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Milan – Roma 2 – 1

Del 27/03/2012 di


Milan – Roma 2 – 1 L'analisi tattica dell'ultimo match dei rossoneri

Indigestione catalana….non è il titolo di un film di Almodovar ma è un amaro commento che mi è venuto in mente al decimo minuto, vedendo uscire Thiago Silva dal campo. Volto scuro, preoccupato, e i fatti parlano chiaro: 1 mese fuori e dunque niente Barca per lui. Grosso, grossissimo guaio per noi,e per un suo fan sfegatato tutto passa in secondo piano, anche la brillante prova fornita dai rossoneri contro la Roma, matata in quel di San Siro dal l’unico toreador di Svezia. Ma dopo questo antefatto è giusto iniziare ad inquadrare la nostra ultima partita, prove generali di ciò che presumibilmente troveremo mercoledì  contro Messi e compagnia. La partita con la Roma è stata la classica partita antipatica: infortunio ad uno dei tuoi cardini, goal al primo vero tiro in porta degli ospiti, una squadra che non riesce a concretizzare un netto dominio territoriale.
La squadra capitolina ha matrice spagnola e si vede: De Rossi si posiziona davanti ai due difensori quasi a formare una barriera umana, per consentire un possesso palla a tratti scriteriato, da calcio a 5, in cui l’azione parte dal portiere, sgridato innumerevoli volte da Luis Enrique, reo confesso di lanciare troppo spesso la palla in avanti, saltando di fatto l’impostazione della manovra, accuratamente inculcata dall’allenatore spagnolo ex Barca…..
Approfondiamo però come il Milan ha sfidato questo infinito palleggio, quasi sempre sterile, ma estremamente faticoso per i pressatori alti, ma che se fatto da giocatori capaci e ben più abituto può render la vita veramente difficile. Allegri opta, dopo la faticaccia della coppa italia, per il classico rombo di centrocampo con il capitano vertice basso, la difesa iniziale almeno per ¾ era quella che avrebbe dovuto sfidare i catalani plurititolati, con Bonera terzino destro, di copertura per sfruttare al meglio le capacità di spinta di Mesbah, autore di un’altra prova più che convincente soprattutto in fase difensiva. L’attacco rossonero prevede il solito immarcescibile Zlatan con ai lati, liberi di svariare Emanuelson e il Piccolo Faraone. Insomma nessuna particolare novità apparente nella nostra formazione; tuttavia dal punto di vista tattico rileva soprattutto notare, come sin dai primissimi secondi del match la squadra abbia alzato subito il baricentro cercando di sfruttare al meglio a nostro vantaggio il giro palla romanista; a tratti si sono rivisti i principi tattici del Milan dello scorso anno con gli attaccanti che costringono squadre che optano per questa filosofia calcistica, a mandare la palla ai terzini o comunque costringere la squadra sui lati per indurli aall’errore. Ogni tanto il Diavolo è riuscito a recuperare palloni importanti ma le stazioni radio svedesi ed italo-egiziane non sono sintonizzate su frequenze simmetriche,e Urby è incappato in una, comprensibilissima visto l’abuso degli ultimi tempi, battuta a vuoto. Abbiati nel primo tempo non vede quasi mai il pallone: solo verso la ine del primo tempo riesce a constatarne la consistenza raccogliendolo dalla rete dopo l’estemporaneo goal di Osvaldo frutto di un pessimo posizionamento della nostra squadra, con Capitan Massimo fuori posizione, costretto ad un rinvio frettoloso e mal calibrato che arrivava dolcemente tra i piedi giallorossi: conclusione sporca e ancor più sporca la deviazione che trafigge il nostro portiere. Scenario preoccupante: thiago fuori, primo tempo finito sotto, assenza di ricambi offensivi veri, di ruolo. E in più la fortuna ci volt di nuovo le spalle sul tiro di El Sharawwy, che fa scattare in piedi tutti, salvo incocciare il palo lasciando l’urlo strozzato in gola. Ma si sa con certezza, dopo Udine almeno, che il Milan di quest’anno è squadra solida, affilata come la falce sovietica e tenace e dura come il martello che la incrocia(definizione paradossale fatta per la squadra del Cavaliere).
Il secondo tempo è molto più divertente: il Milan cerca di affondare il colpo,e la Roma, come se fossimo in un duello tra schermidori arretra pronto ad infilare la difesa rossonera abbandonata dal suo re. Ma Bonera è al suo top e Filippo il francese e in forma strepitosa, e gli attacchi romanisti si rivelano inefficaci. Per il resto c’è Ibra. Prima segna l’ennesimo rigore della sua stagione, procurato dal capitano, che in una rara escursione offensiva, arriva al tiro, trovando sulla sua strada il braccio troppo alto di De rossi; poi con assist di Abbiati, approfitta dell’amnesia del conterraneo nordico, il danese Kjiaer,che imbambolato e un po’ acciaccato si lascia sfuggire il nostro possente attaccante cche con pregevole tocco scavalca il suo amico Stekelemburg, portando a termine così la missione di recuperare la partita e la distanza di sicurezza dalla nostra avversaria per lo scudetto, che sfruttava, nella serata di domenica, l’ennesimo flop dei cugini.
Occupandomi di tattica lascio ad altri, la stretta cronaca della partita, che prevedrebbe anche una doppia parata miracolosa del portiere olandese prima su Muntari poi su Ibra stesso; ma ciò che voglio portare all’attenzione, anche in vista della gara casalinga di mercoledì, è la scelta tattica effettuata dal Mister: prima fuori Urby per il ritorno trionfale del serpente più tatuato mai esistito: inutile nasconderlo, il ragazzo del ghetto di Berlino è la nostra variabile, la nostra arma imprevedibile, e direi che l’accoglienza riservatagli dal pubblico allo stadio ne è fedele testimonianza; poi il cambio Stephan per il Principino: con questi uomini, vista la penuria di attaccanti di questo periodo, Allegri cerca di irrobustire il centrocampo, mettendo al fianco di Zlatan uomini di corsa e tecnica quasi a voler testare il polso della squadra con questo nuovo schieramento, inserendo i due giocatori a ridosso del gigante svedese, in una rivisitazione in chiave pop del vecchio albero di natale di Ancelottiana memoria, fatto con giocatori più dinamici che volti a rifinire. Che sia una possibilità in vista della sfida col barca?

Andrea Frau

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