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Milan - Barcellona 0-0

Del 29/03/2012 di


Milan - Barcellona 0-0 A Milano finisce in parità la gara d'andata dei quarti di finale di Champions League. Ottime prestazioni a livello difensivo di Bonera e Antonini.

Nel tribolante prepartita, continuavo a chiedermi: cosa avrà preparato il Milan per affrontare questi qua? E più cercavo risposte, meno ne trovavo. Ascoltavo Mauro Tassotti che diceva, giustamente, se ci esponiamo troppo, pressando e giocando alti, rischiamo l’imbarcata; se ci schiacciamo dietro troppo, rischiamo di prendere goal perché tanto in qualche modo, il pertugio lo trovano. Che fare? La risposta ancora non mi sovviene, ma dopo il match casalingo di ieri ho una certezza, valida e rassicurante: il Milan c’è. È vivo. Ha ancora le sue chance. E al ritorno venderemo cara la pelle. Credo che questo sia stato il leitmotiv della partita di ieri: uno dei senatori milanisti, Billy Costacurta, affermava in maniera sacrosanta che si incontra si la squadra probabilmente più forte degli ultimi 10 anni, ma siamo a San Siro, dentro il nostro stadio, sotto il nostro cielo, e anche loro devono capirlo; e il Milan ha fatto capire ieri che, sicuramente non siamo in grado di fare calcio scintillante, racimolare statistiche clamorose come possesso palla o cose affini, ma una cosa è certa, per vincere nella tana del Diavolo, devi battere il Milan, e non sempre la cosa può riuscirti. Il big match, la sfida dell’anno, come spesso capita si è rivelata una partita poco spettacolare: troppo importante la posta in palio per essere una sfida scintillante: ma credo sinceramente che a nessuno sia venuta voglia di abbandonare lo schermo, perché la tensione e l’emozione di questa tenzone erano tali da far accapponare la pelle. Duello maschi più che tecnico, con il Milan, squadra mai doma e mai arrendevole, che ha fatto di tutto per tenere la propria porta inviolata. Ce la giochiamo da loro, e tutto può succedere. Veniamo però a qualche aspetto tattico: il Barca decide all’ultimo di rinunciare all’ex sogno proibito per il centrocampo milanista, Cesc Fabregas, per schierare un mastino, soldato fedele di Guardiola, Keita. Per il resto formazione confermata. Il Milan dal canto suo ha gli uomini contati e quella che schiera è la formazione migliore che al momento può permettersi, con Ambrosini vertice basso, pronto ad abbassarsi ulteriormente se serve per aiutare Nesta e Mexes a tamponare le incursioni della banda Messi, e chiavi della squadra affidate a Clarence Seedorf e al suo indubbio Sexual Healing, come cantava il grande Marvin Gaye, per queste partite; al rientrante KPB il piede di porco, per cercare di sfondare il muro difensivo blaugrana , approfittando delle attenzioni riservate dai difensori catalani al nostro Ibra; Robinho solita variabile impazzita, capace di giocate da bollino rosso, nella piena accezione del termine, e cioè autore di numeri da fuoriclasse assoluto, così come autore di errori macroscopici sottoporta, come quello di inizio partita. Non si tratta di giocatore affetto da bipolarismo cronico, Robi è così, e ormai noi tifosi lo abbiamo capito. Il Milan sembra approcciare la gara con lo spirito giusto: squadra molto corta, pressing alto, tentativi sporadici di isolamento su Messi per toglierlo dal gioco…. Ma ahinoi dura poco. Il problema principale nell’affrontare questa squadra è facilmente individuabile: nel gergo NBA si tratta di squadra che non entra in particolari set offensivi, ma che gioca nel pieno Flow: per essere più chiaro il loro possesso palla, fatto di passaggio orizzontali e continui cambi di fronte serve per destabilizzare la difesa; non si affidano ad un preciso piano partita, giocano leggendo la partita e il posizionamento degli avversari, e questo è indubbiamente la loro principale forza; nessun punto di riferimento, nessuna azione provata con schemi o disegni da lavagna tattica: tutto accade naturalmente. Venendo dal mondo del basket, ho sempre sentito dire che i veri campioni sono quelli che “lasciano che la partita venga a se”, traduzione orribile dall’inglese, ma che rende bene l’idea di ciò che fa il barca; sornione controlla sempre la palla aspetta l’errore dell’avversario, che