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Milan – Bologna 1-1

Del 23/04/2012 di Andrea Fràu


Milan – Bologna  1-1 Analizziamo tatticamente l’ultima partita dei rossoneri che dopo essere passati in svantaggio nel corso di un primo tempo disarmante, agguantano il pareggio nel finale con il solito sospetto Ibra

The dark side of the moon….titolo di uno dei più grandi album musicali della storia, dei mitici Pink Floyd. Metaforicamente parlando indicherebbe l’ambiguità dell’uomo, la doppia faccia della medaglia. Ed è questo il mio incipit per commentare la nostra ultima prestazione contro la squadra emiliana; una partita a due facce: un primo tempo francamente incommentabile, giocato con eccessiva sufficienza e tranquillità quasi che la posta in palio, cioè tener vive le speranze di aggancio alla vetta non fosse bastevole per scendere in campo con la bava alla bocca, pronti a distruggere qualsiasi difesa avversaria; un secondo tempo da assalto alla baionetta schierando una formazione tatticamente iper offensiva, mostrando e digrignando i denti per avere la meglio sull’organizzata retroguardia di Pioli, ma raggiungendo solo nel finale del match un pareggio che sa di resa, per quanto concerne la lotta al vertice. Non me ne vogliano i più ottimisti, e sono altresì certo che il Milan onorerà fino all’ultimo minuto di questo sfortunato campionato la propria maglia, ma il pareggio di ieri sancisce sostanzialmente la chiusura del campionato, anche perché calendario alla mano, non si prospettano match di particolare difficoltà per i nostri diretti avversari, ma soprattutto perché il Milan sta attraversando una pericolosa quanto inaspettata fase di involuzione difficilmente spiegabile e vieppiù sorprendente.

Partiamo come spesso capita in questa rubrica dagli avversari: i rossoblu emiliani sono indubbiamente una gran bella squadra: compatta, organizzata, con la giusta miscellanea tra tecnica sopraffina e classe operaia, e i risultati conseguiti in questo campionato dimostrano il valore per niente trascurabile della squadra delle due Torri. Formazione coperta quella schierata da Pioli, con Portanova attaccato alle caviglie di Ibra, due terzini molto schiacciati e attenti in fase difensiva pronti a raddoppiare e chiudere i boccaporti; centrocampo che vede in Mudingay e Perez due onestissimi giocatori di copertura a cui è richiesto gran lavoro in fase di pressing e copertura per garantire palloni giocabili ai due ispiratori della manovra Ramirez e Diamanti, giocatori dai piedi di seta, a cui si richiede di creare gioco e occasioni per il bomber Di Vaio. Niente di trascendentale tatticamente, ma Pioli, come ai tempi del Chievo si rivela abilissimo stratega, per niente impaurito dall’atmosfera di San Siro, evitando arrocamenti difensivi, che avrebbero messo in ginocchio la propria squadra, sotto la spinta offensiva dei nostri.

Già, la nostra squadra. Che dire, dopo partite come queste la voglia di parlare è sempre poca. Una squadra che lotta per il titolo, non può permettersi di scendere in campo nel primo tempo in ciabatte. Perdonate la brutalità ma vedere i propri beniamini, giocatori di altissimo livello, non riuscire a concretizzare un passaggio, sbagliare appoggi elementari, incapaci di buttarla dentro neanche in situazioni fin troppo vantaggiose, farebbe perdere le staffe anche al più affezionato tifoso di questi gloriosi colori. La formazione non presenta novità di particolare rilievo: il centrocampo ritrova il suo generale Van Bommel, non in condizione, e il Mister Allegri vara un tridente con Ibra e Robinho supportati dal panterone Seedorf. Schieramento collaudatissimo, così come è collaudato il fatto che il nostro uomo di riferimento non riesca ad esprimersi al meglio con un vero numero 10 a supporto della manovra offensiva. Per gli appassionati di tattica, questo è un problema annoso e già illustrato in precedenti analisi: Zlatan non vuole essere SOLO un realizzatore: necessita per poter rendere al meglio di manovre rapide, verticalizzazioni continue, giocatori che sappiano inserirsi sfruttando la sua dote migliore, cioè quella di proteggere palla e sfruttare il dinamismo di chi lo accompagna; e il primo tempo giocato dallo svedese ne è perfetto esempio: svogliato, quasi irritante, fischiato dal pubblico per l’eccessiva leggerezza con cui approccia la partita. Le giornate storte capitano a tutti, e quello di ieri è stato il classico Pomeriggio di un giorno da cani. Lo si capisce anche dall’errore del tutto inaspettato con il quale non riesce a siglare il vantaggio per il Diavolo a tu per tu con Agliardi. Errore pagato a caro prezzo ahinoi, perché avrebbe dato altra impronta al match. La serie A, tanto criticata e snobbata, è un campionato difficilissimo ed ogni errore viene stigmatizzato: emblematico a riguardo l’incomprensione tra la nostra retroguardia e il generale MVB, che per un errore di comunicazione regalano il vantaggio a Ramirez e compagni, non riuscendo a chiudere perentoriamente su un pallone innocuo, mostrando il fianco agli implacabili avversari.

