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Coppa Italia: Juventus-Milan 2-2

Del 21/03/2012 di


Coppa Italia: Juventus-Milan 2-2 Juventus-Milan è stata una grande partita. Mesbah e Lopez sono divenuti per una sera eroi di giornata, Vucinic nei supplementari ha spento la speranza della finale.Onore ai ragazzi.

Si conclude dopo 120 minuti di battaglia vera, di tensione e pathos, di puro agonismo, il sogno rossonero di raggiungere la finale di Coppa Italia, lasciando strada alla compagine bianconera che, con onestà intellettuale, merita alla luce delle due partita disputate il passaggio allo scontro diretto dell’Olimpico. La partita del Milan, estremamente rimaneggiato e sperimentale per lunghi tratti del match, lascia comunque in noi tifosi grandi speranze e forti aspettative alla luce dello spirito battagliero dei nostri giocatori, in un ambiente particolarmente ostile ed ostico, che si sono profusi in uno sforzo notevole dimostrando, a dispetto di quanto possano pensare i più, che il Milan, squadra di tradizioni gloriose, non snobba nessun appuntamento.
La partita in se offre notevolissimi spunti di interesse tattico, in relazione a scelte passate, scelte per il prossimo presente ed eventuali opzioni per le future campagne. Ma partiamo dalle formazioni: la Juve di Conte, classificato nell’albo degli allenatori con predisposizione offensiva, si schiera con uno schieramento leggermente abbottonato (meno male che l’ex capitano zebrato avrebbe puntato su gioco sulle fasce e 4 2 4) : difesa a 4 con terzini di spinta quali Lichsteiner e De ceglie; centrocampo a 5 fondamentalmente, con Pepe ala destra, giaccherini in posizione di intermedio di sinistra pronto a coprire la finta ala sinistra Vucinic estremamente decentrato per dargli spazio e campo per esprimere il concentrato di classe di cui dispone. Punta centrale lo storico Alex Del Piero con compiti di sponda e duetto con il montenegrino. Il Milan rispondeva con il solito schema tattico con rombo a centrocampo, e qui iniziamo a inquadrare tatticamente la prestazione della nostra squadra: Muntari a sinistra, il Principino Aquilani a destra, l’inossidabile Clarence al centro in versione metronomo basso di qualità, davanti alla difesa. Questo è sicuramente il primo spunto tattico di notevole interesse vista l’evoluzione della partita: l’essenza del calcio di Allegri è volta ad una continua e tambureggiante verticalizzazione alla ricerca di Ibra; la scelta estiva di non rinnovare il contratto a Pirlo, alla luce dei risultati conseguiti nello scorso campionato con un centrocampo muscolare, più che tecnico, rispecchiano perfettamente quale sia l’idea di calcio del mr toscano. Non dimentichiamoci che l’anno scorso salvo cataclismi imponderabili, la zona davanti alla difesa veniva affidata a giocatori con particolari doti in fase di interdizione, fino a spingerci all’avanzamento del Re con il numero 33 in versione volante basso. Quest’anno senza Pirlo le gerarchie nel ruolo prevedevano sostanzialmente l’alternanza tra il Generale e il Capitano Massimo, giocatori abili a rompere le trame di gioco avversarie e puntuali nell’affidare la palla senza troppi fronzoli al gigante svedese. La coesistenza di un accentratore di gioco come Clarence e di un altro giocatore con la stessa voglia di avere la palla nei piedi come Ibra, nel sistema di Aleegri, è puramente utopia. E i dati e la storia parlano chiaro: Ibra, da segnalare comunque che ieri era febbricitante, è un giocatore Sole intorno al quale devono muoversi i diversi satelliti offensivi dello schieramento rossonero; Clarence invece è giocatore che punta più alla manovra costruita, ariosa, tendendo imprescindibilmente a tenere troppo il pallone e costringendo la squadra a giocare senza le giuste distanze cosa abbondantemente evidenziata nel corso del primo tempo, quando si assisteva ad un asettico possesso palla orizzontale con lanci sporadici in profondità alla ricerca del nostro attaccante. Questo non è il calcio di Ibra, questo non è il calcio di Allegri. E difatti la prestazione di Ibra, sottotono rispetto alle ultime apparizioni ha reso evidente quali siano le necessità e l’importanza di giocatori come MVB o Ambrosini che cercano e riducono il loro possesso palla al minimo indispensabile proprio per garantire maggior libertà di scelta al nostro 11. come detto in altre occasioni, il Milan ha trovato la propria pagina nel dizionario calcistico alla voce PRAGMATISMO,  e dunque avere due giocatori innamorati del pallone non può che nuocere al sistema orchestrato da Allegri. Salvo che naturalmente non si giochi con due palloni ovvio, perché francamente vedere Zlatan che fa il mediano vicino a