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Catania – Milan 1 -1

Del 02/04/2012 di


Catania – Milan 1 -1 La macchina rossonera si inceppa in terra siciliana, conseguendo un pareggio, giusto per quello che si è visto nell’arco dei 90 minuti, regalando due punti preziosi all’inseguitrice zebrata, che asfalta un Napoli, in evidente difficoltà. Non basta il gol di Robinho su pregevole assist di Ibra, per violare il campo catanese, che mantiene un buon ruolino di marcia con il pareggio su calcio d’angolo dell’argentino Spolli.

Il Milan ferma a 4 le sue vittorie consecutive, merito di un Catania, mai arrendevole e sempre in palla, che regala ai propri tifosi l’ennesima soddisfazione di una stagione partita con obiettivi di altra natura e che si sta invece rivelando, una trionfante cavalcata verso le posizioni nobili della classifica. Partita difficile per i rossoneri, contro una squadra in salute, che pagano a caro prezzo il calo di concentrazione del secondo tempo, frutto di una testa che ormai è a Barcellona, e di un stanchezza a tratti evidentissima, causata da innumerevoli e ravvicinati impegni che non permettono, agli uomini di Allegri di trovare le giuste contromisure alla sorprendente realtà siciliana. Partita difficile dicevo, visto che il Milan deve cercare di dare un colpo al cerchio e uno alla botte: portare a casa i 3 punti, salvaguardando e dispensando il minor numero di energie dei suoi uomini chiave per la partita di martedì che segnerà il nostro destino europeo, senza contare l’ennesima serie di difficoltà a livello numerico che la nostra squadra deve affrontare, viste le assenze di gregari importanti come Muntari e Mesbah e lo sforzo di recuperare minuti importanti e ritmo gara per alcune pedine fondamentali nello scacchiere rossonero. Partiamo dai nostri: il Milan purtroppo non può offrire grande varietà di questi tempi e il Mister si affida ad una squadra collaudata, cercando di non forzare le tappe del recupero di alcuni elementi che avrebbero potuto portare un po’ di imprevedibilità alla manovra: classica difesa a 4 con Bonera (altra grande prestazione) e Mexes centrali; il rientrante Abate e il “gemello” Antonini sulle fasce. Centrocampo di inizio stagione con Ambrosini vertice basso, Nocerino riportato sulla sinistra, e il Principino Aquilani chiamato sulla destra alle giocate di qualità, coadiuvato nel compito da Emanuelson, supporto offensivo della collaudata coppia Ibra – Robinho. Fondamentalmente nessuna novità rilevante nello schieramento, ma nel corso del primo tempo soprattutto, si possono individuare scelte non casuali della nostra orgogliosa squadra: il Milan infatti individua subito la fascia destra del Catania come il punto in cui sfondare, vista la spinta di Antonini e la tendenza naturale di Ibra e Robinho ad allargarsi sull’esterno per eludere le arcigne marcature dei due colossi etnei. Ed infatti impieghiamo poco ad impensierire la retroguardia di Montella, con percussioni ficcanti di Emanuelson, che manca di freddezza sotto porta facendosi murare dall’argentino Carrizo,e con qualche inserimento dei centrocampisti; preludio del goal che arriva con la classica giocata del duo svedese-brasiliano: passaggio spalle alla porta per Zlatan, che oscura la vallata e con tocco di pura seta mette a tu per tu col portiere, Robinho, che stavolta non perdona. Il copione è sempre lo stesso ma estremamente funzionale e funzionante visto che ormai l’affiatamento tra i due è palese, e tra le varie possibilità offensive a disposizione di Allegri, il brasiliano, sebbene ancora in bacino di carenaggio è indubbiamente quello che meglio si integra e sa muoversi seguendo il copione redatto dal gigante svedese. Sembra la classica partita del Milan; qualche sofferenza nella retroguardia, ma spietato e cinico nel punire ogni minimo errore dell’avversario. Purtroppo però abbiamo di fronte una squadra, a dispetto delle aspettative, ostica e molto ben organizzata. I 2 cristoni, Legrottaglie e Spolli tengono botta con il nostro 11, il centrocampo è di grande qualità con uomini come Barrientos, Almiron e Lodi capaci in questa nuova versione