Il secondo tempo fa di nuovo brillare gli occhi a noi tifosi: l’ingresso in campo di super Cassano, acclamato dalle folle, accende la scintilla mancata nel primo tempo: Fantantonio non sarà sicuramente nel suo miglior periodo di forma fisica, comprensibile visto quanto occorsogli in questa stagione, ma la sua classe e la sua fantasia è lì tutta da vedere: il Milan si trasforma, Zlatan si trasforma. Il Bologna viene cinto d’assedio e i tentativi di riportare in parità la partita si sprecano, con una squadra che abbandona lo Zen del primo tempo, gettando sul campo l’ardore dei tempi migliori. L’ingresso di Emanuelson come terzino aumenta ancor di più il potenziale offensivo rossonero, ma mi richiamo all’incipit iniziale: siamo nel lato oscuro della luna, un po’ come gli arbitri e gli assistenti di linea( mi astengo da ogni commento sull’ennesimo macroscopico errore del guardalinee che nega il goal al nostro centravanti svedese), e non riusciamo proprio a concretizzare quanto di buono creato. Il Milan è vivo, lotta, abbandona ogni idea tattica per cercare ad ogni costo di raggiungere l’obiettivo; neanche l’espulsione di Bonera frena la spinta offensiva rossonera che vede in Nesta, un altro grande gladiatore che non disdegna di buttarsi nella mischia per raggiungere l’agognato pareggio, sperando poi di riuscire a ribaltare il risultato. Purtroppo però è tardi quando Ibra, implacabile in questa circostanza, timbra il cartellino. L’immagine del guerriero svedese a corto di fiato, accosciato davanti alla curva in chiusura del match è la fotografia della partita: grande sforzo per raggiungere il pareggio, ma amara consapevolezza che si poteva fare di più.

In chiusura solito mio personalissimo commento su quanto gira intorno al circo mediatico che si schiera compatto e unito contro il nostro allenatore: infortuni, orrori arbitrali…niente di tutto ciò: parliamo di professionisti, di giocatori di altissimo livello che onorano la maglia: scaricare le colpe sull’allenatore se la palla non entra o se i giocatori non mostrano il solito ardore è la tecnica usata da squadre che non hanno il blasone del Milan. Allegri ha spalle sufficientemente larghe e garra da vendere e saprà regger botta anche stavolta, ma leggere continuamente di presunti errori del nostro allenatore stupisce chi come me crede che siano i giocatori a dover vincere le partite,e che gli allenatori contino si sull'andamento della partita, ma è chi scende in campo che deve portare a casa il risultato.

Andrea Frau

sandro d'attoma scrive:
Mi trovo perfettamente d'accordo con Andrea ma ci tengo a sottolineare che dalla fine di dicembre che le cose ci sono andate tutte storte e non solo per colpa nostra.Che la Juve dovesse vincere lo scudetto era lapalissiano dopo la tavola rotonda percheè da allora i guardalinee non ne hanno fatta una buona, e noi abbiamo sfidato la sorte giocando sempre in dieci visto che avevamo Sedorf in campo per quasi tutta la partite.Allegri mi è sempre piaciuto e volentieri gli darei un'altra chance perchè(spero) che le sue scelte sono state forzate.
Scritto: Martedì 24 Aprile 2012
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