco continui e rapidi allargando il campo per aprire spazi per le sfuriate di Messi, a tratti ingovernabile; continui scambi e triangolazioni a velocità infinitesimali per tagliar fuori ogni assetto difensivo schierato. Fondamentalmente una situazione senza via di scampo. Ma più che concentrarci sulla squadra di Guardiola, penso sia necessario cercare di capire cosa il Milan abbia sbagliato nella partita di ieri. Partiamo da un assunto: la formazione era la migliore che Allegri potesse schierare, e anche le scelte della panchina con Maxi Lopez e Yepes, abili colpitori di testa, ritengo siano state le più accorte, visto che il Barca se gli si può riscontrare una pecca, è proprio quella della scarsa valenza sui calci da fermo non avendo una contraerea adeguata. Credo e penso però che il Milan abbia sbagliato completamente l’approccio alla partita: ora non si sa esattamente se le direttive dall’alto abbiano inciso su quella che è l’idea tattica del nostro allenatore, ma per lunghi tratti del primo tempo, l’unico in cui realmente ce la siamo giocata, ho visto un Milan apatico e spaurito, che fiero delle proprie tradizioni, ostentava un eccessivo possesso palla asettico, cercando più volte di uscire palla al piede costruendo gioco, senza avere però giocatori in grado di creare questo tipo di soluzione. L’errore di Mexes che ha dato il là al primo rigore ne è esempio concreto: tentativo di dribbling uno contro uno con Messi, senza adeguata copertura, palla persa, e furente tentativo di recupero dei nostri difensori che trascinati dall’enfasi entravano in maniera scomposta sull’avversario: il viso corrucciato di Nesta, che seduto sul manto erboso, invitava i compagni a giocate semplici è l’immagine chiave della partita. Il Milan ha cercato di fare il suo gioco, adattandosi al calcio catalano, ma i giocatori non sono gli stessi, e nel catino blaugrana ogni errore viene pagato a caro prezzo. Ieri Clarence, eroe e condottiero di mille battaglie, è incappato in una delle sue partite abuliche, in cui la sua classe cristallina non fa da pendant con una condizione fisica non più rosea, e si sa, in queste circostanze, il 10 rossonero è uomo barometro: dimmi come gioca Clarence e ti dirò che partita ha fatto il Milan. Nocerino, fino a questo momento, ieri compreso, si è rivelato una delle più liete scoperte degli ultimi anni fatta da Galliani, ma goal a parte, ha evidenziato di essere un essere umano anche lui e di avere urgente necessità di tirare il fiato, in ottica a questo punto, di un rush finale che non permetterà alcun tipo di errore. Note liete le tre A: Ambrosini, stoico combattente che seppur sfinito continuava a tappare buchi ovunque; Abate, che gettato a pieno regime nella mischia cerca di opporsi alla meglio ai continui raddoppi e sovrapposizioni avversari; Antonini, che da vero milanista doc, aveva segnato nel volto, la sofferenza di vedere la sua squadra soccombere mestamente. Nessuna colpa neanche per Abbiati, che sebbene indicato dal giovane Bojan come punto debole del Milan, si è esibito in alcune parate fondamentali per render meno pesante il passivo. Veniamo all’attacco, ed è questa la nota dolente del match di ieri: il Boa, che l’anno scorso si è rivelato l’arma letale della nostra squadra è fuori giri: i continui infortuni non gli hanno permesso di arrivare a questa partita nelle condizioni richieste, e la sua assenza dal punto di vista dinamico si è fatta notevolmente sentire; Robinho ha cercato in qualche modo di creare grattacapi alla difesa avversaria, svariando su tutto il fronte offensivo alla ricerca della falla da attaccare ma anche in questo caso, salvo qualche lampo di classe, non si è rivelato sufficientemente ficcante per impensierire Victor Valdes. Capitolo a parte merita Ibra: Zlatan è il classico giocatore franchigia, in termini NBA, cioè l’uomo a cui la squadra si aggrappa, nei momenti di difficoltà per uscire dai guai, il cosiddetto go-to-guy: Guardiola non sarà tra i suoi più grandi estimatori ma costruisce una trappola ad hoc per l’occasione: la marcatura del gigante viene affidata a Mascherano, che cede sicuramente chili e centimetri al nostro attaccante, ma lo affronta sfruttando al meglio la garra argentina, cercando talvolta con lavoro sporco, di indispettirlo e annullarlo giocando sull’anticipo e la rapidità, coperto alla perfezione dal compagno di reparto Piquè e dalle diagonali del sempreverde Puyol. Il Milan ha costruito le sue fortune sul numero 11 e ieri, mal supportato e forse eccessivamente carico di spirito di rivalsa, non è mai entrato realmente in partita, eccezion fatta per il goal di Nocerino. Qui mi riallaccio alla errata impostazione della partita: in una situazione come quella che si profilava ieri, era necessario cercarlo continuamente con lanci lunghi, al fine di eludere il pressing ossessivo avversario e per cercare di sfruttare le sue doti fisiche per tenere alta la squadra, cercare di far respirare la difesa, consentendogli così anche di poter affrontare il suo diretto marcatore prima del raddoppio, perché la strategia adottata dai nostri di costruire gioco al Camp Nou non ha trovato i giusti e necessari permessi burocratici. Per ultimo piccola menzione per Pato, che meriterebbe pagine e pagine di approfondimento, ma non mi sembra ne il luogo ne il caso. L’effetto boomerang della mancata cessione, ormai conclusa al PSG potrebbe rivelarsi particolarmente nociva, perché che ci sia un caso Pato è fuori discussione. È un giocatore nel fiore degli anni, hanno provato e consultato ogni tecnica ed ogni esperto per venire a capo di questo fitto mistero legato ai suoi continui infortuni: quello di ieri è veramente inspiegabile dato che non c’è stato neanche uno scatto, un affondo tale da giustificare l’ennesimo stop. Neanche l’abile Hercule Poirot probabilmente riuscirebbe a venire a capo di questo mistero che ormai ha assunto tinte sempre più fosche.

Detto ciò sotto col campionato, cercando di zittire gli struzzi zebrati che dopo anni di totale latitanza tirano fuori la testa, solo sognando notti magiche, stavolta anche amare, che solo il Diavolo Rossonero ci ha regalato.

Andrea Frau

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