vedendo la boccia di cuoio pochissimo, si innervosisce mostrando il fianco alla loro imprevedibilità. Il Milan questo lo sa bene, e aspetta, mostrando i denti a più riprese, marcando il territorio con interventi rudi, al fine di far capire il rispetto per gli avversari è fondamentale, ma l’onore e la tradizione della gloriosa armata rossonera vanno rispettati. Come detto viene fuori una partita che tatticamente fa saltare tutti gli schemi: dopo i primi 20’ infatti, giocati cercando di mantenere la squadra con ordine e posizionamento, ricorriamo alle barricate: 4-5-Ibra e muraglia umana di samurai pronta ad immolarsi su ogni affondo catalano per evitare il tracollo. Sporadicamente i nostri cercano di ritrovare il bandolo della matassa con qualche sfuriata, ma si tratta di vana ed effimera velleità perché concretamente, escludendo il tiro alle stelle iniziale di Robi, ed una conclusione pericolosa di Ibra di sinistro, imbeccato dal Panterone col numero 10, il Milan in attacco non c’è. Qui però viene fuori lo spirito da battaglia dei nostri: che si tratti di senatori o di nuovi arrivati tutti danno più del massimo consentito, cercando e riuscendo, a serrare le fila, compatti e uniti come la falange ottomana, creando non pochi grattacapi all’immenso talento degli avversari, che non riescono mai a trovare con continuità, il giusto ritmo e gli spazi cercati, che sovente gli avversari lascian loro. Nel secondo tempo Allegri si gioca la carta El Sharawwy, chiamato a dare verve e velocità, per provare almeno a tener su la palla un po’ di più e lasciar respirare la difesa, visto che Robi nel primo tempo, rientrante egli pure da infortunio, si è sacrificato in fase di copertura senza riuscire concretamente a dare una mano al desolatamente isolato Zlatan, che capisce la situazione, e sembra meno indispettito del solito, nel non ricevere il pallone giusto: il Milan sta lottando, e lo striscione della curva, viene recepito dai rossoneri come incentivo a non mollare mai la presa, mantenere sempre la testa alta e fiera, orgogliosa. Il Mr si gioca anche la carta Emanuelson, che rileva un Boa scarico e fuori giri: troppo tempo lontano dai campi, una stagione disgraziata dal punto di vista degli infortuni, ma accumulare minuti gli serve come l’ossigeno, perché al Camp Nou le sue sfuriate e il suo morso letale, saranno, in pieno ossimoro, vitali. In chiusura permettetemi di spendere due parole sulla nostra retroguardia: senza Thiago, senza Abate, con Nesta tornato da vero gladiatore per la battaglia decisiva, senza risparmiarsi neanche un secondo, la nostra difesa, inglobando in questo concetto l’intera squadra impegnata in fase difensiva, è stata a larghi tratti quasi commovente. Capitan Massimo, a dispetto di chi lo voleva fuori, sembra uscito dalla fontana dell’eterna giovinezza, correndo a perdifiato ovunque per coprire qualsiasi buco; Bonera, storico rincalzo ormai, che si rivela un muro, persino per Messi. Mexes che non lesina colpi a destra e sinistra in pieno ardore agonistico. Menzione speciale però va ai due veri eroi, almeno dal mio punto di vista, della serata: Abbiati ed Antonini; loro non sono solo giocatori del Milan, loro sono tifosi del Milan,e questo da loro la carica ultronea per spendersi in recuperi e parate sensazionali; Antonini è prodigioso nel primo tempo, in un recupero sul lanciato Sanchez, Abbiati compie due o tre parate fondamentali: la partita del Milan per me si racconta con l’immagine dell’ultimo assalto avversario: tiro blaugrana, respinta del nostro portierone che con scatto felino si lancia per la ribattuta, anticipato da Antonini, che si tuffa a corpo morto, stile guardia del corpo presidenziale: è boato e i due esultano come se avessero fatto un goal. Questo è lo spirito Milan. Detto questo, attendiamo il ritorno, fiduciosi,e orgogliosi di questa squadra…e come disse Coach Rudy Tomjanovic, allenatore NBA degli Houston Rockets, squadra data da tutti come spacciata e lontana da ogni valida speranza di vittoria, al termine di una cavalcata tra mille difficoltà che porterà al titolo: "Don't ever underestimate the heart of a champion!"…. MAI SOTTOVALUTARE IL CUORE DI UN CAMPIONE

Andrea Frau

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