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Inter – Milan 4 – 2

Del 07/05/2012 di Andrea Fràu


Inter – Milan 4 – 2 Analizziamo tatticamente il Derby di Milano, che alla luce della sconfitta del Milan, assegna lo scudetto alla Juventus


The day after tomorrow … questo è il titolo di una delle classiche americanate che parlano di fine del mondo e cataclismi, punto di partenza per una nuova rinascita, una restaurazione di un nuovo New Deal di storica memoria. Leggendo i giornali, sbirciando i social network sembra quasi che la notte di ieri sia stata la fine di un Impero, il fallimento totale di un progetto partito con i migliori auspici, ma che alla fine ha portato poco più di nulla. Leggo di Intertristi e Gobbi che si stringono la mano, che si complimentano vicendevolmente per il risultato ottenuto, e un sorriso sardonico si stampa sul mio viso, perché capisco quanta fosse grande la paura e il timore riverenziale che la squadra rossonera possa incutere negli avversari. Magra consolazione? Sicuramente, ma i tifosi delle Grandi Squadre sanno perfettamente come comportarsi nelle sconfitte, anche quelle più cocenti.

Quella di ieri è stata sicuramente una serata da dimenticare: derby decisivo, perso contro una squadra che se tutto andrà bene farà al massimo l’Europa League, e scudetto assegnato ai rivali bianconeri. Eppure proprio in situazioni come queste non riesco a nascondere quanto sia grande l’amore per questi colori: una squadra che ha combattuto fino alla fine in un campionato difficile e arduo che ha visto trionfare chi aveva puntato tutto, perché io di certo non mi faccio imbambolare dal racconto che l’obiettivo della Juve di inizio stagione fosse il ritorno in Europa o fesserie simili, sul titolo nazionale. La battaglia per quest’anno è finita. Il Milan esce, qui si a testa altissima, dopo una stagione disgraziata sotto ogni profilo, in cui infortuni, errori gestionali, orrori arbitrali e topiche dei giocatori hanno comportato l’inevitabile tracollo finale culminato in un amaro 4 a 2 nella stracittadina.

Veniamo alla partita, partendo come al solito inquadrando gli avversari: il giovane allenatore nerazzurro vara un 4 4 2 semplice e coperto, memore delle difficoltà riscontrate dai rossoneri nel precedente stagionale. Mediana affidata all’esperienza di Cambiasso e alla fisicità di Guarin. Sugli esterni Zanetti sulla destra pronto a scalare e coprire le scorribande di Maicon e sulla sinistra il talento di Alvarez ad impensierire Abate per evitare eccessive spinte offensive del fluidificante rossonero. Milito, castigatore per eccellenza negli ultimi anni dei rossoneri, coadiuvato dall’olandese Wesley Sneijder, ispiratore e nucleo di tutta la manovra. Coppia di centrali difensiva formata da Lucio e Samuel, che contro Ibra improvvisamente trovano la verve dei tempi migliori e si trasformano in muri invalicabili. La partita dai nerazzurri è ben preparata: conoscono le difficoltà del Milan, sanno come sfruttarle, e approfittano del periodo a tinte fosche collettive della nostra squadra punendo e bloccando ogni tentativo di manovra. I nostri ,stranamente, affrontano l’ennesima emergenza: assetto iniziale abituale che vede in Robinho il partner designato di Ibra e Boateng, molto poco trequartista visto l’intasamento centrale, costretto ad allargarsi sulle due corsie per esplodere il suo furore agonistico. Chiavi del centrocampo affidate a MVB, uomo in più della scorsa stagione, ma che quest’anno ha indubbiamente reso meno di quanto ci si aspettasse, causa innumerevoli problemi fisici. Difesa che vede Yepes titolare al fianco di Super Sandro Nesta e Bonera chiamato ancora una volta a reinventarsi terzino, stavolta sulla sinistra per colmare il vuoto dell’assenza di Antonini ed Emanuelson per problemi fisici e Zambrotta e Mesbah per scelta tecnica. Il nostro allenatore premia l’esperienza dunque, puntando su giocatori affidabili, vedi proprio Bonera e Yepes che hanno dimostrato nelle occasioni loro concesse di meritarsi la fiducia in loro riposta. Di questi tempi mi duole dirlo ma la manovra rossonera patisce enormemente l’assenza di qualità vera a centrocampo, perché si gli inserimenti dei centrocampisti sulle sponde di Ibra sono state il leitmotiv delle vittorie recenti della formazione di Allegri, ma è altresì vero che in partite come queste, risulti necessario un piano di riserva, soprattutto quando ci si avvede che l’uomo squadra, il Gigante Svedese è stretto nella morsa di matrice sudamericana della difesa avversaria. La cronistoria della partita la lascio volentieri ai colleghi; mi soffermo però su alcuni aspetti, che indubbiamente hanno causato grande rabbia in me, come ad esempio il primo goal subito, su palla inattiva. Ai tempi di Sor Carletto si diceva che il Milan patisse la tracotante debordanza di fisicità degli avversari: ora siamo noi ad essere una squadra di corazzieri; ciò nonostante in un modo o nell’altro subiamo un goal incredibile lasciando solo Samuel, diciamo cliente non proprio semplice da non marcare o da non vedere, che può comodamente intervenire su un pallone scodellato al centro che doveva assolutamente esser preda della nostra retroguardia. La partita nasce storta e il suo intreccio è ancora più contorto: nel giro di venti minuti ci giochiamo due sostituzioni per gli ennesimi problemi muscolari di una stagione incredibile: più che Dubai o posti esotici proporrei ritiro a Lourdes, non sia mai che magari si possa concludere una settimana senza sentire di affaticamenti, risentimenti e acciacchi muscolari. Il primo tempo è sostanzialmente pro Inter sebbene si concluda con un pareggio per rigore, onestamente misterioso, regalatoci dall’arbitro. Questo episodio accende la miccia rendendo la partita uno stallo alla messicana, in cui i giocatori si menano come fabbri; gli animi sono bollenti, come è giusto che sia, in una partita che deve essere maschia come impone la tradizione di qualsiasi derby, a qualsiasi latitudine.