Seedorf per accaparrarsi qualche pallone giocabile alla sua maniera non è propriamente il nostro obiettivo. Che poi le esigenze di turn over e infortuni abbiano convinto il Mr a schierare questa squadra è cosa altrettanto certa, ma per gli appassionati come me della tattica, è innegabile il fatto che la convivenza di un altro giocatore alla Ibra, con quest’ultimo stesso sia impossibile. D’altro canto stiamo sempre parlando di un giocatore che ha abbandonato, non sentendola sua, la squadra che sulla carta viene da tutti inquadrata come il modello da seguire. Zlatan non si accontenta di essere mero finalizzatore: vuole essere centro focale della manovra, ispiratore e da qui nasce la sua intesa con il Boa o con Nocerino o con giocatori che sanno muoversi negli spazi. Quindi primo obiettivo tornare quanto prima allo schieramento classico con lo schermo difensivo a centrocampo, che sicuramente sarà meno tecnico, ma dannatamente più funzionale. Il secondo tempo mi da modo di approfondire un altro aspetto e confermare quanto scritto fino a questo momento: uscita dello svedese e ingresso di Maxi Lopez, attaccante che fisicamente ricopre il ruolo di Ibra ma con caratteristiche esattamente antitetiche; e infatti la partita cambia, il possesso palla del milan sterile diventa ficcante e incisivo con i giocatori che si muovono trovando sempre un punto di riferimento centrale cui scaricare il pallone; i terzini iniziano a presentarsi con più frequenza in fase d’attacco tanto che Mesbah insacca con spettacolare tuffo il goal del momentaneo 1 a 1 . secondo e rapido pit stop tattico: i terzini del milan da anni costituiscono un cruccio per dirigenza, allenatori e tifosi: Abate nelle ultime due stagioni è decisamente salito di livello, mentre sulla fascia sinistra si alternano con diverse fortune l’esperto e navigato Zambrotta, Antonini e il nuovo Mesbah. Mi soffermerei un attimo proprio sull’atavico problema della fascia sinistra del Milan: tatticamente il migliore interprete del ruolo è Zambrotta, che però non garantisce più la spinta dei bei tempi; Antonini è un grandissimo corridore e un grande combattente; Mesbah appare come una soluzione placebo dopo il naufragio del tentativo Taiwo. Dal mio punto di vista il problema è relativo in quanto il gioco del Milan non prevede grandissimo impegno di entrambi i terzini, come poteva essere al tempo di Ancelotti, ma è fuori discussione che il Milan debba trovare o definitivamente puntare su un giocatore in grado di non sporcare mai il foglio, capace di offendere quando serve ma soprattutto in grado di leggere il gioco e i momenti della partita. per questa stagione io opterei vista la situazione sull’algerino djamel che sebbene sia il meno appariscente e meno esperto mi pare l’unico in grado alla stato attuale di saper interpretare le due fasi con perizia e applicazione, in attesa che l’estate magari porti un nuovo giocatore che sia soluzione di questi mali.
Tornando all’analisi tattica della partita, sul punteggio di 1 a 1 il Milan appare avere il predominio del gioco e la squadra torna ad esprimersi ad altissimi livelli; i cambi, con l’ingresso di Nocerino e Inzaghi sembrano proprio voler dare il segno che il Milan questa partita la vuole recuperare e così è infatti quando alla prima vera verticalizzazione da Milan l’ex catanese, con movimento di pregevole fattura, sfrutta il suo movimento a cuneo del corpo, per aggirare Chiellini e trafiggere l’ex Storari. Il Milan ha il controllo del gioco, la squadra si muove bene seppur con uno schieramento peculiare, visto che Urby viene collocato largo a destra e Inzaghi a sacrificarsi in posizione più defilata. Allo scadere del tempo regolamentare ci sarebbe anche l’occasione di chiudere i conti con miracoloso guizzo di Super Pippo che rimette al centro il pallone che va solo spinto in rete ma nessuno dei compagni è bravo  e caparbio nel credere in quel pallone. I supplementari di tattico hanno poco da rilevare salvo il catapultarsi di uno spiritato Mexes nel parco attaccanti ridotto all’osso da infortuni in corso d’opera occorsi ai nostri attaccanti, nel tentativo di siglare la rete della vittoria, dopo la straordinaria perla di Vucinic( chapeau) del 2 a 2..
Il milan esce dalla coppa a testa alta e Allegri, abile nell’imparare dai propri sbagli si prepara al rush finale di questa stagione avvincente consapevole di aver trovato una squadra che ormai ha metabolizzato le sue idee, e i pronti recuperi di giocatori chiave per la sua filosofia calcistica, in particolar modo il Boa , possono garantirgli di affrontare al meglio le sfide decisive che ci attendono.

Andrea Frau

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