di giocare sia di spada che in punta di fioretto. L’attacco ripone in Bergessio, uomo squadra d’altri tempi lo sviluppo dell’azione offensiva supportato dal folletto Papu Gomez, che deve puntare e possibilmente saltare il diretto avversario. Anche nei momenti più complicati il Catania non perde mai il controllo e l’equilibrio: sempre compatti e corti impensieriscono a più riprese, sebbene prevalentemente con tiri da fuori la nostra retroguardia; il divario tra le due squadre in termini di freschezza è abissale e nel complesso la manovra catanese è sempre ben organizzata e organica, giovandosi appieno delle qualità del loro nuovo attaccante titolare, Bergessio, che sebbene non cerchi quasi mai l’azione personale, si rivela utilissimo come uomo sponda per i compagni. Il primo tempo comunque si chiude con un rassicurante vantaggio dei nostri. Nel secondo tempo la partita si accende ulteriormente, merito, e bisogna riconoscerlo, della squadra di casa che affronta con maggior piglio la partita, correndo qualche rischio in più, allungando la squadra, ma sentendo profumo d’impresa, consapevole che il Milan è distratto dall’imminente impegno di coppa, e constatando che le gambe girano a mille: il match diventa appassionante, con continui cambi di ritmo e giocate d’alta fattura dei contendenti; la spinta sulle fasce del Catania aumenta notevolmente, le incursioni dei centrocampisti si rivelano sempre più pericolose e la nostra squadra paga la fatica delle tante partite di questo scorcio di stagione. La traversa etnea è preludio al goal: prima viene giustamente annullato il pareggio di Gomez, su assist di Bergessio che parte oltre la linea difensiva rossonera; poi sugli sviluppi di un angolo, le precedenti prove tecniche di 1 a 1 si trasformano in amara realtà: schema visto e rivisto nel corso della partita, con Lodi dall’angolo che calcia teso sul secondo palo per sfruttare la torre di uno dei centrali, nella fattispecie del pareggio Legrottaglie, perso da Mexes, in affanno nel coprire all’indietro il cross ben calibrato del fantasista ex Empoli e Frosinone, e dopo mischia furibonda in area di rigore Spolli si ritrova davanti ad Abbiati che nulla può contro il tiro ravvicinato del difensore argentino. Pareggio giusto e meritato. Il Milan nel frattempo cerca di schierare tutte le sue armi offensive con l’ingresso del giovane El Sharawwy, Boateng e dell’ex Maxi Lopez. Ma la manovra offensiva è abulica e il Milan non riesce ad agguantare una vittoria che sarebbe stata importantissima, anche perché la soluzione adottata con la doppia boa centrale, il Boa largo a destra e il Piccolo Faraone a sinistra, non produce altro che gran confusione e poca concretezza, visto che la squadra si rintana in una serie di lanci lunghi o cross poco pungenti; se in più aggiungiamo che Carrizo è in giornata super, abbiamo perfettamente chiaro quale possa essere lo sviluppo della partita nei concitati minuti finali. Capitolo ad hoc stavolta merita la terna arbitrale: Bergonzi nel complesso non commette errori marchiani ma i suoi assistenti, in particolare Ghiandai si rivelano protagonisti non richiesti della partita: sorvolando sul goal non goal di Robinho, difficile da vedere, le due sbandierate di fuorigioco, la prima su Ibra lanciato in porta, ma soprattutto quella su Boateng, che non solo parte dalla propria metà campo ma per di più trova almeno tre difensori schierati, sono topiche lapalissiane. E in una fase di stagione come questa, delicatissima e con due squadre che si contendono il titolo, ogni errore viene pagato a carissimo prezzo. Io sono sempre stato dell’avviso che una grande squadra non possa arrampicarsi su errori degli arbitri o sviste dei guardalinee, ma permettetemi, quando è troppo è troppo.

Detto questo ora il Milan è atteso dalla gara del Camp Nou. Inutile spendersi in analisi o tentativi simili perché il tutto potrebbe rivelarsi inutile e fuorviante: limitiamoci ai meri dati fattuali. Tra i convocati manca il generale MVB e ritornano Nesta, Seedorf e il redivivo Pato. A martedì l’ardua sentenza.

Andrea Frau

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