Il secondo tempo inizia come meglio non si potrebbe, con perentorio goal di Ibra su splendida azione dalla destra, che dimostra ancora una volta l’intesa tra il Re di Svezia e il Principe del Ghana. Sul 2 a 1 il Milan cerca di chiudere i conti ma gli errori in difesa, e il senso di colpa dell’arbitro aiutano il recupero nerazzurro che diventa dilagante poi con Milito mattatore e il solito ineffabile Maicon, le due bestie nere del Milan nelle ultime partite ai piedi della Madonnina. Inutile l’inserimento di Cassano, al posto di uno stremato Muntari, che non riesce a dar la scossa decisiva ad una squadra conscia di aver perso l’ultima occasione buona per aggrapparsi alla speranza e consapevole di aver perso da se lo scudetto nelle giornate precedenti. Il bottino contro i Cugini in Campionato è scarnissimo, ma le motivazioni, la stanchezza e indubbiamente gli errori di alcuni dei nostri hanno giocato a sfavore dei nostri colori in quest'ultima circostanza.

Concludiamo questa stagione con l’amaro in bocca per le occasioni sprecate, per la sfortuna di non aver mai avuto con continuità la squadra titolare su cui la dirigenza aveva puntato. Mi sembra ingiusto comunque ridurre la cavalcata rossonera ad una debacle totale; il calcio insegna che non sempre i più forti vincono,e senza che questa possa essere una scusante per giustificare una stagione che in fin dei conti non ci regala praticamente niente, non riesco a non esser fiero di tifare questi gloriosi colori.

Per ultimo, prima dell’ultimo appuntamento stagionale contro il Novara, mi permetto ancora una volta di evidenziare il piglio del giovane De Sciglio, buttato nella mischia, fuori ruolo, contro quel totem che è Zanetti, che senza alcuna remora ha mostrato gamba e coraggio nel cimentarsi in quella che per ora è stata la partita più importante della sua giovanissima carriera.

Dimenticavo: per tutti i detrattori di Allegri, che si augurano di vedere altri allenatori sulla panchina rossonera, imputandogli colpe,francamente e sinceramente poco chiare, vi invito vivamente a controllare i palmares degli allenatori accostati al Milan per una eventuale sostituzione, e sono sicuro che in molti capiranno che l’appeal di una persona, non è sufficiente per farne un grande allenatore,e per me Allegri è un grande allenatore. A voi i commenti.

Andrea Frau

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